Relazioni annuali sulla sicurezza nei luoghi del lavoro: come fotografare un tempo immobile

Autore : Maurizio Mazzetti che ringraziamo 

Fonte ilmanifestoinrete 

 

La Relazione annuale 2024 dell’INAIL e la relazione del Ministero del lavoro sullo stato della sicurezza dei luoghi di lavoro 2024: come fotografare un tempo immobile.

All’inizio di aprile di quest’anno il Ministero del Lavoro ha presentato al Parlamento la relazione annuale 2024 sullo stato di sicurezza dei luoghi di lavoro (QUI), che solo oggi troviamo riportata e commentata sui siti specializzati; lo stesso accade per quella dell’INAIL sul 2024, presentata il 3 luglio 2025 (QUI).

Poiché il contenuto è in larga parte sovrapponibile, le commenteremo, in estrema sintesi, insieme. Si tratta peraltro di due documenti corposi, interessanti per certi versi in quanto forniscono una diligente, ancorché burocratica, ricognizione di quello che si fa, sia pure in una forma di catalogo in cui manca però quasi del tutto una reale valutazione della efficacia di quanto fatto. e perdoniamo loro l’ovvio giudizio positivo su quanto fatto, anche quando la realtà è diversa (vedasi ad esempio la PAC, la patente a crediti in edilizia). Ma chi avesse la pazienza di leggerle integralmente, e confrontarle con le precedenti, scoprirebbe che nonostante il profluvio di iniziative, studi e organi consultivi, tecnici e di coordinamento, il quadro generale cambia di pochissimo, le criticità restano, le strategie non cambiano, talvolta restano a livello di proclami e dichiarazioni di intenti. Però le relazioni rivestono interesse anche per ciò che non dicono e per ciò che manca, magari previsto/annunciato/allo studio da decenni …

Iniziamo dai numeri degli infortuni e malattie professionali,  il cui quadro, nel bene (si fa per dire) e nel male (molto), resta sostanzialmente immutato sia con riferimento all’anno precedente, sia ai primi cinque mesi di questo 2025 al quale l’INAIL, (finalmente consapevole che i dati dell’anno precedente saranno anche definitivi e controllati, ma sono invecchiati senza rimedio) dedica una parte specifica, peraltro superata dalla cronaca: nel solo mese di agosto, ad esempio, gli infortuni mortali sono stati almeno 20. Non ripeterò poi i limiti dei dati INAIL così diffusi, e raccolti, come naturale vista la funzione istituzionale dell’Istituto, con logiche assicurative e non prevenzionali. Mi limito ad osservare che gli indici di frequenza (numero di infortuni su 1000 lavoratori) e gravità ( gravità degli infortuni rapportato al numero degli esposti, che si traduce in un numero di giornate perse per addetto) restano nella relazione del Ministero fermi al triennio 2019-2021, quando il COVID imperversava rendendo impossibile confronti temporali sensati; per contro,  quelli INAIL presenti sul portale dell’istituto sono fermi al 2022 (si veda il link QUI).

Pur con queste avvertenze, e senza dimenticare che, come diceva Charlie Chaplin nel film “Monsieur Verdoux” un morto è un morto, ma un milione di morti fanno una statistica, rapida occhiata ai dati INAIL. E, ricordato che un 15%, forse un 20% di lavoratori sfugge alle statistiche perché non coperto dall’assicurazione INAIL (partite IVA, lavoratori autonomi occasionali con ritenuta d’acconto percepenti non oltre 5000 euro l’anno, agenti di commercio, pensionati – di solito agricoltori – che continuano a lavorare, militari e forze dell’ordine), ecco i numeri del 2024:

Infortuni: 593mila (+ 2.500 sul 2023, incremento dello 0,4%.). Di queste 515.000a riguardano lavoratori, (meno 1% rispetto alle 519.000 2023) dell’anno precedente.  Sono 78mila denunce riguardano studenti, più del 10,5% rispetto alle 71mila dell’anno precedente;

Incidenti mortali: 1.202, uno in più rispetto al 2023; lieve calo tra i lavoratori (da 1193 a 1189), in aumento tra gli studenti (da 8 a 13). I settori nei quali si registra il maggior numero di decessi in occasione di lavoro restano costruzioni, trasporto e magazzinaggio, e manifatturiero.

