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FONTE ETUI 
Autrice Aída Ponce Del Castillo

Le grandi potenze del mondo, molti stati e aziende stanno combattendo per vincere la corsa all'intelligenza artificiale (AI). L'intelligenza artificiale è di importanza strategica per l'Unione Europea, con la Commissione Europea che ha recentemente dichiarato che "l'intelligenza artificiale è un obiettivo che può fare dell'Europa un leader tecnologico globale".

Per raggiungere questo obiettivo, l'UE deve creare un quadro etico e giuridico appropriato. Questa Outlook Note sostiene che tale quadro deve essere solidamente basato sulla regolamentazione - può essere raggiunto aggiornando la legislazione esistente - e che deve prestare particolare attenzione alla protezione dei lavoratori. I lavoratori sono in una posizione di subordinazione ai loro datori di lavoro e, nella fretta dell'Europa di vincere la corsa all'IA, i loro diritti rischiano di essere trascurati. Questo è il motivo per cui deve essere sviluppato un quadro giuridico protettivo e applicabile, con la partecipazione delle parti sociali.

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Fonte IUF

24.07.20  Notizie

 

Il 20 luglio, almeno 20.000 lavoratori in 160 città degli Stati Uniti hanno lasciato il lavoro per protestare contro il razzismo sistemico, la violenza e la disuguaglianza economica. La protesta è stata organizzata dal Movement for Black Lives, una coalizione di gruppi di difesa dei neri e sindacati tra cui l' Unione internazionale dei dipendenti di servizio affiliata all'UITA .

CLICCA QUI per rapporti, video e interviste a partecipanti e sostenitori.

Il movimento Black Lives Matter continua a raccogliere forza e sostegno in tutto il mondo. L'UITA è al fianco di coloro che affrontano e sfidano il razzismo e combattono per l'uguaglianza. Salutiamo i nostri affiliati negli Stati Uniti che guidano la lotta per la giustizia razziale e che hanno espresso un forte sostegno al movimento . Lo sfruttamento e la discriminazione razzisti sono profondamente radicati nel colonialismo, nella schiavitù e nel dominio postcoloniale: devono essere costantemente contrastati a tutti i livelli, anche all'interno del movimento operaio.

 

Segnalazione  di Franco Di Giangirolamo che ringraziamo.
5 maggio 2020, Die Zeit.
Il Corona Pass è disumano e incostituzionale
Carta di immunità: a chiunque sia stato ammalato è consentito muoversi liberamente? Una carta di immunità sarebbe il segnale sbagliato!
Autore : Volker Boehme-Neßler è professore di diritto pubblico, diritto dei media e delle telecomunicazioni all'Università Carl von Ossietzky di Oldenburg dal 2014. Ha studiato giurisprudenza e scienze politiche a Berlino e Heidelberg.
Fonte dell'articolo  Die Zeit 

FONTE  ASGI.IT

Nei periodi di crisi, gli effetti delle disuguaglianze formali e sostanziali diventano ancor più evidenti. Le note che seguono forniscono una prima panoramica sui diritti dei cittadini stranieri messi a rischio dall’emergenza COVID-19.”

Così inizia il Documento sottoscritto da decine di associazioni per spezzare il silenzio ed evidenziare le criticità che, in questa drammatica situazione di emergenza da COVID-19, caratterizzano la condizione delle persone straniere ed in particolare dei/delle richiedenti asilo, delle persone senza fissa dimora e dei lavoratori e delle lavoratrici ammassati negli insediamenti informali rurali.

Persone che ad oggi sono prive di effettiva tutela, nella maggioranza dei casi anche degli strumenti minimi di contenimento (mascherine e guanti – acqua, servizi igienici), ed oggettivamente impossibilitate a rispettare le misure previste dal legislatore, vivendo in luoghi che di per sé costituiscono assembramenti.

Il documento non si limita ad enucleare dette criticità ma propone e chiede al legislatore soluzioni concrete ed immediate, che consentano di garantire a tutte le persone le medesime tutele previste dai provvedimenti per contenere il contagio da coronavirus.

Con specifico riguardo ai Centri straordinari di accoglienza (che dalla riforma del cd. decreto sicurezza n. 118/2018 sono diventati grandi contenitori di persone, con significativa riduzione dei servizi, compresi quelli sanitari), le Associazioni firmatarie chiedono che vengano chiusi, riorganizzando il sistema secondo il modello della cd. accoglienza diffusa in piccoli appartamenti e distribuiti nei territori, essendo impossibile nei contesti attuali il rispetto delle misure legali vigenti, a partire dalla distanza tra le persone e al divieto di assembramenti.

Il Documento chiede, altresì, che venga consentito l’accesso al SIPROIMI anche per coloro che ne sono stati esclusi dal decreto sicurezza (titolari di permesso umanitario, richiedenti asilo) e che le persone senza fissa dimora o che vivono negli insediamenti informali rurali (cioè che lavorano per l’agricoltura per fornire i prodotti per la vita quotidiana) siano accolte in strutture adeguate, con dotazione di acqua e servizi igienici, oggi assenti in questi ultimi.

Analoghe richieste chiediamo per i CPR e gli Hot-Spot, evidenziando, quanto ai primi, la necessità di impedire nuovi ingressi e per le persone già trattenute di disporre le misure alternative al trattenimento, stante l’impossibilità attuale di eseguire ogni rimpatrio nei Paesi di origine.

Il documento non si dimentica neppure della situazione in cui versano le persone migranti che anche in questo periodo possono arrivare in Italia, per cercare di sottrarsi a morte e torture nei campi in Libia o in fuga da situazioni di grave pericolo. Rispetto a costoro chiediamo che vengano predisposte misure che consentano la rapida indicazione di un porto sicuro per lo sbarco e la predisposizioni di protocolli atti ad evitare la diffusione della pandemia in corso.

Il Documento non dimentica nemmeno di esortare il legislatore a non ignorare le riforme che da tempo sono urgenti per le persone straniere e per la democrazia tutta, dalla cittadinanza, all’abrogazione dei cd. decreti sicurezza, alla sempre più urgente regolarizzazione.

L’insieme di queste richieste, che ci auguriamo il legislatore e tutte le competenti autorità prendano immediatamente in considerazione, non rispondono solo ad una imprescindibile necessità di trattamento uguale per tutte le persone, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Costituzione), ma ad una necessità per la salvaguardia dell’intera salute pubblica.


