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a cura di Rita Longo, Dors  che ringraziamo 

 

Introduzione

Il documento proposto è un POSITION PAPER, che individua le priorità per promuovere e proteggere la salute mentale della popolazione, in particolare dei gruppi più fragili, nel post covid19.

Le priorità strategiche derivano da ricerche documentali su studi empirici e revisioni sistematiche, da due survey sulla popolazione realizzate nelle prime settimane della pandemia in Gran Bretagna (marzo 2020), e dalle elaborazioni/analisi di un panel di esperti nazionale (provenienti dall’Accademia delle Scienze Mediche della Gran Bretagna e dell’ente di ricerca sulla salute mentale MQ – Tansforming Mental Health).

Viene proposta una tipologia di ricerca che sia caratterizzata da:

  • standard di elevata qualità
  • collaborazione internazionale e prospettiva globale
  • focus specifico sull’individuazione delle modalità di contrasto dell’impatto che la pandemia ha sulla salute mentale dei gruppi vulnerabili

L’auspicio degli autori è che la strategia delineata dal Position Paper possa essere adottata da ricercatori di vari Paesi, oltre alla stessa Gran Bretagna.

...continua a leggere "Le priorità di ricerca per mitigare/contrastare gli effetti della pandemia sulla salute mentale della popolazione: il Position Paper britannico"

Riteniamo utile proporre la lettura del Documento del Consiglio di indirizzo e vigilanza  (CIV) dell'Inail articolato in cinque missioni e 104 obiettivi strategici, il documento del Consiglio di indirizzo e vigilanza tiene conto delle ricadute su tutte le attività dell’Istituto dell’epidemia da Covid-19, a cui è dedicato un programma di ricerca specifico. Ecco la presentazione del Documento che abbiamo ripreso dal sito delll'Inail : 

ROMA - Con la delibera numero 8 del 12 maggio, il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inail ha approvato la relazione programmatica per il triennio 2021-2023. Articolato in cinque missioni – politiche previdenziali, tutela della salute, politiche per il lavoro, ricerca e innovazione, servizi istituzionali e generali – e in 104 obiettivi strategici, il documento tiene conto delle gravi ripercussioni per il Paese dell’epidemia da nuovo Coronavirus e delle sue ricadute sulle attività dell’Istituto.  

FONTE DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT

In questa newsletter presentiamo alcune esperienze di innovazione dei servizi di medicina territoriale attive in Italia, con cui siamo entrati in contatto nell’ultimo anno. La rassegna non è esaustiva, perché sappiamo che in Italia si stanno sviluppando molte esperienze, anche a livello di sistemi regionali.Le esperienze si collocano nell’ambito di uno sforzo di innovazione dei modelli di servizio, che coinvolgono aspetti di importanza centrale per qualificare la medicina territoriale e prefigurarne l’evoluzione in varie direzioni. Uno stimolo particolarmente rilevante è venuto dal Piano Nazionale Cronicità, che ha costituito un quadro normativo istituzionale per lo sviluppo di nuovi modelli di medicina territoriale.

A dispetto della varietà delle esperienze, tuttavia, possiamo rilevare che a livello generale nel paese la presenza di forme tradizionali di intendere i servizi, dal ruolo dell’ospedale, alla separatezza operativa dei punti di contatto con i cittadini, costituiti dai medici di medicina generale, dagli specialisti, dalle differenti strutture, ecc., ai limiti di funzionalità dei sistemi informativi per la gestione unitaria dei problemi del cittadino, continuano a costituire la forma prevalente di organizzazione dei servizi territoriali. Ciò genera una serie di problemi aperti e di difficile soluzione, come le liste d’attesa, il ruolo anomalo del pronto soccorso, la difficolta a gestire la multi-cronicità in modo integrato, ecc.