Infortuni cosiddetti in itinere, ossia avvenuti nel tragitto casa-lavoro: continua una crescita costante che raggiunge il livello pre-pandemia: +3,1%, da 97.939 a 101.000 casi.

Malattie professionali: ne sono state denunciate nel 2024 oltre 88mila (+ 21,8% rispetto alle 73.000 del 2023), il dato più alto dal triennio 1976-1978, quando ne furono rilevate circa 80mila. Ma nel 1976 la struttura produttiva e i rischi erano diversi e molto maggiori, e diversa la tipologia delle malattie professionali stesse: l’amianto non era ancora stato messo la bando, la silice libera che provoca asbestosi era assai diffusa, limiti alla movimentazione manuale dei carichi non c’erano, erano laschi i limiti all’esposizione al rumore con esplosione delle ipoacusie, una quantità di agenti chimici quali coloranti, vernici, additivi, oggi proibiti, che provocavano dermatiti (la patologia più frequente) o patologie ai polmoni e al fegato, ugualmente diffusi. Oggi le più diffuse sono le patologie muscolo scheletriche (quasi 2/3 del totale) seguite da un quasi 12% di malattie del sistema nervoso (NB: non tutelate negli anni ’70!!), poi ipoacusie, tumori, malattie respiratorie.

Infine, i primi” cinque mesi del 2025: rispetto all’analogo periodo del 2024 si registra una flessione delle denunce di infortunio (247.681, meno 1,4% studenti inclusi, cioè 166.296, -2,2% per soli lavoratori) e un aumento delle denunce di malattie professionali (42.383 casi, + 9% rispetto ai +3.515 casi del 2024). Gli incidenti mortali denunciati sono stati 386 contro 369 nel 2024, segnando un aumento del 4,6%; ma se si considerano solo gli infortuni avvenuti sul lavoro (studenti esclusi), i decessi sono 271: nove in meno che nel 2024.

Si confermano quindi gli andamenti ormai consolidati degli ultimi anni: infortuni sono sostanzialmente stabili con variazioni positive o negative statisticamente irrilevanti, analogamente a quel che accade in sostanza anche per la loro distribuzione territoriale o settoriale. Gli infortuni mortali restano purtroppo stabile sui 3 morti e più al giorno di media, le malattie professionali continuano una crescita che pare inarrestabile, e che non suscita l’attenzione che ricevono gli altri eventi. O meglio, non ritiene l’INAIL sia materia su cui intervenire più di quanto non si faccia oggi; riporto di seguito integralmente quanto sul punto si legge nella Relazione 2024 a pagine 11: “L’incremento delle denunce di malattie professionali non è necessariamente da ascrivere a un peggioramento delle condizioni di lavoro. Al contrario, può essere attribuito a una accresciuta informazione da parte dei lavoratori e dei medici certificatori in merito alle coperture assicurative e all’ampliamento nel tempo del novero delle patologie riconoscibili. Tale fenomeno può costituire, [udite udite] – inoltre, un importante indicatore di una più efficace strategia di prevenzione, poiché la denuncia tempestiva, con l’approfondimento dei sintomi e dell’eziologia, può consentire, eventualmente, di intervenire prima che la malattia raggiunga stadi più severi”. Ora, pur tenendo conto della multifattorialità delle malattie professionali, delle diverse vulnerabilità individuali pur a parità di intensità e durata dell’esposizione agli agenti nocivi, nonché dei lunghi periodi di latenza che rendono spesso impossibile una ricostruzione dei rischi pregressi perché nel frattempo le lavorazioni già svolte sono cessate o vengono eseguite diversamente, la posizione dell’INAIL (peraltro la medesima direi almeno dal 2008/2009) qui mi pare decisamente troppo sbrigativa,  senza che si prenda atto della reale portata del fenomeno. Attendiamo quindi di vedere a quali numeri e a quale percentuale di incremento l’INAIL smetterà di giudicare il fenomeno “non necessariamente da ascrivere a un peggioramento delle condizioni di lavoro” e di sostenere che “può costituire, inoltre, un importante indicatore di una più efficace strategia di prevenzione”: attenzione, quindi, “di” e non “per”; cioè l’importante sarebbe quindi che vengano denunciate, non che smettano di verificarsi …