IL DOCUMENTO

EMERGENZA COVID-19. L’IMPATTO SUI DIRITTI DELLE/DEI CITTADINE/I STRANIERE/I E LE MISURE DI TUTELA NECESSARIE: UNA PRIMA RICOGNIZIONE


...continua a leggere "Covid-19, l’impatto sui diritti delle cittadine e cittadini stranieri e le misure di tutela necessarie"

Il Servizio Studi del Senato della Repubblica ha elaborato una ricerca con utili comparazioni con la legislazione dell'Unione europea, riguardante in particolare il tema delle  molestie sessuali con particolare riferimento al mondo del lavoro nell’ordinamento italiano e nell’ordinamento di tre diversi paesi dell’Unione europea: Francia, Germania e Spagna.

Il documento presenta interessanti spunti per la nostra attività di tutela.

 Il diritto civile e le molestie sessuali

Riguardo al diritto civile la Nota ricorda che in Italia l' articolo 2087 del Codice civile prevede “un generale obbligo di sicurezza sul lavoro, imponendo all'imprenditore di adottare tutte le misure necessarie per proteggere non solo l'integrità fisica, ma anche il benessere psicologico del lavoratore”.

E in attuazione di questo obbligo generale il D.Lgs. 81/2008 - Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro - all'articolo 28, “ha collocato, fra i rischi lavorativi oggetto della valutazione che ogni datore di lavoro è obbligato ad effettuare, quelli ‘riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui (...) quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza (…), nonché quelli connessi alle differenze di genere’”.

 Inoltre l'articolo 26 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (c.d. codice delle pari opportunità tra uomo e donna) sancisce “una equiparazione tra molestie sessuali e discriminazioni di genere (Cass. civ. Sez. lavoro, Sentenza 15 novembre 2016, n. 23286). Le molestie sessuali sono, infatti, identificate come discriminazioni costituite da ‘quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo’. Questa parificazione è funzionale all'estensione alle molestie della disciplina e della tutela previste per le discriminazioni, in modo particolare, per quanto riguarda i meccanismi processuali e sanzionatori”. In particolare – riporta il documento – “l'equiparazione tra molestie sessuali e discriminazioni di genere è considerata estesa anche al regime probatorio previsto dall'art. 40 del codice delle pari opportunità, secondo cui qualora il ricorrente fornisca elementi di fatto (desunti anche da dati di carattere statistico) idonei a fondare la presunzione dell'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori, l'onere della prova spetta al convenuto che deve dimostrarne l'insussistenza”. E secondo la giurisprudenza (Cassazione, sez. Lavoro, Sentenza 20 luglio – 15 novembre 2016, n. 23286), “per dimostrare le molestie sessuali del datore di lavoro, il giudice potrebbe basarsi anche sulle conferme di altre lavoratrici che abbiano subito lo stesso ‘trattamento’, ritenendo in tal caso raggiunta la prova”.

 Sempre a livello normativo si ricorda poi che, più recentemente, “la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020) ha modificato l'articolo 26, inserendovi due nuovi commi”.

La prima nuova disposizione (comma 3-bis) “prevede una specifica tutela per chi agisce in giudizio per aver subito una molestia o molestia sessuale in azienda. Si prevede che la lavoratrice o il lavoratore che agisce in giudizio per la dichiarazione delle discriminazioni per molestia o molestia sessuale sul luogo di lavoro non può essere: sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro se tale misura è la conseguenza della denuncia stessa. L’eventuale licenziamento ritorsivo o discriminatorio nei confronti della lavoratrice o del lavoratore denunciante è nullo e questi ha diritto non già al risarcimento del danno, ma alla reintegra sul posto di lavoro. Allo stesso modo sono nulli anche il mutamento di mansioni nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del denunciante”.

 Tuttavia – continua la Nota con riferimento al già citato comma 3-bis - questa tutela non è garantita “nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del denunciante per i reati di calunnia o diffamazione ovvero l’infondatezza della denuncia”. E relativamente alla distinzione tra le ipotesi della «calunnia» e quella della «infondatezza della denuncia» si rileva “come la calunnia scatti solo in caso di malafede, ossia nel caso in cui chi agisce ben conosce l’altrui innocenza; l’infondatezza invece sembra voler richiamare le ipotesi di assenza totale di condizioni che rendano credibile la denuncia stessa”.

Si ricorda poi che il nuovo comma 3-ter dell'articolo 26 del codice delle pari opportunità “precisa come obbligo del datore di lavoro, ai sensi del ricordato articolo 2087 c.c., sia quello di assicurare condizioni di lavoro tali da garantire l’integrità fisica e morale e la dignità dei lavoratori, anche concordando con le organizzazioni sindacali dei lavoratori le iniziative, di natura informativa e formativa, più opportune al fine di prevenire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Aggiunge, inoltre, che le imprese, i sindacati, i datori di lavoro e i lavoratori e le lavoratrici si impegnano ad assicurare il mantenimento nei luoghi di lavoro di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali, basate su princìpi di eguaglianza e di reciproca correttezza”.

 I profili penalistici e le molestie sessuali

Riguardo poi al profilo penale la Nota Breve indica che l'ordinamento italiano “non prevede una fattispecie ad hoc” riguardo ai reati. Infatti a livello giurisprudenziale le molestie sessuali sul lavoro “sono state, a seconda della gravità e delle modalità dei comportamenti molesti, sussunte in vari reati”.

...continua a leggere "Newsletter Medico Legale Inca Numero 5/2020. Le molestie sessuali nei luoghi di lavoro: documento del Servizio studi del Senato"

 

FONTE: DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT CHE RINGRAZIAMO

 

Durante l’ultimo convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia  che si è tenuto a Catania a ottobre si è dato ampio spazio al tema delle disuguaglianze di salute, attraverso un seminario satellite, due sessioni parallele dedicate e due presentazioni in plenaria.

Gli studi longitudinali presenti a livello italiano e in alcune città come ad esempio Roma, Torino, Bologna, sono in grado di fornire una fotografia nitida sugli esiti di salute, che si confermano peggiori per le classi sociali più svantaggiate, e di fornire spunti per le politiche di contrasto alle disuguaglianze nella salute. In plenaria è stato presentato in particolare il caso della città di Torino, descrivendo l’esperienza dell’approccio dell’Health Equity Audit (HEA) nelle politiche urbane (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/11/Zengarini-1.pdf). 

Anche il seminario satellite ha affrontato il tema dell’HEA, applicato però al settore sanitario, riportando i dati di Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia.

Nelle due sessioni dedicate al tema, sono stati presentati numerosi studi focalizzati sulla descrizione dei dati di mortalità e morbosità differenziale per classe sociale, il loro andamento e i possibili determinanti. Sono state indagate in particolare alcune specifiche patologie, quali la sindrome della morte in culla (SIDS), il diabete, le malattie cardiovascolari e la celiachia.

Alcuni studi hanno esplorato aspetti più inediti: primo tra tutti, il lavoro presentato in plenaria sulla relazione tra disuguaglianze sociali e invecchiamento biologico, analizzata con un approccio di epigenetica (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/10/Sacerdote.pdf)

Tra gli altri lavori più originali, due studi hanno ricercato la relazione inversa tra salute e stato socioeconomico, concentrandosi l’uno sulla relazione tra narcolessia ed esiti sociali e sull’effetto moderatore della resilienza; l’altro sulla carriera lavorativa di persone sopravvissute ad un tumore del colon retto. Un altro lavoro ha analizzato gli effetti che eventi avversi nel corso della vita, quali la perdita o la malattia della moglie o del marito, possono avere sulla salute dell’altro coniuge; un ultimo, infine, ha valutato il possibile contributo che l’analisi dei contesti attraverso l’indice di deprivazione può dare al miglioramento della copertura della vaccinazione antiinfluenzale negli anziani.

Si è svolta inoltre una sessione di presentazioni brevi di poster, i cui abstract sono raccolti negli atti del convegno.

Di seguito i materiali presentati durante il seminario satellite e le tre sessioni.

 

FONTE EQUALTIMES.ORG CHE RINGRAZIAMO 

Autrice Maria José Carmona

Lo scorso maggio, il 23enne cittadino nepalese Pujan Koirala, un corriere della società spagnola Glovo, è stato ucciso mentre effettuava una consegna. Pujan non aveva un visto di lavoro e lavorava sotto il profilo di un altro pilota. Nella foto sopra, le persone a Barcellona mostrano proteste per la morte di Koirala. (Isaac Santana)

Un'infermiera che lavora in un ospedale, un corriere che consegna cibo a casa, una donna delle pulizie che pulisce le camere d'albergo, un impiegato che accumula straordinari, il barista che deve accumulare due o tre lavori per sbarcare il lunario. Nessuno chiamerebbe questi lavori pericolosi in se stessi, eppure è esattamente quello che sono diventati oggi.

Entro il 2019, non è necessario aggrapparsi alle impalcature per rischiare la vita. Precarietà, stress e superlavoro ti fanno star male. Possono persino uccidere. E anche più degli incidenti stessi.

Di tutti i decessi registrati ogni giorno per cause legate al lavoro ( 7.500 secondo l'OIL ), meno del 14% di questi si verifica "sul posto". La stragrande maggioranza di questi decessi, circa 6.500, si verificano lentamente a causa di una lunga malattia fisica ( cardiocircolatorio, respiratorio, legato al lavoro , ecc.) O di malattia mentale.

Gli ambienti in cui lavoriamo oggi sono molto più sicuri di quelli di 30 anni fa, ma la salute fisica ed emotiva dei dipendenti rimane fragile. E per una buona ragione. Da un lato, si può notare che i rischi esistenti in precedenza sono persistiti: nell'Unione europea , il numero di incidenti mortali associati al settore delle costruzioni è aumentato in modo significativo negli ultimi anni. D'altro canto, i rischi emergenti, in particolare quelli associati all'economia digitale e ai rischi psicosociali , stanno aumentando. Questi sono rischi come stress, affaticamento o molestie legati all'organizzazione del lavoro, programmi, requisiti o incertezza.

 

...continua a leggere "Incidenti sul lavoro di cui non parliamo"

Fonte Areaonline.ch

di  Francesco Bonsaver

Una normale mattina dei vostri ultimi 30 anni di lavoro in fabbrica, vi convocano in ufficio e vi liquidano in una decina di minuti. Poi, vi accompagnano al vostro armadietto a raccogliere gli effetti personali, prima d’invitarvi a varcare per l’ultima volta l’uscita dello stabilimento. Fuori, a 58 anni, vi aspettano tre mesi di disdetta e un futuro molto incerto, poiché siete ben consci di quanto sia difficile trovare un nuovo impiego alla vostra età nel contesto attuale. Poco importa se il gruppo per cui avete lavorato per trentatre anni, abbia visto crescere nell’ultimo decennio l’utile del 30%, registrando solo nell’ultimo anno un profitto netto di 281 milioni di franchi e distribuito 103 milioni in dividendi ai suoi azionisti. Il vostro numero nell’organico è stato cancellato.

È quanto denuncia il sindacato Unia, riferendosi ai licenziamenti di fine maggio alla Agie di Losone, azienda del gruppo Georg Fischer (Gf) di Sciaffusa. In totale 15 licenziamenti, di cui una decina di interinali («lavoratori a pari dignità» ha specificato Vincenzo Cicero, responsabile industria di Unia Ticino), e cinque operai a tempo indeterminato. Tra questi, un cinquantenne e come detto, un cinquantottenne. Quest’ultimo avrebbe voluto presentarsi alla conferenza stampa indetta dal sindacato, per raccontare la sua storia e il suo stato d’animo. Alla fine però, non se l’è sentita di aggiungere anche il peso dell’esposizione mediatica.

Unia ha voluto denunciare il caso per due motivi. Quanto accaduto all’operaio di Agie è una realtà sempre più diffusa nel mondo del lavoro. Sempre più persone giudicate anziane a soli cinquant’anni, sono espulse dal mondo del lavoro. «Le conseguenze psicologiche e materiali non sono drammaticamente vissute solo dalle persone direttamente toccate, ma spesso si ripercuotono sull’intera collettività, vedi assistenza pubblica. La questione va tematizzata, discussa pubblicamente e risolta coi fatti, non con le parole di circostanza. Unia ora cercherà di mappare queste situazioni e denunciarne pubblicamente la piaga» ha spiegato Cicero.

«In secondo luogo, Agie non è una ditta qualunque. È un'impresa fortemente radicata nel territorio, beneficiaria solo negli ultimi due anni di aiuti cantonali per 300mila franchi. Stiamo parlando di un gruppo che ha i mezzi economici, e il dovere, di far fronte agli impegni di responsabilità sociale nel tessuto in cui opera» ha precisato Cicero.

