I veleni del capitalismo/1

Fonte: Antropocene che ringraziamo

Fonte: Climate&Capitalism – 30.11.2025

Questo è il primo di una serie di articoli di Ian Angus sulle sostanze chimiche mortali che il capitalismo diffonde in tutto il mondo.






L’omicidio sociale nell’Antropocene: veleni redditizi

«Il più allarmante assalto, fra tutti quelli sferrati dall’uomo contro l’ambiente, è la contaminazione dell’aria, del suolo, dei fiumi e dei mari con sostanze nocive e talvolta mortali. Questo inquinamento è, nella maggior parte dei casi, irreparabile; le sequenze di reazioni da esso scatenate, sia nel mondo che deve alimentare la vita, sia nella vita stessa dei tessuti, sono per lo più irreversibili». Rachel Carson [1]

Una delle caratteristiche fondamentali del capitalismo è la spinta all’innovazione, alla ricerca di nuovi modi per generare profitti e accumulare capitale il più rapidamente possibile. I difensori del sistema lo presentano come un bene assoluto, ma diverso non significa migliore. Troppo spesso questi nuovi prodotti redditizi hanno effetti collaterali letali che vengono scoperti (o resi pubblici) solo dopo che sono stati ampiamente utilizzati.

Come ha scritto il filosofo marxista István Mészáros, il capitalismo è «in grado di adottare misure correttive solo dopo che il danno è stato fatto; e anche tali misure correttive possono essere introdotte solo in forma molto limitata».[2]

Questo problema si è accentuato nel XX e XXI secolo, con lo sviluppo da parte dei laboratori industriali di un numero sempre maggiore di sostanze chimiche, di composti e di prodotti che non hanno equivalenti in natura. Nella maggior parte dei casi, non abbiamo idea dei danni che potrebbero causare a breve o lungo termine, o in combinazione con altre sostanze, perché non sono mai stati testati adeguatamente, ammesso che siano stati testati.

Quanti potrebbero essercene? Non lo sappiamo. Non esiste una banca dati internazionale che elenchi tutte le sostanze chimiche attualmente in produzione commerciale, né quali siano i loro effetti; inoltre, le varie banche dati nazionali hanno requisiti diversi per la loro registrazione e per le informazioni fornite.

Uno studio pubblicato nel 2020 ha individuato oltre 350.000 sostanze chimiche e miscele chimiche diverse in 22 inventari governativi di 19 paesi nordamericani ed europei. Di queste, l’identità chimica di oltre 50.000 sostanze registrate è dichiarata segreto commerciale, mentre in altri 70.000 casi le informazioni fornite erano insufficienti.[3] Quindi non sappiamo nulla dei possibili effetti di oltre un terzo delle sostanze chimiche registrate in commercio!

Queste cifre non includono l’Asia, dove la produzione totale di sostanze chimiche è 2,5 volte superiore a quella dell’Europa e del Nord America.[4]

Il numero di sostanze chimiche registrate e in produzione attiva a livello globale, pur con notevoli duplicazioni tra le diverse giurisdizioni [come TSCA negli USA e REACH in Europa], potrebbe superare il mezzo milione; per la maggior parte di queste sostanze le informazioni pubbliche sono scarse o inesistenti. 

Ci sono probabilità che questi numeri includano sostanze chimiche pericolose per la vita? Certamente sì.

In primo luogo, le sostanze chimiche registrate includono migliaia di pesticidi che, per definizione, uccidono gli organismi viventi. Solo negli Stati Uniti, ogni anno vengono utilizzati circa 390.000 chilogrammi di pesticidi nelle aziende agricole, nei prati e in altri luoghi.[5] Non è necessario utilizzarli direttamente per essere a rischio: nel 2023, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha trovato residui di pesticidi in oltre il 60% dei campioni alimentari analizzati.[6] L’ONU stima che ogni anno 200.000 persone muoiano per avvelenamento acuto da pesticidi: quasi tutte in paesi poveri dove la regolamentazione è scarsa o inesistente.[7]

I pesticidi non sono gli unici killer chimici registrati. Negli Stati Uniti, il Toxic Substances Control Act impone alle industrie di registrare tutte le sostanze che producono, distribuiscono, utilizzano o smaltiscono, che «possono presentare un rischio elevato per la salute o l’ambiente». Nel 2025 il registro includeva 86.862 sostanze di questo tipo, metà delle quali (42.578) sono attualmente utilizzate da aziende statunitensi.[8]

Sono troppe per poterle monitorare tutte, ma almeno sono state registrate. Ancora più spaventosa è una categoria non ufficiale che potrebbe essere molto più ampia: le sostanze che presentano un rischio sconosciuto o deliberatamente nascosto per la salute o l’ambiente.

Note

[1] Rachel Carson, Primavera silenziosa, Feltrinelli, Milano, 2019, p. 26.

[2] IstvánMészáros, The Challenge and Burden of Historical Time, Monthly Review Press, 2008, p. 383.

[3] Zhanyun Wang et al.Toward a Global Understanding of Chemical Pollution: A First Comprehensive Analysis of National and Regional Chemical Inventories,“Environmental Science and Technology”, gennaio 2020.

[4] UNEP, Global Chemicals Outlook II: From Legacies to Innovative Solutions, United Nations Environment Program, 2019.

[5] Pesticide, US Geological Survey, https://www.usgs.gov/centers/ohio-kentucky-indiana-water-science-center/science/pesticides.

[6] USDA, Pesticide Data Program Annual Summary Calendar Year 2023, U.S. Department of Agriculture Agricultural Marketing Service, 2024, p. 19.

[7] Report of the Special Rapporteur on the right to food, UN Human Rights Council, 2017.

[8] U.S. Environmental Protection Agency, Now Available: Latest Update to the TSCA Inventory, comunicato stampa, 14 agosto 2025.


Ian Angus

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Climate&Capitalism 30.11.2025


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