Ora, per contrastare il fenomeno degli infortuni, e sia pure con minor attenzione quello delle  malattie professionali,  sono presenti tutta una serie di strumenti di cui abbiamo più volte scritto su questa rubrica: normativa (vecchia e nuova, ma non necessariamente migliore, vedasi la fallimentare patente a punti in edilizia), sistema istituzionale, vigilanza, formazione obbligatoria (con il nuovo Accordo Stato regioni finalmente concluso questa primavera con una qualche anno di ritardo) e no, politiche di incentivazione dirette (finanziamenti, sconti sui premi INAIL) ed indirette (protocolli, accordi), nonché di strumenti tecnologici (compresa l’AI) e organizzativi (SGSL, MOG). Ma di fronte a questi numeri, in particolare quelli degli infortuni mortali e delle malattie professionali, la valutazione sull’efficacia di tutto il sistema non può che essere, impietosamente, piuttosto negativa.

Giudizio troppo severo, il mio? Lo motiverò con qualche dettaglio su singoli temi.

Sistema Istituzionale – La Relazione ministeriale si diffonde a lungo sull’argomento: oltre ai Ministeri (Lavoro, Sanità, Interni, Infrastrutture e Trasporti) e alle Regioni e Province autonome e sottoordinate ASL abbiamo l’Ispettorato Nazionale del lavoro, l’INAIL, che gestisce tecnicamente anche il SINP – Sistema Informativo Nazionale della Prevenzione, i Vigili del Fuoco (ancorché non citati …).  Ma poi proliferano Commissioni e Comitati: Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza, Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, Comitati regionali di coordinamento (e loro articolazioni in sezioni provinciali), Commissione per gli interpelli (nel 2024 73 interpelli, 65 dei quali inammissibili, 8 con risposte)  Comitati/Commissioni apposite nelle Regioni a Statuto Speciale, ed infine gli Organismi paritetici (costituiti dalle parti sociali più rappresentative “sedi privilegiate per la programmazione di attività formative e l’elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici, nonché lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro, l’assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli adempimenti in materia); questi ultimi solo dall’ottobre 2022 (DM Ministero del Lavoro 171) sono iscritti in apposito Repertorio Nazionale “al fine di selezionare i soggetti che possono svolgere efficacemente le importanti funzioni attribuite dalla legge”.  Al 31 dicembre 2024 iscrizioni in numero di 30, 12 nel 2024; nulla sulla eventuale selezione e relativi esiti.

Protocolli, accordi, iniziative di comunicazione, promozione della sicurezza e formazione vera e propria, ricerche – Entrambe le relazioni ne enumerano, con sintetica illustrazione, una quantità persino impressionante e non troppo conosciuta, e di cui mi limito ad una semplice elencazione; ciascuna meritevole di apposita trattazione, di qualcuna parlerò nei prossimi articoli. Ne faccio un telegrafico e incompleto elenco che spero non annoierà chi legge, partendo da quella Ministeriale: Piano Integrato per la salute e sicurezza sui luoghi di Lavoro (sul quale vedasi l’articolo del 12 gennaio 2025, QUI),  SINP (vedi oltre),  Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, Fondo per i familiari degli studenti vittime di infortuni in occasione delle attività formative, collaborazioni Internazionali (specie con l’Agenzia UE di Bilbao, progetto, anzi software OiRA (ci tornerò), protocolli per la sicurezza degli studenti in occasione dei PCTO, bandi di concorso, concorso per le buone pratiche in Edilizia, Protocolli con  a) Soggetti pubblici (il Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza, il Dipartimento dei Vigili del fuoco, Assoporti e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI), il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro) 2) con parti sociali e organismi paritetici (Confindustria, Federchimica, CNA, Confimi Industria, Formedil, OPNA). 3) con grandi gruppi industriali in collaborazione con l’INAIL che produce il RSP – Rating Sicurezza e prevenzione (se ne riparlerà). L’INAIL da parte sua, presente peraltro in molte delle precedenti, fa campagne di comunicazione mirate ad hoc in particolare per giovani e scuole, stipula i suoi bravi Protocolli (salto l’elenco), svolge una (viene detto) pregevole e ampia attività di ricerca applicata, anche molto specialistica, in collaborazione con università e altri soggetti anche esteri, ben riportata sul sito INAIL e relative pubblicazioni, ma non so quanto conosciuta/utilizzata. Tutto ciò premesso, credo inevitabile, anche per chi è addetto ai lavori, sfuggire l’impressione che tale pur apprezzabile molteplicità di iniziative si svolga senza una regia e un disegno complessivo e coordinato; e che, visti i numeri di infortuni e malattie professionali, il sistema non produca granché, pur senza negare l’impegno profuso. In entrambe le Relazioni poco o nulla si dice sugli aspetti finanziari e sulle risorse impegnate, e soprattutto non si rinviene neppure un tentativo di, indubbiamente difficili, valutazione dell’efficacia e del rapporto costi benefici (è sperabile che tali valutazioni siano fatte in altra sede)