Il gruppo Gf non ha solo delle responsabilità sociali, ma anche contrattuali, ha puntualizzato Matteo Pronzini, membro della direzione nazionale del ramo industria. Nel rinnovo contrattuale dello scorso anno dell’industria metalmeccanica, è stato inserito un articolo (25.5) che prevede nel caso di possibili licenziamenti di dipendenti dai 55 anni in su, una procedura ben definita a loro tutela. «Il lavoratore deve essere dapprima informato, ascoltato e insieme si cercheranno possibili soluzioni per salvaguardare il rapporto di lavoro». Nel caso specifico, Agie non avrebbe seguito la procedura. È stata dunque avviata una vertenza legale contro l’azienda affinché il licenziamento sia considerato nullo. Sarebbe la prima sentenza su questa specifica violazione contrattuale a livello nazionale. Una prima udienza conciliatoria si terrà il 24 luglio davanti al Pretore di Locarno.

«Il comportamento di Agie è ancor più grave, poiché al tavolo delle trattative nazionali in cui si è decisa una tutela maggiorata dei lavoratori ultracinquantenni nella metalmeccanica, sedeva anche un alto dirigente di Gf» ha spiegato Pronzini.

«Tanto più – ha spiegato Fabrizio Sirica, responsabile Unia industria locarnese – che il posto del cinquantottenne non è stato soppresso, ma assegnato a un giovane assunto con una retribuzione presumibilmente inferiore». In 33 anni di servizio, l’operaio licenziato ha ricevuto un solo richiamo, ha aggiunto il sindacalista. «In pochi minuti, sono stati cancellati oltre trent’anni d’impegno professionale. A quell’età, perdere il lavoro viene vissuto, giustamente, come un dramma. Farlo in quel modo, è disumano» ha chiosato il sindacalista.

Purtroppo in questa epoca anche grandi organizzazioni nate per la la difesa e lo sviluppo dei diritti umani soffrono crisi organizzative profonde. I lavoratori professionisti di queste organizzazioni sono uomini e donne in carne e ossa che lavorano a volte in condizioni di stress e vivono sulla pelle le contraddizioni organizzative . Diario Prevenzione è solidale con gli operatori di Amnesty International. L'articolo è stato tradotto con google translator. Editor

Fonte Uniteunion.org

I membri di Unite, il più grande sindacato del Regno Unito e dell'Irlanda, impiegati da Amnesty International stanno sollecitando l'assemblea globale del movimento che inizierà la sua riunione domani (2 agosto) a Johannesburg, in Sudafrica, a intervenire e mitigare il programma di ridondanza che pianifica l'organizzazione.

Licenziamenti di massa

All'inizio di questa estate il Segretariato Internazionale di Amnesty International ha avviato un processo di consultazione su un programma di licenziamenti di massa. Allo stato attuale, i tagli previsti avrebbero visto la riduzione di 146 posti e 94 posti di lavoro. L'organizzazione ha attualmente un totale di 755 posizioni.

Unite ritiene che l'entità dei licenziamenti limiterà drasticamente la capacità dell'organizzazione di fornire lavoro critico sui diritti umani e rischi la perdita di competenze e memoria istituzionale.

La direzione ha respinto le alternative fuori mano

Lo scopo del programma di ridondanza è quello di colmare un deficit di £ 7,7 milioni nel budget dell'organizzazione. Finora l'alta dirigenza ha rifiutato di prendere in considerazione misure finanziarie alternative per mitigare il numero di licenziamenti obbligatori. Unite ha avanzato proposte per ridurre le spese per l'ampliamento delle riserve dell'organizzazione, per preservare posti di lavoro, ma queste sono state scartate.L'unica opzione che il senior management è stato preparato a prendere in considerazione per ridurre i tagli di posti di lavoro è stata un congelamento volontario del costo della vita proposto che l'aumento del personale dovrebbe ricevere.

Problemi di salute mentale

Oltre ai tagli di lavoro proposti, i rappresentanti di Unite hanno anche partecipato a trattative con il management sull'attuazione delle raccomandazioni delle revisioni indipendenti seguite ai suicidi l'anno scorso di due membri dello staff di Amnesty Gaetan Mootoo e Rosalind McGregor. La Konterra Review ha rilevato che il 39% del personale ha riferito di aver sviluppato problemi di salute mentale o fisica come risultato diretto del lavoro per l'organizzazione.

Lezioni non apprese

Alan Scott, funzionario di coordinamento regionale di Unite, ha dichiarato: “La gestione dell'attuale crisi finanziaria ha dimostrato che poco è stato appreso dal recente tragico passato di Amnesty International.

“L'incontro dell'assemblea globale è un'opportunità fondamentale per una ricerca dell'anima da parte del senior management e per portare la responsabilità all'interno dell'organizzazione.

“Esiste più di una possibile soluzione per ricostruire il budget della segreteria: non deve essere tutto a spese del personale.

"È giunto il momento che il senior management ritorni al tavolo con proposte che vanno oltre il personale che taglia i propri stipendi o i licenziamenti volontari".

Se non viene intrapresa alcuna azione per ridurre il programma di licenziamenti, Unite prenderà in considerazione tutte le potenziali opzioni, compresa l'azione industriale per salvare posti di lavoro.

ENDS

Note per i redattori:

Per ulteriori informazioni, contattare il responsabile delle comunicazioni Unite Barckley Sumner al numero 020 3371 2067 o 07802 329235. Email: barckley.sumner@unitetheunion.org

  • Unite è la più grande unione della Gran Bretagna e dell'Irlanda con membri che lavorano in tutti i settori dell'economia. Il segretario generale è Len McCluskey.

 

 

 

FONTE ILO 

 

Il lavoro minorile nel settore minerario e le cattive condizioni di lavoro sono al centro della riunione interregionale
Con il crescente movimento globale per sostenere solo la transizione e la formalizzazione delle miniere d'oro artigianali e su piccola scala, l'ILO ha riunito esperti e attori globali per affrontare il lavoro minorile e le condizioni di lavoro povere in una riunione interregionale tenutasi nelle Filippine.

MANILA (Notizie ILO) - Esperti e attori globali dall'Africa, dall'Asia e dal Sud America si sono riuniti a Manila per affrontare il lavoro minorile e le condizioni di lavoro povere nelle miniere d'oro artigianali e su piccola scala (ASGM).

Il primo Forum interregionale sulla condivisione delle conoscenze in materia di lavoro minorile e condizioni di lavoro in ASGM dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) fungeva da piattaforma per il dialogo.

Governi, organizzazioni di datori di lavoro e lavoratori, organizzazioni internazionali non governative, organizzazioni della società civile, gruppi di minatori e le loro comunità e attori della filiera ASGM hanno aderito al forum.

I paesi rappresentati comprendono Colombia, Congo, Costa d'Avorio, Francia, Ghana, Guyana, Indonesia, Italia, Mali, Mongolia, Nigeria, Filippine, Tailandia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.

