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Fonte : fortebraccionews

Morta di fatica. Paola Clemente è morta di fatica. Nel 2015, il 13 luglio. Esattamente quattro anni fa. Nelle campagne di Andria, contrada Zagaria. Mentre era intenta all’acinellatura dell’uva, un’attività massacrante, che costringeva questa signora di 49 anni a stare per ore con le braccia tese e il capo rivolto verso l’alto, per individuare e scartare i chicchi più piccoli, perché sulle nostre tavole arrivassero dei bei grappoli dagli acini omogenei. 40 gradi all’ombra, fuori, in quell’estate maledetta. Molto più caldo dentro, sotto ai tendoni dove questo lavoro si compie, con l’effetto serra che moltiplica a dismisura la percezione del calore. È morta di fatica, Paola. È morta di sfruttamento. È morta di necessità. Perché quei pochi euro al giorno che riceveva dopo aver affrontato una sveglia in piena notte, un lungo viaggio in pullman, una giornata massacrante di lavoro, e il lungo viaggio in pullman per tornare a casa, alla sua famiglia servivano per tirare avanti. È morta stritolata dal sistema infame del caporalato, che lucra sulla disperazione e sul bisogno. Paola è morta di fatica. Non era certo la prima. E purtroppo non è stata neanche l’ultima.

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Come il Sindacato può intervenire nella frattura sempre più profonda tra consumo e lavoro, in una filiera – quella alimentare – così centrale per la nostra sopravvivenza e in cui allo stesso tempo si addensano così tanti  fenomeni di illegalità e sfruttamento?

Questa la domanda centrale che ha interrogato il Consiglio Generale della Fiom di Bologna che si è tenuto lo scorso 27 Settembre, con la partecipazione di Roberto Iovinodella Flai-Cgil NazionaleFabio Ciconte giornalista e direttore di TerraFiore Zanibonidi Libera Bologna, l’Associazione Campi Aperti e Maurizio Lunghi, segretario generale della Cgil Bologna.

L’aver deciso di affrontare il tema non attraverso un momento seminariale o una iniziativa pubblica ma in una riunione del Consiglio Generale ha un significato preciso: chiamare in causa direttamente le delegate e i delegati delle Aziende Metalmeccaniche bolognesi e tutto l’Apparato, non solo in una doverosa operazione di informazione e svelamento di vecchi e nuovi meccanismi di sfruttamento, ma in una più chiara affermazione della necessità di mettere in campo tutte le iniziative necessarie ad effettuare una grande operazione di ricomposizione, capace di rendere le battaglie dei braccianti agricoli, una lotta di tutte e tutti.

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