Attività di vigilanza – I dati sono incompleti perché sono disponibili solo quelli della vigilanza tecnica condotta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, su base regionale, e quella INAIL, la quale peraltro è una vigilanza sostanzialmente amministrativa e che non tratteremo (anche se è noto il legame tra lavoro nero/irregolare e violazione delle norme di sicurezza). Nel 2024 la ispezioni concluse sono state 34.970, delle quali 29.524 con esito irregolare, con un indice di irregolarità pari al 84,4% che non si è discostato sensibilmente dal dato del 2023 (85%). Nell’ambito della vigilanza svolta, sono state accertate complessivamente 83.330 violazioni di norme in materia di salute e sicurezza (+127% rispetto alle 36.680 del 2023). È evidente che sono numeri insufficienti anche solo ad una minima deterrenza; peraltro accontentiamoci del fatto che nel 2024 il Ministero ha bandito un concorso per 750 ispettori di vigilanza tecnica; e il 28 agosto sono state autorizzate assunzioni per 403 ispettori INPS e 111 INAIL (che per quest’ultima coprono a malapena il turn over, neanche 10 unità per regione).

SINP – Sistema Informativo Nazionale della Prevenzione – Di fatto continua a coincidere con la banca dati INAIL e quindi non copre tutti coloro che all’INAIL non sono assicurati; e neppure, ripetiamo, esiste un osservatorio pubblico sui soli casi mortali. Da ormai più di venti anni varie norme prevedono, ripetutamente, un archivio unico per la sola attività di vigilanza; l’ultima in ordine di tempo è il decreto 183 del maggio 2016 (!!) recante le regole tecniche; sullo stato di avanzamento di tale iniziativa riproduco testualmente quanto riferisce la Relazione ministeriale “si segnala il progetto della Banca dati vigilanza volto alla costituzione di un’apposita sezione per la raccolta delle informazioni legate ai controlli e relativi provvedimenti, realizzati dagli Organi di vigilanza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La conduzione tecnica ed informatica del Sistema è affidata all’INAIL, che è anche titolare del trattamento dei dati. Nel 2024, l’INAIL, l’INL e le regioni, coordinate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato condiviso il prototipo di tracciato, che reca l’impianto progettuale della sezione da sviluppare e che è definito in un apposito documento “Proposta di comunicazione Controlli e Provvedimenti al servizio SINP”. Tenuto conto che l’effettiva realizzazione del prototipo di tracciato richiede l’utilizzo delle modalità di interoperabilità secondo le norme vigenti in materia di pubbliche amministrazioni cooperanti, il gruppo di lavoro ha convenuto circa la necessità di esaminare ed approfondire alcuni ambiti di carattere giuridico ed informatico/statistico. “Poiché restano da risolvere alcuni problemi legati alla tutela dei dati personali (ma anche le relative norme risalgono al 2016!)  possiamo essere sicuri che la banca dati ben che vada vedrà la luce nel 2026. Ed il fatto che dopo 10 anni non si è realizzata un’opera poi non così complicata dimostra, ancora una volta, che in realtà non vi è alcuna volontà politica di crearla: sappiamo che ogni forma di illegalità economico-sociale evasione è combattuta, e non solo da questo Governo, a solo a parole e neppure spesso con quelle. Peraltro, visti numeri di ispezioni e efficacia dell’attività di vigilanza in termini di violazioni accertati, qualcuno potrebbe dire che tale banca dati non serve …