"I lavori nelle miniere d'oro artigianali e su piccola scala sono spesso legati a condizioni di lavoro precarie, con diritti limitati e accesso alla protezione sociale, senza voce e senza la possibilità di aderire ai sindacati. I minatori rischiano la loro sicurezza e salute anche senza reddito stabile per far uscire le loro famiglie dalla povertà. Di grande preoccupazione sono i bambini che lavorano in queste miniere, che è una delle peggiori forme di lavoro minorile ", ha affermato Khalid Hassan, direttore dell'Ufficio nazionale dell'ILO per le Filippine.

Stime dell'ILO nel 2011 hanno rivelato che 19.000 bambini lavorano in 45 miniere d'oro artigianali e su piccola scala nelle Filippine. I bambini possono essere trovati all'interno di gallerie minerarie o sulla superficie per raccogliere oro e trasportare sacchi di minerale o fondere l'oro.

Il settore è associato a molte problematiche sul lavoro, come le condizioni di lavoro pericolose che hanno portato a infortuni sul lavoro, malattie e decessi. Il lavoro minorile è presente anche in diverse fasi minerarie. Prove da varie indagini e studi di ricerca dell'ILO mostrano che il settore minerario è di gran lunga il settore più pericoloso per i bambini rispetto alle lesioni mortali.

...continua a leggere "Ilo: Miniere d’oro artigianali e su piccola scala"

Le due ordinanze in commento benché non trovino fondamento normativo nelle norme introdotte dal cd. decreto Salvini, ne condividono senz’altro l’opzione securitaria, perseguita con parossismi punitivi ai limiti del surreale. Il commento analizza le numerose criticità delle ordinanze, tanto in prospettiva di legittimità costituzionale, che in chiave politico-criminale.

 

di Carlo Ruga Riva
professore associato di diritto penale, Università degli studi di Milano-Bicocca

 


L’ordinanza della Prefettura di Bologna, 20 dicembre 2018

L’ordinanza della Prefettura di Firenze, 9 aprile 2019

1. Premessa

Due recenti ordinanze prefettizie di contenuto analogo hanno conquistato gli onori della cronaca [1].

La prima, emessa dal Prefetto di Bologna il 23 maggio 2018, vieta per sei mesi lo «stazionamento» in determinate aree della città ai soggetti «che ne impediscano l’accessibilità e la fruizione con comportamenti incompatibili con la vocazione e la destinazione di tali aree» [2], considerando «responsabile di tali comportamenti chiunque sia stato denunciato dalle forze di polizia per il compimento di attività illegali nell’area in questione in materia di stupefacenti ai sensi degli artt. 73,74 DPR 309/’90, in materia di reati contro la persona ai sensi degli artt. 581, 582, 588, 590 c.p. o in materia di danneggiamento di beni ai sensi dell’art. 635 c.p. ovvero sia stato destinatario di contestazioni di violazioni della normativa che disciplina l’esercizio del commercio su aree pubbliche di cui agli artt. 28 e 29 del Decreto Legislativo n. 114/1998».

Si aggiunge poi che «sarà parimenti ritenuto responsabile di comportamenti incompatibili chiunque sia identificato in compagnia di uno dei soggetti destinatari delle denunce di cui al periodo precedente».

La seconda ordinanza, emessa del Prefetto di Firenze il 9 aprile 2019 [3], vieta per tre mesi lo stazionamento in talune aree cittadine negli stessi identici termini e per le stesse categorie di soggetti già messi nel mirino dall’ordinanza bolognese (esclusi gli “accompagnatori” dei denunciati), secondo un meccanismo di replica del divieto già sperimentato nella affine stagione delle ordinanze sindacali sulla sicurezza urbana [4].

Infine, entrambe le ordinanze dispongono l’allontanamento dei predetti soggetti e, in caso di violazione dell’ordine di allontanamento, minacciano l’applicazione delle sanzioni penali previste dall’art. 17 del TULPS e/o dell’art. 650 cp.

I provvedimenti in commento si prestano a diverse critiche: dal punto di vista dei presupposti di adozione dell’ordinanza e dell’incidenza sul diritto costituzionale e convenzionale di libertà di circolazione (par. 2), dei suoi contenuti (par. 3) e, più in generale, si prestano ad una lettura critica dal punto di vista latamente politico-criminale (par. 4): perché di questo si tratta, al di là dello strumento formale impiegato (amministrativo), ovvero della stigmatizzazione tramite ostracismo di soggetti presuntivamente pericolosi, i quali come ai tempi dell’Antica Grecia sono allontanati da certi luoghi, anche se, là, la decisione era presa da un’assemblea di cittadini con almeno sei mila votanti, e non da un unico soggetto.

Inoltre verranno analizzati i punti di contatto e di contrasto con la disciplina, invero eterogenea, delle misure personali di prevenzione (par. 5), e si dedicheranno alcune rapide riflessioni alle sanzioni penali minacciate in caso di inosservanza delle ordinanze prefettizie (par. 6)

2. I presupposti delle ordinanze

Il primo rilievo riguarda l’impiego di ordinanze prefettizie in un ambito (quello della sicurezza urbana) che dal 2008 ad oggi, attraverso vari interventi normativi, ha attribuito ai sindaci e ai consigli comunali (tramite Regolamenti di polizia urbana) specifici e penetranti poteri nella medesima materia.

Le due ordinanze prefettizie contingibili e urgenti scavalcano dunque i poteri sindacali, mediante l’impiego di un potere residuale che viene esplicitamente fondato sull’art. 2 del TULPS, vecchio arnese del 1931 che in linea con i tempi offriva uno strumento incisivo poggiante su requisiti di totale vaghezza: «Il prefetto in caso di urgenza o per grave necessità pubblica, ha facoltà di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica».

La Corte costituzionale, con sentenza n. 26/1961, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del citato articolo nella parte in cui attribuisce ai prefetti il potere di emettere ordinanze senza il rispetto dei principi dell’ordinamento giuridico.

Ebbene, i provvedimenti in esame pongono più di un dubbio sulla loro conformità ai principi dell’ordinamento giuridico, sia in relazione ai presupposti di adozione che alla coerenza e proporzione tra requisiti e scopi.

In primo luogo dagli stessi preamboli non traspare l’attualità (e dunque la contingenza) della necessità e urgenza di intervento: l’ordinanza bolognese del maggio 2018 dà conto della precedente (circoscritta al parco della Montagnola) che avrebbe dato ottimi risultati, sicché si tratterebbe di stabilizzarli per il futuro: …«condivisa l’opportunità di una proroga della validità dell’ordinanza in esame, riferita all’area del parco della Montagnola, al fine di consentire una stabilizzazione degli effetti prodotti, nelle more dell’adozione del regolamento comunale attuativo del d.l. n. 14/2017 convertito in l. n. 48/2017».