Il tema della diffusione dei modelli innovativi di medicina territoriale, quindi, rappresenta un tema chiave per migliorare la qualità e l’equità della sanità pubblica, da diversi punti di vista. In questo senso le esperienze, raccolte nelle pagine che seguono, a cui è stato chiesto di fornire una breve presentazione, rappresentano uno stimolo interessante. Se avessimo allargato questa rassegna ad altre esperienze, avremmo osservato un aumento della varietà di articolazioni dei modelli di intervento e delle soluzioni di governance e operatività adottate. L’adattamento locale può rappresentare una qualità necessaria dei modelli, tuttavia, come in molti altri campi di attività e servizi, solleva la domanda implicita circa le effettive ragioni dei differenti assetti e soluzioni sperimentate. In altre parole, rimane prioritaria l’esigenza di diffondere i modelli innovativi, ma associata all’esigenza di riflettere sulle coordinate dei modelli e su ciò che le differenti soluzioni organizzative possono favorire o ostacolare, soprattutto riguardo al conseguimento di elevati livelli di integrazione dei sistemi sanitari e con i servizi di welfare, al fine di migliorare la salute delle persone e l’equità.

In questo senso possiamo anche leggere le differenti esperienze come traiettorie di evoluzione, che dovrebbero caratterizzare il sistema nel suo complesso. Questa prospettiva è tutt’altro che scontata, insieme agli sforzi di allargamento di alcune esperienze, osserviamo la preoccupazione di molte, che rimangono progetti sperimentali, che si sviluppano in modo piuttosto esterno ai servizi sanitari e che sembrano affidare la continuità della loro esperienza a risorse e decisioni che ruotano intorno a progetti e finanziamenti di vari soggetti territoriali. Peraltro, anche sperimentazioni condotte all’interno del sistema sanitario possono essere messe in discussione, se non prevale la consapevolezza che lo sviluppo dei modelli territoriali integrati costituisce il cuore della missione della sanità pubblica sui temi della cronicità e della prevenzione.

Per quanto detto, nei prossimi mesi avvieremo diverse iniziative di approfondimento e studio dei modelli di medicina territoriale, attingendo ad esperienze italiane e alla letteratura internazionale, in collaborazione con diversi soggetti e contesti, con l’obiettivo di esplicitare e discutere le dimensioni critiche culturali, organizzative e contestuali che dovrebbero essere considerate nella definizione dei modelli operativi e del ruolo trainante della sanità pubblica.

Tra queste, nelle esperienze sembrano assumere particolare rilievo 5 dimensioni:

  1. il carattere di medicina di iniziativa/ proattività assunta dalla sanità pubblica, che implicherebbe spostarsi nel territorio perché il territorio è l’ambiente di vita delle persone, dove è necessario costruire salute;
  2. il livello di autonomia e protagonismo degli operatori, innanzitutto della sanità pubblica e delle altre aree del welfare pubblico, e soprattutto delle equipe multi-professionali, trasversali ai ruoli, alle specializzazioni e agli ambiti di attività, come alle strutture e amministrazioni di appartenenza, anche non sanitarie;
  3. la capacità di attivare e coinvolgere le persone destinatarie del servizio, senza tralasciare le organizzazioni di varia natura che operano sul territorio, in modo che possano esprimere i loro bisogni, il loro potenziale e la loro visione e che la missione del servizio possa essere modellata e sviluppata in modo sinergico e coordinato con queste specificità;
  4. la capacità di creare e valorizzare la risorsa del capitale sociale, legami solidaristici, di cooperazione attiva e di espressività di capacità delle persone, adattandosi ai diversi territori. Ci sono luoghi dove sono più forti, mentre in altri (es. nelle aree degradate delle città o nelle montagne spopolate) questi legami sociali dovrebbero essere riattivati, con una strategia specifica;
  5. la capacità di disegnare i ruoli (dal ‘case manager’ al ‘contest’ o ‘community manager’?) e i sistemi organizzativi e informativi e di utilizzare spazi e luoghi fisici, per sostenere una funzionalità dei servizi coerente con la missione della cooperazione e dell’integrazione, tra servizi, con il territorio e con altre politiche e servizi locali.

Queste dimensioni emergenti suggeriscono di utilizzare due domande chiave per la progettazione, l’autovalutazione e la valutazione delle esperienze che mirano a far evolvere i servizi di medicina territoriale della sanità pubblica, su cui noi intendiamo lavorare:

1 – In che misura cresce la qualità del processo di servizio verso i bisogni della persona? (Qualità tecnico professionale? Qualità relazionale con la persona? Qualità di integrazione tra ambiti e professioni nei servizi sanitari e con altri)

2 – In che misura cresce la qualità del radicamento dei servizi per la salute nella comunità? (Il processo genera attivazione di persone e gruppi con finestre appropriate al target e alla comunità? Il processo innesca capitale sociale? Il processo apre alle persone spazi di coordinamento, partecipazione e decisione sui problemi che incontrano?)

