di Gino Rubini
Intervento al Convegno ” “DETERMINANTI SOCIO-ECONOMICO-AMBIENTALI e STILI DI VITA CONDIZIONANO BENESSERE e SALUTE: PREVENZIONE, CURA, ASSISTENZA” 22 novembre 2025
Vorrei cominciare con un’osservazione.
Dalla lettura dei dati dei report istituzionali sulla materia si può affermare che in molterealtà lavorative non sono diminuite le disuguaglianze rispetto alla esposizione ai rischi per la salute e la sicurezza tra lavoratori dello stesso comparto lavorativo, che svolgono le stesse mansioni e che dovrebbero essere tutelati con gli stessi standard previsti dalle norme: in Italia il Dlgs 81/2018.
Come sappiamo, i determinanti sociali, economici, culturali e tecnici che definiscono l’esposizione a rischio in uno specifico e preciso processo produttivo dipendono dalla struttura dell’impresa, dalle disponibilità finanziarie e dalla sua collocazione nella filiera della produzione del valore.
Purtroppo le modifiche legislative attinenti al diritto del lavoro e alla definizione delle responsabilità dell’azienda, negli ultimi dieci anni non sono state orientate al miglioramento delle condizioni di lavoro e degli standard di sicurezza.
Se pure è rimasto pressoché immutato nella sostanza il Dlgs 81/2008 in quanto vincolato alla Direttiva europea 391/89, rilevanti cambiamenti in negativo sono avvenuti per quanto attiene la possibilità da parte della stazioni appaltanti di affidare parti del ciclo produttivo ad appalti e subappalti a cascata.
Questi cambiamenti normativi hanno consentito in diversi settori e comparti produttivi un’esternalizzazione delle responsabilità nella valutazione e gestione dei rischi. In molti casi tali responsabilità sono passate dalla stazione appaltante o azienda committente verso singoli lavoratori “autonomi” o piccole aziende che spesso non hanno le risorse o le competenze per la gestione dei rischi. Ciò avviene in particolar modo nel settore delle costruzioni e nella logistica.
Si è generalizzata, così, una pratica di gestione informale del lavoro maligna, in quanto divenuta esterna ad una necessaria regia e alla responsabilizzazione dei diversi livelli decisionali e di controllo di chi è in capo al processo produttivo.
L’indebolimento delle tutele giuridiche dei lavoratori rispetto alla possibilità di essere licenziati (si veda la disciplina dei licenziamenti nel Jobs Act del 2016) hanno in diversa misura favorito l’accettazione di condizioni di lavoro più rischiose.
Molti sono gli eventi tragici degli ultimi anni che sono connotati da questi aspetti di adattamento a condizioni di lavoro pericolose o nocive.
Riporto solo due esempi.
La tragedia di Brandizzo ove un treno investì una squadra di 5 lavoratori di un’azienda in appalto che lavoravano alla sostituzione di nove metri di rotaia, senza che ci fosse stata un’interruzione della circolazione. Una comunicazione errata sui treni in transito attesi fu alla base della tragedia…
Un lavoro che sarebbe stato sicuro se vi fosse stata un’interruzione della circolazione notturna per la durata dei lavori.
Un altro caso estremo della lontananza tra una corretta gestione dei rischi e le pratiche informali di organizzazione del lavoro è avvenuto in provincia di Palermo, a Casteldaccia, cioé la morte per asfissia da idrogeno solforato di cinque lavoratori che pulivano una vasca fognaria, in ambiente confinato senza DPI e senza una formazione adeguata rispetto al rischio specifico. Questa tragedia è del maggio 2024, non di un secolo fa.
Potrei fare molti altri esempi, il denominatore comune è spesso la struttura inadeguata dell’impresa in appalto che non è in grado di gestire sia i rischi specifici della lavorazione che gli viene affidata sia quelli di sito,. Non puoi mandare in un ambiente confinato come una vasca biologica sotterranea dei lavoratori senza avere prima testato la presenza di gas tossici (normalmente prevedibili) e bonificato l’ambiente e averli dotati comunque di DPI appropriati. Gli stessi lavoratori devono essere informati e formati rispetto ai rischi specifici del proprio lavoro.
La esternalizzazione delle lavorazioni non può essere esternalizzazione delle responsabilità riguardanti la gestione dei rischi senza una valutazione di quantol’azienda cui decentri la lavorazione pericolosa sia in grado di gestire quel rischio specifico.
Sono molti gli esempi degli infortuni mortali e gravi evitabili che potete leggere, se volete, approfondire nel sito del DORS, che trovate indicato nei riferimenti.