Finanziamenti e sconti di premio INAIL– Iniziativa apprezzabile ma con risorse insufficienti, tanto più in presenza di un attivo INAIL dell’ordine di grandezza, nell’ultimo decennio, di qualche miliardo ogni anno (avanzi peraltro in maggior parte bloccati nella Tesoreria Unica del MEF):  dal 2010 i Bandi ISI che finanziano investimenti in prevenzione in regime di co-finanziamento hanno distribuito complessivamente quasi 4,1 miliardi di euro a 43.000 aziende; la media del pollo è pari quindi a poco più di 95.000 euro a singola erogazione.  Gli sconti sul premio INAIL per le aziende che ogni anno attuano interventi migliorativi rispetto a quelli obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art 23 della vigente Tariffa dei premi INAIL) nel 2024 sono andati a circa 30.000 aziende per uno sconto totale di 197 milioni. Ora, è vero che i fondi destinati ai bandi ISI nel 2024 – 600 milioni – sono il doppio di quelli del 2022 ed il quadruplo di quelli 2012. Ci sono poi oggi aperti altri bandi: 14,5 milioni per progetti di ricerca BRICS (non esageriamo, eh…) e 24 per progetti di formazione (idem). Ma le aziende assicurate all’INAIL nel solo settore Industria e Servizi (esclusa Agricoltura) nel 2024 erano 3.249.428 (per 3.715.147 PAT, Posizioni Assicurative Territoriali, che possiamo far coincidere con le unità produttive) cui possiamo aggiungere le 4175 aziende del settore Navigazione e Pesca, con 5507 natanti assicurati; ed in ogni caso il dato ISTAT 2024 conteggia oltre 5 milioni di imprese attive in tutta Italia.

SGSL (Sistemi di Gestione Sicurezza sul Lavoro) – Entrambe le relazioni richiamano i vantaggi che l’adozione di tali sistemi consentono in termini di minor numero e minor gravità degli infortuni, e sulla incentivazione alla loro adozione (incentivazione, peraltro, che si riduce di fatto allo sconto di premio INAIL di cui al punto precedente). Per contenuto e valenza di tali sistemi/modelli rinvio all’articolo del 09 luglio 2023 (QUI). Su quante siano le aziende che adottano un SGSL certificato l’ultima ricerca INAIL – ACCREDIA (l’ente che gestisce gli enti di certificazione) sul 2024 ha confrontato un campione di 25.932 imprese certificate con un corrispondente campione di simili imprese non certificate per la durata di un quinquennio. Rinvio al link (QUI) per i dettagli; la ricerca indica che con un SGSL certificato accreditato un infortunio su 4 viene evitato e quelli che accadono hanno una gravità del 30% più bassa. Colpiscono però i numeri: nell’articolo del 2023 riportavo il dato ACCREDIA di 10.464 le aziende con una certificazione ISO 45001; la stessa fonte a maggio 2025 indica un numero minore, 9.638. Ma un dato “pubblico” aggiornato in tempo reale non esiste perché la certificazione è su base volontaria e gli organismi certificatori riuniti in ACCREDIA hanno propri archivi. E la mancanza di tale dato “pubblico” conferma che sull’auspicabile incentivazione di tali sistemi c’è molto da fare.

Concludendo, si conferma che nonostante tutte le enunciazioni programmatiche su impegni, coordinamento, condivisione, cultura della prevenzione, incentivazioni e promozioni, una vera e propria strategia nazionale sulla prevenzione non c’è. Quindi tutto fa pensare che continueremo a contare i morti con solenni promesse e dichiarazioni di rito, a registrare e esaminare minime variazioni di numeri, a magnificare i modesti interventi pur messi in campo, a convocare tavoli e stipulare protocolli, a presentare relazioni il cui contenuto rispecchia quelle precedenti, evitando accuratamente un accrescimento sostanziale dell’attività di vigilanza o misure più incisive: business as usual? Purtroppo, pare di sì.

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