L’ordinanza fiorentina punta anch’essa, in larga parte, a prevenire illegalità future, espressamente ipotizzate in riferimento alla vicina stagione estiva e al prevedibile aumento dei flussi turistici.

In secondo luogo le ordinanze prefettizie scavalcano i poteri dei sindaci, previsti dagli art. 50 e 54 TUEL proprio per gli stessi scopi (tutela della sicurezza urbana da comportamenti che impediscano l’accesso o la fruizione a luoghi determinati di cui all’art. 9 legge 48/2017), e per altri versi scavalcano il potere del Questore di disporre il divieto di accesso a determinati luoghi (art. 10 dl n. 19/2017, conv. in legge n. 48/2017), ovvero suppliscono con uno strumento generale (e generico!) a discipline speciali e specifiche.

In terzo luogo, per le ragioni che illustreremo più diffusamente oltre (infra, 3), le ordinanze in commento presentano incongruenze eclatanti tra presupposti e scopi, nella misura in cui equiparano la mera preesistenza, anche nel lontano passato, di denunce penali o addirittura di contestazioni per illeciti amministrativi a comportamenti che attualmente impediscono l’accesso a o la fruizione di determinati luoghi, confondendo i fatti con i precedenti di polizia e, si potrebbe dire, lo stato di diritto con quello di polizia.

In altre parole le ordinanze sono irragionevoli in sé, nella parte in cui impediscono la circolazione in determinate aree a persone che non tengono alcun comportamento ostile o minaccioso, ma che vengono reputate pericolose (per quei luoghi e non per altri della stessa città) in quanto raggiunte, anche dieci o venti anni prima, da una denuncia, magari archiviata.

La funzione delle ordinanze, come viene del resto scritto nelle medesime, è di fungere da provvedimento-ponte verso l’emanazione di regolamenti comunali di polizia urbana, exart. 9, comma 3 legge n. 48/2017, che appunto prevedano la tutela di determinate aree cittadine.

Se non che tali provvedimenti potrebbero non essere emanati, o avere contenuto notevolmente diverso, e saranno comunque espressione della discussione più democratica in consiglio comunale, anziché della decisione di un uomo (o di una donna) soli al comando.

Il prefetto funge dunque da volano di accelerazione di provvedimenti che potrebbero essere presi in futuro in modo più stabile da altri.

In questo senso il prefetto opera da cinghia di trasmissione del Governo, secondo il suo inquadramento tradizionale, e sopperisce alle lungaggini democratiche sottese all’emanazione dei regolamenti comunali.

Ancora una volta, come per le ordinanze sindacali rispetto ai regolamenti comunali, si assiste al prevalere del decisionismo di organi monocratici rispetto a meccanismi più democratici rimessi a organi collegiali, in linea con lo spirito dei tempi.

Sul piano politico è notevole che le citate ordinanze, comunque le si valuti nel merito, siano state prese a modello dal Ministro dell’interno, segretario di un partito che per anni ha chiesto addirittura l’abolizione della figura del prefetto, longa manus dell’odiato potere centrale, e che oggi lo stesso Ministro plauda allo scavalcamento delle autonomie locali e dei loro rappresentanti da parte dei prefetti.

Sul piano costituzionale rinvio ai contributi degli esperti, che non mancheranno di analizzare la problematica compatibilità delle ordinanze con gli artt. 13 e 16 Cost.

Mi limito solo ad osservare che la finzione giuridica posta a base delle ordinanze in commento è chiaramente irragionevole e sproporzionata per eccesso rispetto allo scopo (di tutela della sicurezza urbana); chi passeggia pacificamente per le vie di una zona rossa dovrebbe esserne allontanato (o non entrarvi per mesi) sol perché in precedenza, magari dieci anni prima, è stato denunciato (!), ad esempio per avere causato percosse o lesioni colpose, e magari esserne stato poi scagionato.

Sul piano della legalità convenzionale le ordinanze in commento appaiono in contrasto con l’art. 2 Protocollo 4 Cedu, data la vaghezza della base legale (il citato art. 2 TULPS) e della sua necessità in una società democratica [5], in considerazione della sproporzione tra il diritto sacrificato (la libertà di circolazione) e gli elementi posti a fondamento della restrizione (mere denunce per fatti di scarso spessore offensivo, anche risalenti nel tempo, in una epoca in cui non erano prevedibili le conseguenze oggi minacciate).

3. Geografia e sociologia delle ordinanze

L’ordinanza fiorentina è rivolta a coloro che siano stati denunciati nel comune di Firenze per i reati di cui agli artt. 73 e 74 dPR 309/1990, 581, 582, 588, 590 e 635 cp ovvero siano stati destinatari di contestazioni di violazioni della normativa che disciplina l’esercizio del commercio su aree pubbliche di cui agli artt. 28 e 29 del decreto legislativo n. 114/1998.

Non dunque a coloro che siano stati denunciati altrove (ad esempio a Prato o a Bologna), e nemmeno a coloro che siano stati querelati da privati per taluni di quei reati procedibili a querela (ad esempio lesioni dolose lievi o lesioni personali colpose).

Analogamente e ancor più specificatamente l’ordinanza bolognese riguarda i soggetti denunciati nelle zone rosse (non nel più ampio territorio comunale bolognese).

Il catalogo dei reati «presupposto» è curioso: compaiono reati contro la persona non particolarmente gravi (percosse, lesioni dolose e colpose, rissa), un reato contro il patrimonio (danneggiamento) e due reati in materia di stupefacenti (spaccio e associazione finalizzata al traffico, purché radicata a Firenze!), e perfino un illecito amministrativo (commercio non autorizzato), ma mancano reati altrettanto o più gravi: omicidio volontario e preterintenzionale, omicidio colposo, violenza sessuale, stalking, estorsione, truffa, associazione di tipo mafioso etc., oltre a tutti i reati tipici dei colletti bianchi.

...continua a leggere "Il prefetto, il brutto e il cattivo: prove atecniche di neo-ostracismo. Ordinanze prefettizie sulle zone rosse e diritto penale “Google Maps”"

  • Dichiarazione sostenuta da oltre 30 organizzazioni benefiche antirazziste, gruppi comunitari, organizzazioni per i diritti delle donne e gruppi per i diritti umani
  • Le autorità locali hanno esortato a correggere le false affermazioni fatte sulle loro aree durante la campagna elettorale

Il TUC, i gruppi comunitari, le organizzazioni per i diritti umani e gli enti di beneficenza hanno oggi (venerdì) un appello congiunto senza precedenti sui partiti politici per sradicare i discorsi di incitamento all'odio durante la campagna elettorale europea.