A cura di

Silvia Pilutti -Prospettive Ricerca Socio-Economica

Roberto Di Monaco  – Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società

Fonte Osha.eu

I sistemi di allarme e sentinella possono fornire ai responsabili politici e alle figure attive nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro un’allerta precoce sui rischi nuovi ed emergenti e sulle malattie correlate al lavoro. La relazione analizza in dettaglio un insieme di approcci, adottati sia all’interno sia all’esterno dell’UE, che si sono rivelati efficaci nel quadro dei sistemi di allarme e sentinella.

Inoltre, prende in esame come riprodurre tali approcci in altri paesi e come integrare una funzionalità di allarme nei sistemi di monitoraggio esistenti. La relazione, infine, conclude che è fondamentale migliorare la natura della comunicazione per quanto riguarda il contributo che i sistemi di allarme e sentinella apportano alle politiche e alla prevenzione basate su dati oggettivi, mantenere motivato chi trasmette le segnalazioni a tali sistemi e garantire un adeguato sostegno politico e sufficienti risorse finanziarie, oltre che promuovere la cooperazione internazionale e la condivisione di dati nell’UE.

Leggi il comunicato stampa

Scarica la relazione finale e la sintesi

Ulteriori informazioni sui sistemi di allarme e sentinella

IN-TER-VÌ-STA-TI
Palazzo Pirelli Milano, Piazza Duca d’Aosta Auditorio Gaber
martedì 20 novembre 2018 ore 10:00 - 14:00

Coordinamento Interregionale Area Prevenzione - Gruppo Tecnico Interregionale SSL
sono disponibili presentazioni e relazioni

Il link con i materiali

Segnalazione

Fonte Inail.it 

La Sezione ‘Sistemi di sorveglianza e gestione integrata del rischio’, del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail, ha condotto un’analisi degli infortuni nel settore marittimo-portuale, anche nel quadro di una collaborazione con gli enti competenti, allo scopo di approfondire le problematiche della sicurezza sul lavoro.

Immagine Lavoratori del Mare

L’analisi è effettuata sulla base dei dati derivanti da due fonti informative: le schede di rilevazione degli infortuni subiti dai lavoratori marittimi indirizzate alle Capitanerie e l’archivio Infor.Mo che riposta le informazioni sui fattori causali evidenziati nel corso delle inchieste infortuni condotte dalle Asl. Nel report è presente anche una sintetica descrizione del profilo di rischio nel settore marittimo-portuale.

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2018
Disponibilità: Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

 

Il Dipartimento sicurezza sul lavoro di CGIL  CISL UIL di Ascoli Piceno (Collina, Ionni, Bianchini) ha analizzato i dati Inail nazionali relativi agli infortuni e malattie professionali del 1°semestre 2018.

CASI MORTALI Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale nei primi sei mesi di quest’anno sono state 469, quattro in meno rispetto alle 473 dell’analogo periodo del 2017 (-0,8%).

C’è una diminuzione dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 337 a 331, mentre quelli occorsi in itinere, ovvero nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, sono aumentati di due unità (da 136 a 138).

Nei primi sei mesi del 2018 si è registrato un aumento di 18 casi mortali (da 401 a 419) nella gestione Industria e servizi, mentre in Agricoltura i decessi denunciati sono stati 13 in meno (da 56 a 43) e nel Conto Stato nove in meno (da 16 a 7).

L’analisi territoriale evidenzia un incremento di sette casi mortali nel Nord-Ovest, di 12 casi nel Nord-Est e di due al Centro.

Diminuzioni si riscontrano, invece, al Sud (-9 decessi) e nelle Isole (-16). A livello regionale spiccano i 16 casi in più del Veneto (da 43 a 59) e i 12 in più della Calabria (da 5 a 17).

In calo gli infortuni mortali della componente maschile, nove in meno (da 427 a 418), mentre quella femminile ha registrato cinque casi in più (da 46 a 51).

...continua a leggere "INFORTUNI MORTALI E MALATTIE PROFESSIONALI, DEL 1° SEMESTRE 2018"

 

FONTE SNOP.IT

Lo stato dell’arte dei Sistemi Informativi della Prevenzione nei luoghi di lavoro

Un contributo di Alberto Baldasseroni

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