Vai al contenuto

Fonte Equaltimes.org

di Laura Villadiego

Visti dall'alto, gli allevamenti di gamberetti che punteggiano la costa della provincia thailandese di Surat Thani formano un mosaico acquoso di piscine. La vista da terra, tuttavia, presenta un'immagine diversa: la maggior parte di queste fattorie sono nascoste dietro alti muri e le informazioni su ciò che accade dietro di loro sono difficili da trovare.

L'industria della pesca in Thailandia, il principale produttore mondiale di gamberetti , è stata oggetto di anni di critiche per la sua opacità e di numerosi scandali di abusi sul lavoro in varie fasi della catena di produzione. Nonostante le riforme intraprese dal governo negli ultimi anni, gli allevamenti ittici continuano ad essere un importante punto di contesa nel settore.

“I lavoratori dell'acquacoltura [in Thailandia] vengono solitamente assunti da altri paesi, come il Myanmar [Birmania], e vivono sul posto negli allevamenti ittici. Le condizioni sono spesso dure quando il lavoro viene svolto sotto il sole ", afferma la data scientist Juliette Alemany di FairAgora Asia, una società di consulenza con sede in Thailandia specializzata in tracciabilità nell'industria alimentare. Nascoste dietro queste mura, alcune aziende non sempre registrano i propri dipendenti o rispettano le leggi sul lavoro esistenti.

Ma una semplice applicazione mobile sviluppata da FairAgora Asia potrebbe aiutare a cambiare la situazione fornendo un picco virtuale dietro queste mura e facendo luce su ciò che accade in questi allevamenti ittici.

Basata sulla tecnologia blockchain digitale (un registro condiviso che garantisce la veridicità delle operazioni Internet), FairAgora Asia ha progettato la sua piattaforma digitale VerifiK8 per aiutare le aziende a monitorare e riferire sulle loro condizioni di lavoro e sull'impronta ambientale.

“È uno strumento digitale che monitora l'impatto sociale e ambientale [delle aziende]. Controlla i parametri sociali [forniti dalle aziende] rispetto ai dati di produzione per scoprire se le aziende lungo la catena di produzione sono dalla parte "rossa" o "verde" in termini di impatto ", afferma Emmanuelle Bourgois, fondatrice di FairAgora Asia.

...continua a leggere "La tecnologia blockchain digitale può migliorare le condizioni di lavoro nel Sud del mondo?"

Fonte Sicurezzaelavoro

Ancora un’altra tragedia sul lavoro nell’agricoltura piemontese. È avvenuta il 3 settembre 2020 a Cavallermaggiore (Cuneo), in una ditta a gestione familiare, in uno spazio confinato, in un silo.

La memoria corre all’esplosione del silo del Molino Cordero del 16 luglio 2007, sempre nel cuneese (a Fossano), in cui morirono cinque operai.

Allora un silo di farina saltò in aria, in questa occasione un altro silo, alto 40 metri, che conteneva mais triturato in fermentazione, ha avvelenato due giovani operai, i fratelli Davide e Francesco Gennero, di 22 e 25 anni, che lavoravano nell’azienda di famiglia specializzata nell’allevamento di mucche Frisone per la produzione del latte, uccidendo subito il più giovane, Davide, e intossicando gravemente l’altro, Francesco, che morirà poi in ospedale a Savigliano, il 6 settembre 2020, dopo tre giorni di coma (e la famiglia donerà i suoi organi).

“Nell’attesa che vengano chiarite le dinamiche dell’incidente – dichiara Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – constatiamo tristemente come si continui a morire negli ‘spazi confinati’, spesso per una mancata o errata valutazione dei rischi, oppure per non aver stabilito e rispettato precise procedure operative per la pulizia, la manutenzione e l’accesso a silos, vasche, fosse biologiche, depuratori o serbatoi per lo stoccaggio di gas, polveri o liquami, oppure in cui sono stati utilizzati prodotti pericolosi per la pulizia delle superfici, magari ad opera di ditte esterne”.

Ricordiamo i quattro operai morti asfissiati alle acciaierie Lamina di Milano il 16 gennaio 2018, ma anche i cinque morti a Molfetta (Bari) del 3 marzo 2008 e i sei morti dell’11 giugno 2008 a Mineo (Catania) in quel terribile 2008 che sollevò l’attenzione dell’opinione pubblica sulle morti sul lavoro negli spazi confinati.