La dichiarazione - organizzata dal TUC - è firmata da più di 30 organizzazioni e chiede a tutti i partiti politici di opporsi a discorsi di incitamento all'odio illegali.

E sollecita le autorità locali a correggere pubblicamente le false affermazioni fatte da candidati e partiti che potrebbero suscitare divisioni nelle loro comunità.

Frances O'Grady, segretaria generale del TUC, ha dichiarato:

"Non c'è spazio per il razzismo, la misoginia o qualsiasi altra forma di odio durante - o dopo - queste elezioni.

"Ci auguriamo che i politici e la società civile si uniscano a noi nella richiesta di una campagna rispettosa".  

La dichiarazione dice:

Invitiamo i partiti politici a prendere tutti i provvedimenti necessari durante la campagna elettorale del Parlamento europeo per sradicare i discorsi di incitamento all'odio e le false affermazioni che dividono le nostre comunità.

La libertà di parola e la libertà di espressione sono una parte fondamentale della nostra democrazia.Tuttavia, non devono essere usati per incitare danni agli altri. 

Non è accettabile dare la colpa a razze diverse, gruppi etnici o religiosi, lavoratori migranti o rifugiati per i problemi della Gran Bretagna.

La Commissione per l'uguaglianza e i diritti umani (EHRC) ha prodotto delle linee guida su come i partiti politici ei candidati dovrebbero comportarsi durante i periodi elettorali.

Questa guida delinea ciò che è la libertà di parola legale e ciò che è un discorso di odio illecito. E afferma chiaramente che l'incitamento all'odio razziale, all'odio religioso o all'odio a causa dell'orientamento sessuale è contro la legge e non dovrebbe essere usato nelle campagne politiche.

La guida evidenzia anche il ruolo chiave che le autorità locali devono svolgere nel definire le cose in modo diretto, se i candidati usano affermazioni false per influenzare il voto pubblico. Questo per garantire che le persone locali non siano fuorviati.

Le elezioni sono un momento importante per discutere le questioni che riguardano la società.

Qualunque sia il risultato è essenziale che queste elezioni non siano abusate per seminare odio e divisione.Su questo, dobbiamo stare insieme.

firmatari:

Amnesty International
Asylum Matters
British Institute of Human Rights
Citizens UK
Community Security Trust (CST)
End Violence Against Women Coalition
Equality Trust
Equally Ours
Fawcett Society
Friends, Families and Travellers
Gender Identity Research and Education Society
Hope not Hate
Institute of Race Relations
Jewish Council for Racial Equality
Joint Council for the Welfare of Immigrants
Joseph Rowntree Foundation
LGBT Consortium
LGBT History Month
Migrant Voice
Migrants Organise
Muslim Council of Britain
Race on the Agenda
Runnymede Trust
Show Racism the Red Card
Schools OUT UK
Stonewall
TellMAMA
Trades Union Congress
Unite Against Fascism
Women’s Budget Group
Women’s Resource Centre
4in10: London Child Poverty Network

ENDS

Notes to editors:
- The EHRC guidance contains information on freedom of expression for local authorities, candidates and political parties during an election period.

FONTE  EUROFOUND.EU 

Questo rapporto esamina l'impatto dell'applicazione accelerata delle tecnologie di automazione e digitalizzazione sulla struttura salariale e dei compiti dell'occupazione in Europa. Nonostante l'alto livello di incertezza di queste proiezioni, il contributo di questo rapporto è quello di estendere l'analisi oltre la semplice sostituzione tecnologicamente fattibile dei lavoratori con macchine incorporando alcune analisi economiche . Ciò include la fattibilità macroeconomica del costo dell'investimento dell'automazione, gli effetti moltiplicatori della perdita di domanda - non solo a causa della perdita di posti di lavoro iniziale, ma anche a causa del passaggio da altri redditi da lavoro - e della creazione di posti di lavoro nella catena di approvvigionamento che emana dall'aumento della domanda di attrezzature per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC). L'analisi è condotta utilizzando il modello macroeconometrico E3ME, che fornisce informazioni sugli impatti settoriali, insieme al modello di estensione del mercato del lavoro di Warwick per l'analisi occupazionale. Un'ulteriore analisi degli sviluppi occupazionali in Europa è condotta utilizzando il monitoraggio europeo per l'occupazione di Eurofound.

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FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO

 

Alberto, Mariarita, Giulia, Flavia, Federica, Antonella Vincenzo, Samuele, Najla, Anna, Adou, Valentina, Stefania. Medici, psicoterapeuti, mediatori interculturali, operatori di MEDU. Siracusa, Pozzallo, Augusta, Roma e tutti i luoghi di approdo nell’Italia di questo secolo. “Diversi corpi stessa mente”: ecco a cosa mi hanno fatto pensare questi racconti di sé nell’incontro con altri sé.

Donne e uomini con vite personali e professionali diverse, che provano a raccontarci quello che teste, pance, anime differenti hanno visto e sentito negli anni in cui hanno provato, e tutt’oggi provano, a dare una risposta alla domanda “e noi dove siamo?”. Ed è proprio nelle differenze che disegnano questo libro che emerge con prepotenza la mente, il cuore, la determinazione comune: ascoltare l’inascoltabile, provare a dare una cura, provare a trasformare gli effetti disumani su corpi e menti causati da una povera, abbrutita umanità. Professionisti addestrati ed allenati ad ascoltare ogni storia terribile e disumana. Ma lo sarete mai veramente? mi viene da chiedermi leggendo i vostri racconti.

Ognuno con un diverso scavare in quello che è stato sentito. Ognuno con una forza diversa nel dare aria ad una cassaforte in cui piano, piano, parola, dopo parola, sguardo dopo sguardo, mano dopo mano, si sono accumulati dolori invece che tesori.Dolori della vita degli altri e i dolori della propria. Per alcuni mettere su carta sembra essere quasi un percorso catartico, per altri più un dovere di memoria. Ma comunque l’importante tentativo di condividere e testimoniare quello che, da essere umani, si possa provare al racconto della disumanità esercitata dal nostro simile. “Si riemerge insieme a rivedere le stelle” si legge in un passo del libro. Ed è proprio il “farlo insieme” che esprime meglio il senso della comune determinazione: cercare in ciò che si ascolta qualcosa di sé, o cercare in sé qualche cosa del dolore degli altri. Guarire insieme da ferite che stanno sui corpi di chi le ha subite e di chi, insieme a loro, prova a dargli una voce e non lasciare che sussurrino al cuore di spezzarsi. E in quelle pagine è come se ognuno, medici e pazienti, facessero insieme la propria rivoluzione di umanità. I primi per provare a rispondere ai tanti perché che questa generazione dovrebbe porsi, i secondi per tornare a credere che l’uomo non sia solo quello che hanno visto tra deserti, mari, prigioni e nuove terre.

