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In questa puntata parliamo di:
- Fanghi tossici da depurazione ad  elevata presenza d'inquinanti saranno "legalmente" sparsi sui terreni agricoli.
- Il ministro Salvini da la colpa dei nubifragi e della tempesta che ha sconvolto il Veneto agli "ambientalisti da salotto". Cosa ha fatto invece "l'ambientalista sovranista" Salvini? A suo tempo ha votato al Parlamento Europeo contro il Trattato di Parigi per contrastare il cambiamento climatico....
- Servono più risorse per sistemare il SSN.
- Vittime e disastri: l'Italia sempre più fragile e insicura a causa del cambiamento climatico.
- Frittura mista di micro notizie

IL PODCAST AUDIO DI DIARIO PREVENZIONE
( 31 MINUTI )

7,5 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio frane o alluvioni. Ora il Governo approvi un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa per fermare il consumo di suolo

Legambiente: «Il clima sta cambiando e la Penisola continua ad essere impreparata»

[5 novembre 2018]

Mentre infuria la polemica politica sulle vittime e sui disastri provocati in tutta Italia dell’ultima ondata di maltempo, Legambiente prova a fare il punto di una situazione che somiglia a una catastrofe diffusa e denuncia: «Dal Veneto alla Sicilia, dalla Liguria al Lazio, compresa l’isola di Ischia, sono tanti i territori colpiti in questi giorni e in queste ore dal maltempo con frane, esondazioni, trombe d’aria e tutto ciò che ne è conseguito. Da ultimo la strage di alberi nei boschi del Trentino, dell’Alto Adige, Veneto e Friuli e il maltempo che si è abbattuto sulla provincia di Palermo  dove si contano al momento dodici morti. Il clima sta cambiando, ormai è un dato di fatto, eppure l’Italia continua ad essere impreparata».

Il Cigno Verde ribadisce «l’urgenza di un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa che fermi il consumo di suolo, insieme ad un’intensa attività di prevenzione. Le città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare impatti di questa dimensione dovuti in primis ai cambiamenti climatici, che amplificano gli effetti di frane e alluvioni e che stanno causando danni al territorio e alle città mettendo in pericolo la vita e la salute dei cittadini».

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE:  GREENREPORT.IT

FONTE AMBIENTEINFORMA-SNPA

Articolo di Thomas Valerio Simeoni

Il tema del rischio ha assunto negli ultimi decenni una peculiare rilevanza nel dibattito sociale e scientifico, in particolare, in un contesto contrassegnato dallo spettro della guerra fredda e della catastrofe nucleare prima e dal nascere dei movimenti ambientalisti poi, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso. Altrettanto evidente è il fatto che le società attuali, nelle quali si è raggiunto un livello di sicurezza sotto molti punti di vista maggiore che in passato, sono esposte, a differenza delle epoche premoderne, da una parte ai tradizionali pericoli rappresentati dalle catastrofi naturali e, dall’altra, all’inedita prospettiva delle catastrofi provocate dagli esseri umani, o comunque legate alle loro attività, ed all’impatto della tecnologia.

Secondo una formula coniata dal sociologo tedesco Ulrich Beck, la società contemporanea è una “società del rischio” (Beck 1986), nella quale, superata la preoccupazione riguardo la scarsità dei beni e la loro distribuzione, che aveva dominato la scena sociale ed economica del XIX e prima metà del XX secolo, il problema fondamentale è rappresentato dalla necessità di limitare i rischi prodotti dalla società stessa, che sempre più hanno portata globale e portano con sé lo spettro della minaccia alla sopravvivenza della stessa umanità.

Nel passaggio alla modernità, dunque, sempre più situazioni e stati di fatto vengono attribuiti alle scelte dell’uomo: «In contrasto con tutte le epoche precedenti (inclusa la società industriale) la società del rischio è caratterizzata essenzialmente da una mancanza: l’impossibilità dell’imputabilità esterna delle situazioni di pericolo» (Beck 1986).

Anche secondo il sociologo Niklas Luhmann l’evento dannoso viene percepito sempre più come esito delle decisioni umane e sempre meno come fatalità. Per Luhmann il tema del rischio è dunque rilevante perché pone «la questione di quale idea di razionalità, di decisione, di tecnica, di futuro o semplicemente di tempo è presupposta quando si parla di rischio, oppure, in modo ancora più fondamentale, di come concepiamo la nostra società se rendiamo il rischio, che una volta riguardava soltanto i marinai, i raccoglitori di funghi e in genere persone che si esponevano ai pericoli, un problema che non si può né evitare né aggirare» (Luhmann 1991).

Un ulteriore ambito con cui è possibile indagare il concetto di “rischio” è costituito dalla difficoltà rappresentata dai diversi sistemi, scientifici e non, di pervenirne a una univoca definizione. La riflessione sul tema del rischio, soprattutto quando si muove sul piano ambientale o in quello della medicina, sembra destinata a rimanere vittima di due opposte tendenze: quella “scientistica”, secondo la quale è possibile una valutazione oggettiva e di validità universale dei rischi, e quella “antropologica”, secondo la quale non solo non è possibile un calcolo oggettivo, ma dove il concetto di rischio è intriso delle credenze profonde e dei modelli culturali che caratterizzano specifici sottogruppi della popolazione (Vineis 1999).
Sul fronte, ad esempio, dell’immaginario, il rischio e la catastrofe sono sempre stati parte delle grandi narrazioni epiche: dalle antiche storie dell’umanità fino al moderno consumo dei prodotti dell’industria culturale, eroi classici e supereroi moderni popolano mondi minacciati da diluvi, invasioni, epidemie e altre catastrofi con le quali devono cimentarsi con prove eccezionali per affermare il proprio statuto.