“Si tratta di infortuni sul lavoro che hanno spesso esiti mortali – conclude Quirico – e che spesso coinvolgono anche i soccorritori che, per aiutare un collega in lavoro in fin di vita, intervengono senza adottare le opportune precauzioni (ad esempio, indossando respiratori) e fanno la stessa tragica fine del primo infortunato. Auspichiamo una maggiore formazione e investimenti adeguati in dpi e attrezzature, soprattutto nel settore agricolo, in cui soprattutto le piccole aziende familiari non hanno risorse per investire in sicurezza, come ci ricordano i tanti morti nel ribaltamento di vecchi trattori agricoli”.

Eliana Puccio

DONNE, RAZZISMO E CAPITALISMO (IV)

 

 

 

FONTE : CTXT.ES
Le vite di addetti alle pulizie, assistenti, assistenti, infermieri ... sono importanti. Queste donne, i legami più precari nell'assistenza sanitaria, si trasferiscono da Madrid a Buenos Aires per rivendicare i propri diritti

Autrice : Josefina L. Martínez

Addetti alle pulizie, guardie, assistenti, badanti, infermieri ... i loro corpi esausti sono gli anelli più precari nella catena dell'assistenza sanitaria. Quelli che sono stati esposti in prima linea per combattere una pandemia che nessuno si aspettava e per la quale non eravamo preparati. Da Madrid alla provincia di Buenos Aires, in Argentina, si organizzano contro privatizzazioni e tagli, perché anche la vita dei lavoratori conta e la salute non deve essere un affare.

“Siamo essenziali. Senza una buona pulizia, un ospedale non funziona "

Durante la prima ondata della pandemia, gli addetti alle pulizie sono stati al centro della tempesta. A Madrid, epicentro della crisi, hanno rischiato la vita per disinfettare i pronto soccorso, pulire i pavimenti e le sale operatorie, senza un'adeguata protezione. E come sono stati pagati? Il governo di Díaz Ayuso ha annunciato il 3 giugno la privatizzazione del servizio di pulizia dell'Ospedale Gregorio Marañón (l'unico ospedale della città che fino ad ora mantiene le pulizie nel proprio personale). Grazie alla lotta dei lavoratori e alle denunce presentate dai sindacati, la gara è stata rallentata, ma può essere ripresa in qualsiasi momento. Per questo si sono organizzati e sono ancora sul sentiero di guerra. In piena estate, nei mesi di luglio e agosto, si potevano vedere nelle loro vesti verdi e gialle davanti alle porte dell'ospedale, accompagnato da vicini, studenti e organizzazioni di solidarietà. Adesso stanno preparando una grande manifestazione per settembre.

...continua a leggere "“Per loro siamo come siringhe, usa e getta”"

Da ieri lo stabilimento Lamborghini di S.Agata Bolognese è fermo. L’azienda, parte del gruppo Audi-Volkswagen, ha deciso di concerto con i sindacati di fermare l’attività del sito fino al 25 marzo. Nello stabilimento lavorano 1800 persone, di cui 900 impegnate nell’attività produttiva diretta. “Ci fermiamo, – spiega il presidente e ad Stefano Domenicali – per un atto di sensibilità nei confronti delle persone e del tessuto sociale. Abbiamo sempre rispettato le indicazioni della normativa e della Presidenza del Consiglio ma in questo momento, in un’ottica di responsabilità sociale, ci pare giusto rispondere alla sensibilità delle persone. Che ad ogni modo potrebbero lavorare in piena sicurezza nel rispetto dei criteri indicati nel decreto. Noi però in questa fase percepiamo nelle persone una situazione psicologica molto pesante”.

Per il personale amministrativo si utilizzerà lo smart working, mentre per gli addetti della fabbrica sono sul campo diverse ipotesi: ferie, utilizzo della banca-ore, flessibilità negativa oppure ammortizzatori sociali.

“Gli ammortizzatori sociali potrebbero arrivare in modo retroattivo – spiega Michele Bulgarelli, segretario Fiom Bologna – con decisioni che verrano prese all’interno di un tavolo già convocato entro la prossima settimana per decidere in che modo dare copertura allo stop. Non siamo stati a discutere sulle tecnicalità, un accordo si troverà. Questa intesa è anche il frutto di un modello avanzato di relazioni sindacali che esiste in questo territorio”.