Perché i sommersi e i salvati a cui questo libro è dedicato, sono le quattordicimilasettecentoquarantaquattro vite sepolte nelle acque del mare Mediterraneo e tutti quelli che sono riusciti ad arrivare sull’altra sponda. Ma i sommersi e i salvati siamo anche tutti noi, chi decide che tutto questo è troppo per poter essere anche solo guardato e chi prova a guardare oltre e dare il proprio contributo per creare un nuovo collettivo senso di essere umani. Decidiamo di sommergere quando scegliamo di schedare, numerare, prendere impronte digitali invece che ricordare nomi, credere a storie, ascoltare paure e incoraggiare i sogni. È qui che il Senso di Umanità inizia ad imbarcare acqua. ...continua a leggere "L’umanità è scomparsa"

FONTE RANKANDFILE.CA

Di Zaid Noorsumar

Trentacinque organizzazioni in tutto il Canada si sono coalizzate per formare la rete per i diritti dei migranti il 18 dicembre, la Giornata internazionale dei migranti. L'alleanza mira a lottare per i diritti dei migranti e combattere l'ondata crescente di razzismo nel paese.

Unifor, Migrant Centre Resource Center Canada e No One is Illegal sono tra i membri della coalizione, che è composta prevalentemente da gruppi per i diritti dei migranti e organizzazioni sindacali.

Una piattaforma antirazzista e "educazione popolare"

Syed Hussan, coordinatore della Migrant Network Alliance for Change, ha detto che la rete lancerà una piattaforma in vista delle elezioni federali del 2019 sui principi dell'anticapitalismo, dell'antirazzismo e della giustizia dei migranti.

"Daremo un messaggio chiaro, coerente, forte ai partiti politici che non permetteremo loro di manipolare ulteriormente e dividerli come un modo per ottenere voti", ha detto Hussan, citando il tono sempre più nativista del partito conservatore e l'estrema destra

Ha detto che la retorica della destra politica contro i rifugiati ha avuto qualche risonanza all'interno della comunità dei migranti, che sarà affrontata attraverso l'educazione popolare.

Il bisogno di solidarietà tra la classe operaia e i migranti sarà un messaggio cruciale per affrontare la retorica frammentaria sull'immigrazione, che ha messo a confronto diversi tipi di migranti l'uno contro l'altro, ha detto Hussan. ...continua a leggere "Canada: la rete per i diritti dei migranti mira a unire migranti e lavoratori"

Fonte : ASGI che ringraziamo

Il dl 113/2018 (cd. decreto Salvini), convertito con l. 132/2018, rivela un disegno unificatore, lucido e crudele: colpire gli emarginati, privandoli di dignità e diritti. Gli avvocati, i pm ed i giudici sono chiamati ad una sfida densa di valori costituzionali, con cui affrontare consapevolmente quella “linea di politica criminale, di politica sociale e di politica tout court”che ne costituisce la cifra dominante.

di Livio Pepino
già consigliere della Corte di cassazione
direttore Edizioni Gruppo Abele

1. Tanto tuonò che piovve. Il decreto legge 4 ottobre 2018 n. 113, in tema di immigrazione e cittadinanza, è stato convertito, con piccole modifiche e integrazioni, nella legge 1 dicembre 2018, n. 132. Il Ministro dell’interno e segretario della Lega Matteo Salvini esulta. Non senza ragione, dal suo punto di vista. La rottura del sistema realizzata con il decreto – pur anticipata da provvedimenti di diversi governi e da tempo nell’aria – è, infatti, di grande portata.

I contenuti sono noti.

Si comincia con l’immigrazione.

Scompare il permesso di soggiorno per motivi umanitari (solo in parte sostituito da permessi parcellizzati per situazioni specifiche e limitate) e, con esso, la protezione che in questi anni ha contribuito in maniera significativa a dare attuazione al diritto di asilo previsto dall’articolo 10, comma 3, Costituzione; viene portato da 90 a 180 giorni il periodo massimo di possibile trattenimento nei centri di permanenza per i rimpatri (CPR) e viene introdotto il trattenimento per un massimo di 30 giorni in hotspot o in Centri governativi di prima accoglienza dei richiedenti asilo «per la determinazione o la verifica dell’identità e della cittadinanza» (così aumentando a dismisura l’area della detenzione amministrativa, id est del carcere senza reato); viene sostanzialmente smantellato il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestito dai Comuni (SPRAR), espressione di un modello di accoglienza inclusivo e diffuso sul territorio da oggi riservato esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati, mentre i richiedenti asilo possono trovare accoglienza solo nei centri governativi di prima accoglienza e nei centri di accoglienza straordinaria (CAS); in caso di diniego dell’asilo è previsto, anche in pendenza di ricorso, l’obbligo di lasciare il territorio dello Stato (salvo gravi motivi di carattere umanitario) per chi è sottoposto a procedimento penale o condannato, anche con sentenza non definitiva, per alcuni reati gravi e di media gravità; viene previsto il rigetto della domanda di asilo per manifesta infondatezza in una pluralità di ipotesi, tra cui quelle, non certo eccezionali per chi fugge da guerre o persecuzioni, di ingresso illegale nel territorio dello Stato e di mancata presentazione tempestiva della domanda; viene affidata ai Ministeri degli esteri, dell’interno e della giustizia la predisposizione e l’aggiornamento di un «elenco dei Paesi d’origine sicuri» per i cui cittadini il diritto di asilo è concedibile solo in presenza di «gravi motivi» di carattere personale; vengono aumentati gli adempimenti a carico delle cooperative sociali che si occupano di migranti (e di esse soltanto) con la previsione dell’obbligo di pubblicare trimestralmente nei propri siti Internet o portali digitali «l’elenco dei soggetti a cui sono versate somme per lo svolgimento di servizi finalizzati ad attività di integrazione, assistenza e protezione sociale». ...continua a leggere "Le nuove norme su immigrazione e sicurezza: punire i poveri"