Ad ogni tragedia si ripropone il tema dell’assenza o della scarsa presenza dei controlli da parte delle Autorità di vigilanza preposte. È vero che la deterrenza dei controlli in questi anni si è molto indebolita, ad aprile 2025, i tecnici della prevenzione impegnati nella funzione ispettiva in tutta Italia erano poco più di 2.000, ovvero circa 2.108 unità.
Secondo diverse fonti mancherebbero alle ASL oltre 3000 operatori di diverse professionalità per raggiungere un livello di controllo adeguato. In ogni caso la presenza di un sistema di controllo adeguato richiede che vi sia una gestione responsabile delle aziende.
Per quanto attiene, poi, alle nuove disuguaglianze emerse in questi anni rispetto a SSL emergono le condizioni precarie ed esposte ad una molteplicità di rischi dei riders. Ci vorrebbe un convegno ad hoc per affrontarle, qui posso solo accennare al fatto che hanno una totale dipendenza dalle piattaforme e che vi sono state iniziative sindacali positive per dare un po’ di dignità al loro lavoro ma siamo ancora molto lontani da standard accettabili.
È la povertà il determinante principale che induce tanti giovani immigrati e non solo, ad accettare un lavoro rischioso, con pochi diritti ed esposto anche a forme di sfruttamento illegali.
Un altro aspetto delle nuove disuguaglianze è il loro accrescimento in determinati settori. Emblematico è il caso dei Servizi del SSN, degli ospedali, dei Pronto Soccorso dove sono state conseguenza ancora una volta di determinanti strutturali: l’inadeguato finanziamento della sanità pubblica, il blocco delle assunzioni per troppo tempo, l’esodo di operatori in ragione dei trattamenti salariali e dei carichi di lavoro…
È diffusa una protesta per le condizioni di lavoro insostenibili per gli orari e i carichi di lavoro da parte di medici e infermieri oggetti spesso di violenze fisiche e verbali da parte di parenti dei pazienti.
Un solo dato significativo: a fronte di una percentuale del 31,8% secondo il Rapporto Censis-Eudaimon del febbraio 2025, dei lavoratori dipendenti, in generale, coinvolti da fenomeni di stanchezza cronica e che ha provato sensazioni di esaurimento o distacco dal lavoro, riconducibili a forme di burnout, quasi la metà dei professionisti sanitari italiani (il 49,6% del campione di 2000) si dichiara affetto dai medesimi sintomi.
La percentuale è più alta tra i medici (52%) rispetto agli infermieri (45%). I dati evidenziano anche che il burnout colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini e aumenta con l’avanzare dell’età. Fare prevenzione in questo campo vuol dire investire in risorse per assunzioni e in trasformazione dei modelli organizzativi orientati ad una maggiore welfare aziendale , elasticità deivincoli di orario di lavoro e godimento delle ferie… Ancora una volta ideterminanti delle cause di disagio riguardano misure organizzative e disponibilità di risorse necessarie per avere una migliore qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie e assistenziali.
Queste sono le emergenze di questa epoca difficile che richiederebbe una diversa modalità di elaborazione di strategie di medio periodo per decostruire i determinanti negativi e costruire le basi per condizioni di lavoro dignitose e sicure . Purtroppo le politiche in quasi tutti i settori sono basate sulla ricerca del consenso immediato misurabile nel tempo di un ciclo elettorale.
Riferimenti
Diario Prevenzione: https://www.diario-prevenzione.it/
Open Data Inail su Infortuni e Malattie Professionali: https://dati.inail.it/portale/it.html
Storie di infortunio: www.storedinfortunio.dors.it
Codice Appalti: il subappalto a cascata https://www.ingenio-web.it/articoli/il-subappalto-a-cascata/
Calenzano: ancora appalti (al risparmio?) dietro la strage https://www.diario-prevenzione.it/2024/12/22/calenzano-ancora-appalti-al-risparmio-dietro-la-strage/
Impedire il subappalto a cascata https://www.filleacgil.net/tutto/137-comunicazione/17374-impedire-subappalto-a-cascata.html
Rischi psicosociali nel settore dell’assistenza sociosanitaria, nuovidocumenti EU-OSHA https://amblav.it/rischi-psicosociali-nel-settore-dellassistenza-sociosanitaria-nuovi-documenti-eu-osha/
An overview of work-related psychosocial risks and mental health outcomes in the EU health and social care sector https://osha.europa.eu/en/publications/overview-work-related-psychosocial-risks-and-mental-health-outcomes-eu-health-and-social-care-sector
Cura dei curanti a cura di A. De Santi, E. Longo, P.M. Risi, C. Aguzzoli, M. Rimondini – ISTISAN https://arcs.sanita.fvg.it/media/uploads/2024/05/28/24-1%20web.pdf