Anche Ducati ha deciso di fermare la produzione negli stabilimenti di Borgo Panigale.

L’opera indirizza l’attenzione verso l’aspetto organizzativo e sulle interazioni che le molteplici carenze sociali, espresse oggi dal “sistema azienda”, trasformano in difetti tecnologici e in difetti comportamentali degli individui che formano la microsocietà aziendale.
Il magnetismo esercitato dalla tecnica sull’uomo attira prevalentemente su di sé anche l’attenzione di chi effettua l’analisi dei rischi nei luoghi di lavoro e le indagini conseguenti a infortuni e incidenti di varia entità. Una simile visione tecnocentrica deforma i connotati del problema sicurezza, dimenticandosi degli aspetti comportamentali individuali e dell’influenza esercitata dall’organizzazione aziendale.
Questo studio, indirizzato non solo agli operatori aziendali e ai consulenti in materia di sicurezza, ma anche ai formatori e agli “attori” aziendali che rivestono ruoli di responsabilità nei vari settori, indaga sul fenomeno errore, inquadrandolo in tre differenti ambiti: individuale, tecnologico, organizzativo.
Tali aspetti interagiscono tra loro consentendo che errori latenti, conseguenti, concomitanti e interconnessi in vario modo, conducano al verificarsi dell’infortunio.
Individuare gli errori e le connessioni che li legano, in una sorta di tracciato che collega la fonte del pericolo all’infortunio, significa, non solo porre in atto tecniche avanzate di prevenzione antinfortunistica, ma anche promuovere lo sviluppo di una cultura della sicurezza.
Ciò che emerge a chiare lettere dal volume e dai numerosi esempi citati è che gli errori individuali, così come quelli tecnologici, su macchinari impianti e processi, sono in buona parte costruiti a livello organizzativo.

vedi la Recensione completa sulla Rivista AMBIENTE E LAVORO 

FONTE EQUALTIMES.ORG CHE RINGRAZIAMO 

Autrice Maria José Carmona

Lo scorso maggio, il 23enne cittadino nepalese Pujan Koirala, un corriere della società spagnola Glovo, è stato ucciso mentre effettuava una consegna. Pujan non aveva un visto di lavoro e lavorava sotto il profilo di un altro pilota. Nella foto sopra, le persone a Barcellona mostrano proteste per la morte di Koirala. (Isaac Santana)

Un'infermiera che lavora in un ospedale, un corriere che consegna cibo a casa, una donna delle pulizie che pulisce le camere d'albergo, un impiegato che accumula straordinari, il barista che deve accumulare due o tre lavori per sbarcare il lunario. Nessuno chiamerebbe questi lavori pericolosi in se stessi, eppure è esattamente quello che sono diventati oggi.

Entro il 2019, non è necessario aggrapparsi alle impalcature per rischiare la vita. Precarietà, stress e superlavoro ti fanno star male. Possono persino uccidere. E anche più degli incidenti stessi.

Di tutti i decessi registrati ogni giorno per cause legate al lavoro ( 7.500 secondo l'OIL ), meno del 14% di questi si verifica "sul posto". La stragrande maggioranza di questi decessi, circa 6.500, si verificano lentamente a causa di una lunga malattia fisica ( cardiocircolatorio, respiratorio, legato al lavoro , ecc.) O di malattia mentale.

Gli ambienti in cui lavoriamo oggi sono molto più sicuri di quelli di 30 anni fa, ma la salute fisica ed emotiva dei dipendenti rimane fragile. E per una buona ragione. Da un lato, si può notare che i rischi esistenti in precedenza sono persistiti: nell'Unione europea , il numero di incidenti mortali associati al settore delle costruzioni è aumentato in modo significativo negli ultimi anni. D'altro canto, i rischi emergenti, in particolare quelli associati all'economia digitale e ai rischi psicosociali , stanno aumentando. Questi sono rischi come stress, affaticamento o molestie legati all'organizzazione del lavoro, programmi, requisiti o incertezza.

 

...continua a leggere "Incidenti sul lavoro di cui non parliamo"

Il lavoro della Procura e del commercialista Paolo Rivella per le parti civili ha trovato conferma piena nel verdetto della Corte d’Appello di Firenze

VIAREGGIO. «Tenuto a garantire» in virtù «della titolarità dei poteri» di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato «le condizioni tecniche di sicurezza della circolazione dei treni e dell’esercizio ferroviario, in base alle disposizioni a contenuto cautelare» vigenti in Italia, non ha provveduto , invece, in tal senso. È il senso della contestazione mossa dalla Procura di Lucca, fin dai primi passi dell’inchiesta sul disastro ferroviario di Viareggio, nei confronti di Mauro Moretti. Condannato oggi a 7 anni di carcere dalla sentenza d’appello, nella doppia vesta di ad di Rfi e di ad di Ferrovie.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SU ILTIRRENO

FONTE EUROPAVIVA21

Il portavoce di Partecipazione sociale Gilberto Minguzzi e il portavoce di Alfonsine solidale Angelo Antonellini hanno scritto una Lettera aperta al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi di Maio e al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa per bloccare l’autorizzazione concessa alla società Edison Spa ad operare nel sito di San Potito/Cotignola per lo stoccaggio sotterraneo di metano.

“La versione finale del decreto “semplificazioni” rafforza tutti gli interrogativi sorti recentemente in relazione alla richiesta di aumento della pressione dello stoccaggio del gas nel sito ex ENI di San Potito/Cotignola. – scrivono Minguzzi e Antonellini – In realtà il territorio investito si allarga a porzioni dei comuni di Bagnacavallo, Solarolo, Castel Bolognese, Faenza e soprattutto a buona parte del Comune di Lugo.”

“L’iter seguito non ha cambiato le cose per le attività di stoccaggio di gas naturale in sotterraneo che continuano a rivestire “carattere di interesse strategico” e “di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”, come previsto dall’operazione “sblocca Italia” varata dal governo Renzi l’11 novembre del 2014. Ormai è storia vecchia: “Edison Stoccaggio” aveva rilevato dall’ENI il giacimento esaurito per riempirlo di gas nel periodo estivo per poi svuotarlo nel periodo invernale, non nascondendo i risvolti economici dell’investimento che però si sono rivelati più ridotti: la capacità di stoccaggio non era di 400 milioni di metri cubi ma soltanto di 220. Inizia da qui il pressing della concessionaria per recuperare una capacità di stoccaggio in linea con le aspettative iniziali, fino alla richiesta di un aumento della pressione superiore a quella giudicata naturale di 200 bar (da subito del 7% e poi del 20%). Il tutto sulla base di un semplice “studio ambientale” commissionato da Edison Stoccaggio ad un’azienda di sua fiducia.”

...continua a leggere "Bloccare l’autorizzazione concessa alla società Edison Spa: lo chiedono i Gruppi civici della Bassa Romagna"

SEGNALAZIONE

FONTE PUNTOSICURO.IT

Autore: Gerardo Porreca

Categoria: Sentenze commentate
01/10/2018: Nelle strutture aziendali complesse, ai fini dell'individuazione del garante della sicurezza e delle relative responsabilità, occorre fare riferimento al soggetto, datore di lavoro dirigente o preposto, espressamente deputato alla gestione del rischio.

Due sono i principi ormai consolidati in giurisprudenza che vengono richiamati dalla Corte di Cassazione in questa sentenza che ha riguardato una contravvenzione contestata al datore di lavoro e al direttore di cantiere di un’impresa di costruzione per avere messo a disposizione dei lavoratori un’attrezzatura non rispondente alle disposizioni di legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro ad essa applicabili. In tema di infortuni sul lavoro, ha ribadito la suprema Corte con riferimento al primo principio, la posizione di garanzia grava, ai sensi dell'art. 299 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, anche su colui che, pur non essendo stato formalmente investito, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti al datore di lavoro e ad altri garanti ivi indicati, sicché l'individuazione dei destinatari degli obblighi posti dalle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro deve fondarsi non già sulla qualifica rivestita, bensì sulle funzioni in concreto esercitate che prevalgono, quindi, rispetto alla carica formale attribuita al soggetto. >>>>

L'ARTICOLO SEGUE ALLA FONTE PUNTOSICURO.IT