Ne emerge un concetto di rischio polisemico, che non può mai approdare a un’unica definizione perché afferente a molteplici e diversi aspetti, di volta in volta applicati e adattati a specifici argomenti o contesti, generando due distinti piani del simbolico: il primo è quello scientifico, denotativo, legato all’osservazione empirica dei fenomeni ed al calcolo probabilistico, mentre il secondo rimanda al connotativo, cioè alle diverse dimensioni in cui/con cui l’immaginario produce le forme della sua rappresentazione (informative, narrative, mitiche, artistiche, performative ecc.) destinate a permeare l’identità dei singoli, le culture e la società stessa (Luhmann 1996).

Possono (e, se possono, come possono) allora sincronizzarsi le rappresentazioni polisemiche con cui i sistemi della società trattano il rischio e le sue conseguenze? Oggi la tecnica e la consapevolezza delle possibilità ad essa collegate hanno occupato il terreno che prima era della natura: è cresciuto il timore per le conseguenze distruttive della tecnologia e per il rischio che viene attribuito alle decisioni, è aumentata la dipendenza del futuro dalle decisioni, facendone non più una continuazione rassicurante del passato, ma una frattura rispetto a questo (Luhmann 1991). ...continua a leggere "Esperti, pubblico e media nella comunicazione del rischio: un dialogo senza speranza?"

Bologna, 3 luglio 2018

Il giorno 20 luglio 2018 si terrà a Milano presso la sede della CGIL Lombardia in via Palmanova, 22 il convegno di presentazione del “Progetto Amianto”, una iniziativa volta a informare e tutelare i lavoratori dell’edilizia dal rischio amianto, nel corso dei lavori di ristrutturazione edile.

Guarda la Locandina dell’evento.

Si tratta di presentare un lavoro che ha prodotto un depliant informativo sul rischio amianto che corrono i lavoratori dell’edilizia. Lavoro che è stato possibile dalla comune volontà di alcune strutture della CGIL e più precisamente dalla FILLEA CGIL Nazionale e Lombarda, dalla CGIL Nazionale, Lombardia ed Emilia Romagna e dalla Camera del Lavoro di Milano. Il gruppo di lavoro era composto da: Tiziana Scalco (FILLEA Lombardia), Ermira Behri (FILLEA Nazionale), Claudio Iannilli (CGIL Nazionale), Massimo Balzarini (CGIL Lombardia), Andrea Caselli (CGIL Emilia Romagna), Addo Buriani (CDLM Milano), Carlo Vizzi (RLST Edilizia Parma) e col contributo di Emanuele Colombo per l’idea e la realizzazione grafica. ...continua a leggere "Milano 20 luglio 2018: Presentazione del progetto Amianto per la protezione dei lavoratori edili"

 

FONTE  ARPATNEWS

Riproduciamo dalla fonte Arpatnews l'intervista ad Andrea Cerase che ringraziamo . editor

Intervista ad Andrea Cerase, autore della monografia “Rischio e comunicazione. Teorie, modelli e problemi”

Su Arpatnews abbiamo pubblicato una serie di interviste ad esponenti di associazioni ambientaliste, giornalisti, professionisti della comunicazione, esperti delle tematiche della trasparenza, per approfondire temi quali la comunicazione, l'informazione ambientale e processi partecipativi.

Rivolgiamo qui qualche domanda ad Andrea Cerase, dottore di ricerca in Scienze delle Comunicazioni, ricercatore all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e cultore della materia all’Università la Sapienza di Roma. Oltre agli studi sulla comunicazione e gli impatti sociali del rischio, si è occupato di giornalismo e del rapporto tra media tradizionali e digitali e fenomeni di discriminazione ed esclusione sociale. Tra le sue numerose pubblicazioni sui temi del rischio si segnalano la recente monografia “Rischio e comunicazione. Teorie, modelli e problemi” (Egea, Milano, 2017).


Il rischio ed il conseguente senso di paura ed incertezza condiziona ormai fortemente la vita e le scelte dei cittadini. Secondo i suoi studi, quali sono i motivi che hanno portato alla centralità del concetto di rischio nella società contemporanea?

La rilevanza e la centralità del concetto di rischio si devono all’emergere di una tipica contraddizione della modernità: da un lato, il sapere tecnico-scientifico ha enormemente ampliato il dominio dell’uomo sulla natura, che appare sempre meno inconoscibile e imprevedibile che in passato. Dall’altro, lo stesso sapere tecnico-scientifico si è rivelato – per usare una metafora di Otwin Renn - una sorta di Vaso di Pandora, in grado di generare pericoli completamente nuovi, imprevedibili e spesso persino inconoscibili.

In una simile situazione, il concetto di rischio sta emergendo come cornice interpretativa unificante, in grado di dare forma a qualsiasi manifestazione dell’incertezza del nostro tempo. Questa inedita centralità culturale del rischio può essere letta in diversi modi: una delle interpretazioni sociologicamente più plausibili attiene alla paura di perdere il controllo sulla continuità della propria esistenza e della propria biografia, in linea con l’idea di “sicurezza ontologica” proposta da Giddens.

Di fronte ad un mondo che produce inesauribili promesse di sicurezza, la possibilità di deragliare – non per propria volontà - rispetto alla prescritta linearità del corso della propria esistenza a causa di una malattia, o per un deterioramento dell’ambiente fisico e sociale, tende a produrre sconcerto, paura e indignazione. Non a caso le preoccupazioni che maggiormente agitano il dibattito pubblico sono quelle che riguardano rischi imposti piuttosto che quelli liberamente scelti, e quelli che gravano sull’individuo e sul suo immediato contesto di riferimento.

...continua a leggere "Intervista ad Andrea Cerase, autore della monografia “Rischio e comunicazione. Teorie, modelli e problemi”"