Non è solo Trump il problema, ma l’élite economica dietro di lui

Il caos internazionale non è solo il frutto delle “intemperanze” di un presidente controverso, ma il risultato di un progetto sostenuto da una potente élite economica. 
Autore: Franco Cavalli
Fonte: areaonline che ringraziamo
Non passa giorno, ma talora addirittura più volte durante le 24 ore, senza che l’ineffabile presidente statunitense non finisca in prima pagina delle notizie mondiali. Che poi lo faccia in un modo che fa pensare a un qualche disturbo psichiatrico è un’altra storia. Sarebbe però sbagliato attribuire l’attuale disordine mondiale semplicemente al comportamento anormale di The Donald. Un po’ come fanno coloro che oggigiorno spiegano le nefandezze del nazismo con gli squilibri psichici di Hitler. Invece fu tutta l’élite economica tedesca a sostenere il regime: ben nota è la famosa cena del novembre 1932, quando alla fine dell’esposizione di Hitler sulle sue intenzioni, i grandi capi del capitalismo teutonico gli assicurarono il loro appoggio. Pur sapendo che la storia non si ripete, è comunque impressionante vedere una serie di similitudini tra quanto capitò cent’anni fa e cosa sta succedendo ora. Hitler arrivò al potere dopo elezioni democratiche. Questo per chi giustifica Trump e i suoi sodali con il fatto che hanno vinto le elezioni. Il nazifascismo cominciò a sfasciare l’ordine mondiale distruggendo la Società delle Nazioni (SdN) come ora Trump sta annichilendo l’ONU. Hitler consolidò il suo potere terrorizzando la popolazione con le squadracce dalle camicie brune come ora stanno facendo le bande dell’ICE (ormai un’armata personale del presidente) in una serie di città americane. Per quanto riguarda le basi sociali su cui Trump ha edificato il suo potere, bisogna ricordare che lui sta ora mettendo in pratica il piano che la potentissima e reazionaria Heritage Foundation aveva preparato con il cosiddetto Project 2025 (pubblicato in italiano da Chiarelettere, autore D.A. Graham). Basta andare a leggerselo per convincersene. Che poi siano soprattutto gli oligarchi stramiliardari, e non solo quelli della Silicon Valley, a sostenerlo è stato illustrato dalla loro presenza in prima fila alla cerimonia di insediamento del gennaio scorso.  Nessuno può ormai negare che The Donald stia a poco a poco restringendo e spesso abolendo molti dei meccanismi politici e giuridici che stanno alla base della struttura democratica statunitense. Fin dove arriverà è poco chiaro: c’è chi ora ipotizza che proclamando qualche stato d’emergenza nazionale possa addirittura disdire le elezioni di mid-term. Ma in proposito nessuno potrà dire “non sapevamo”: Peter Thiel, uno dei grandi oligarchi della Silicon Valley e capo ideologico dei supermiliardari, ha ripetutamente affermato che “lo sviluppo attuale delle strutture economiche non è più compatibile con il rispetto del vecchio ordinamento democratico”. Diversi di questi oligarchi hanno un patrimonio superiore a quello di uno o più stati ed è perciò “comprensibile” che s’arroghino il diritto di essere loro a dirigere le sorti del mondo. Un esempio lampante di questa degenerazione è il cosiddetto “Board of Peace” per Gaza dove siedono dittatori e criminali di guerra circondati da vari miliardari diretti da Trump, destinato a dirigere questa “ONU dei ricchi suprematisti” anche quando non sarà più presidente degli Stati Uniti. Questa élite economica del mondo anglosassone da un po’ sta anche giocando con l’idea di un possibile scontro militare con la Cina, prima che quest’ultima, grazie anche a colossali investimenti nel settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale, metta in pericolo il dominio statunitense, approfittando che, come ha detto anche The Donald, per intanto gli USA sono “militarmente molto più forti”. La sceneggiata sulla Groenlandia è probabilmente da inquadrare in questa prospettiva: a sud le basi militari statunitensi già circondano la Cina, se la si vuole attaccare militarmente bisogna però controllare anche il circolo polare artico. Ma su questo tema tornerò un’altra volta.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *