Il Regno Unito rischia di diventare una nazione “burnout”.

 

Fonte Etui.org

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Mental Health UK ha pubblicato il suo ultimo rapporto annuale sul burnout nel Regno Unito, rivelando che il paese rischia di diventare una “nazione bruciata”.

Realizzata da YouGov per conto dell’organizzazione Mental Health UK, l’indagine si basa su un campione di 2.060 adulti britannici (di cui 1.132 in età lavorativa) con l’obiettivo di comprendere meglio il fenomeno del burnout professionale nel Regno Unito. I risultati suggeriscono che il Paese è sul punto di diventare una “nazione stanca”, con 9 adulti su 10 nel Regno Unito che hanno riferito livelli elevati o estremi di pressione o stress nell’ultimo anno. L’esperienza di stress o pressione è stata descritta come “costante” o “frequente” dal 34% degli intervistati. Essere vittime di bullismo da parte di altri colleghi è stato motivo di stress per il 31% dei lavoratori del Regno Unito, mentre dover affrontare lavori extra a causa della crisi del costo della vita è stato evidenziato come un fattore chiave per 4 persone su 10 intervistate.

Nell’ultimo anno, un lavoratore su cinque ha dovuto prendersi una pausa a causa di problemi di salute mentale dovuti a pressioni o stress. La probabilità che qualcuno abbia preso un congedo nell’ultimo anno a causa di problemi di salute mentale dovuti allo stress diminuisce con l’età, con il 34% dei lavoratori di età compresa tra 18 e 24 anni che lo ha fatto, rispetto al 15% di quelli di età pari o superiore a 55 anni. È più probabile che i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni abbiano sperimentato regolarmente livelli elevati o estremi di stress e pressione, mentre i lavoratori di età pari o superiore a 55 anni hanno meno probabilità di averlo fatto. Questi risultati si aggiungono al peso delle statistiche che mostrano livelli sconcertanti di ansia, stress, depressione e burnout legati in tutto o in parte al posto di lavoro nel Regno Unito.

Quando si tratta di soluzioni, più della metà degli intervistati ha citato un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, mentre quattro su dieci hanno citato il sostegno di un manager o di colleghi e colleghi. Altri fattori più importanti includono adeguamenti ragionevoli sul lavoro (38%), supporto professionale per la salute mentale come programmi di assistenza o coaching per i dipendenti (29%) e organizzazioni che offrono formazione sulla salute mentale e personale sulla salute mentale sul lavoro (24%). Tuttavia, la metà dei lavoratori afferma che il proprio datore di lavoro non ha un piano per individuare i segni di stress cronico e prevenire il burnout. Ancora più preoccupante è il fatto che il 35% dei lavoratori adulti ha affermato di non sentirsi a proprio agio nel parlare ai propri supervisori o dirigenti senior dei livelli elevati o estremi di pressione e stress che sperimentano sul lavoro.

Questi risultati allarmanti giungono in un momento in cui il numero di persone disoccupate a causa di malattie di lunga durata è in aumento, con conseguenti costi per i singoli individui, i datori di lavoro e i contribuenti. In questo contesto, Mental Health UK chiede al Primo Ministro di convocare un vertice nazionale su occupazione e salute mentale. Il vertice, che riunirà ministri, datori di lavoro ed esperti, avrà l’obiettivo di identificare modi per creare luoghi di lavoro sani e aiutare al meglio le persone che lottano contro lo stress e la cattiva salute mentale a rimanere al lavoro o a ritornarvi.

Secondo Evangelia Demerouti, professoressa di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università della Tecnologia di Eindhoven, esperta di burnout e autrice del recente documento di lavoro dell’ETUI “ Affrontare il burnout nelle organizzazioni ”, “le parti sociali devono sollecitare i governi e i politici a sostenere la ricerca sul burnout in modo che sia chiaro possono essere sviluppate politiche riguardanti la diagnosi e il trattamento dei dipendenti burn-out.”

13 marzo 1987: in tredici muoiono come topi nella stiva di una nave. A Ravenna una delle più gravi tragedie del lavoro in Italia

È il 13 marzo del 1987. Non è una giornata fredda, ma nuvolosa, bizzosa, in fondo triste. Quasi a presagio di cosa sarebbe successo nella stiva di una nave ricoverata in cantiere per manutenzione. Una stiva oscura, minacciosa. Una stiva assassina tanto quanto chi non ha rispettato le più elementari norme di sicurezza, tanto quanto imprenditori senza scrupoli che hanno fatto calare nelle viscere di quel mostro apparentemente inanimato topi dalle forme umane: tredici persone, tredici lavoratori, tredici essere umani.

Non ne usciranno più da quella tomba, voluta, creata dal profitto e dall’ingordigia umane. Resteranno lì a respirare fino alla morte miasmi di anidride carbonica ed altri veleni.

Al mattino la notizia arriva in redazione come una bomba

Soccorritori dei Vigili del fuoco davanti alla gasiera Elisabeta Montanari

È il 13 marzo del 1987. In redazione dell’Unità di Bologna, in via Barberia 4, sono poco più delle nove di mattina. Siamo in pochi. Alcuni sono già in giro per la cronaca nera e giudiziaria e per la bianca, in Comune. C’è Franco De Felice, caposervizio, e poco dopo arriva il caporedattore Rocco Di Blasi. Poi ci siamo io, Alessandro Alvisi che cura la cronaca della città, Franco Vannini per lo sport. Arriva come una bomba la notizia da Ravenna: 13 morti al porto. Dicono: bruciati. Dicono: nella stiva di una nave. Dicono: morti in trappola.

Franco De Felice telefona all’inviato, Jenner Meletti, e lo manda là. Poi mi chiede se ho l’auto. In quel periodo vado a Bologna quasi sempre in auto: Sì, ce l’ho. Allora vai, vai al porto, i sindacati dicono che è nel cantiere degli Arienti, la nave è la Elisabetta Montanari. Poi, Franco, prepara una squadra da mandare a Ravenna. Ci rivedremo lì dopo qualche ora con Claudio Visani, Roberta Emiliani e Andrea Montanari (che poi verrà assunto alla Rai: è bravissimo).

Arrivo poco più delle dieci. Un’ora dopo arrivano da Roma il ministro Zambeletti e da Bologna l’assessore regionale Giuseppe Gavioli con il responsabile della protezione civile regionale Egidi. Siamo tutti davanti alla carcassa di quell’enorme animale spiaggiato e nell’aria c’è un odore di fumo che prende alla gola. Dentro quella pancia inutile e assassina tredici corpi, tredici topi intrappolati. Non in regola, arruolati, si diceva in quelle ore, da caporali criminali e imprenditori senza scrupoli. Qualcuno era al primo giorno di lavoro. Sulla nave nessuna misura di sicurezza, il sistema anti incendio era fuori uso e dunque bastava una scintilla per innescare il meccanismo mortifero. E così è stato. Ed i tredici sono morti soffocati.

Agli inviati de l’Unità davanti alla gasiera Elisabetta Montanari piena di cadaveri

Davanti alla carcassa, era una gasiera e dunque era possibile che ancora ci fossero esalazioni di gas infiammabile, i vigili del fuoco raccontano. Sono Maurizio Galletti e Gianni Casadio: “La maggior parte dei corpi era in fondo alla nave, nella stiva. Le 13 persone che erano dentro non hanno avuto possibilità di scampo”. Lavoravano… parevano dei topi… in una condizione veramente precaria. Non c’erano misure di sicurezza neanche minime”.

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Antibiotic use on Kenya’s dairy farms is putting consumers and animals at risk

Per leggere l’articolo tradotto in italiano clicca l’icona blu (la quarta da sinistra in fondo alla pagina)  google translate . Per un uso professionale o di studio raccomandiamo  di fare riferimento al testo originale.

 

Dishon Muloi, International Livestock Research Institute and Arshnee Moodley, CGIAR System Organization

Farmers often use antibiotics to keep their livestock healthy. They’re sometimes used as “quick fixes”, to avoid more costly management measures like regular disinfection, waste management, routine vaccination or provision of clean drinking water.

Animal husbandry now accounts for about two thirds of the global consumption of antibiotics. As livestock and fish production grows, by 2030 the consumption of antibiotics is projected to increase by 67%.

Worryingly, this overuse in food animal production can create problems for both animals and people.

It can contribute to the development of antibiotic-resistant bacteria which, through food or environmental exposure such as drinking contaminated water, can be transmitted to people.

This means that some antibiotics may become ineffective in treating human infections. Antibiotic resistant infections are associated with 4.95 million deaths globally every year. Sub-Saharan Africa accounts for 22% of these.

Similarly, animals can also become infected with antibiotic-resistant bacteria. This leads to infections that are difficult or impossible to treat.

Our latest study, which focused on the central Kenyan highlands, looked at antibiotic use on smallholder dairy farms as well as antibiotic quality (substandard or counterfeit antibiotics).

Kenya is one of the largest milk producers in Africa and one of the countries with the largest per capita consumption of milk. About 80% of the milk produced in Kenya comes from smallholder farmers.

We found that smallholder farmers weren’t using antibiotics properly and were buying poor quality products. Also, traces of some antibiotics were found in milk.

This puts the health of both people and animals at risk.

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È necessario proseguire gli sforzi per combattere l’antibiotico-resistenza (AMR) nell’uomo e negli animali

Riteniamo utile riprodurre questo comunicato dal sito dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare EFSA  .Per tutti gli approfondimenti raccomandiamo di fare riferimento al testo pubblicato alla fonte

Secondo un rapporto pubblicato oggi dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) congiuntamente al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la resistenza dei batteri Salmonella e Campylobacter agli antimicrobici di uso comune continua a essere osservata di frequente nell’uomo e negli animali.

La resistenza congiunta ad antimicrobici di importanza primaria in medicina umana rimane però molto bassa, tranne che in alcuni tipi di Salmonella e Campylobacter coli in alcuni Paesi.

È inoltre aumentata la percentuale di isolati di Escherichia coli da animali destinati alla produzione di alimenti che presentano una “suscettibilità completa” o “zero resistenza” ai principali antimicrobici. Questo dato, insieme alla diminuzione della prevalenza di isolati di E. coli produttori di ESBL o AmpC – enzimi che possono rendere inefficaci alcuni antibiotici – dimostra i progressi compiuti nella riduzione dell’antibiotico-resistenza (AMR) in E. coli da animali destinati alla produzione di alimenti in diversi Stati membri dell’UE.

Hanno dichiarato Carlos Das Neves, direttore scientifico dell’EFSA, e Mike Catchpole, direttore scientifico dell’ECDC: “Anche se abbiamo registrato risultati positivi grazie alle misure attuate per ridurre l’AMR, è essenziale continuare a unire le forze per controbattere questa minaccia mondiale. L’approccio One Health ci ricorda che per affrontare l’antibiotico-resistenza è necessario congiungere le forze tra diversi settori: quello della salute umana, della salute animale e dell’ambiente”.

Per Salmonella la resistenza ai carbapenemi è stata riscontrata in isolati dall’uomo, ma non da animali destinati alla produzione di alimenti; per E. coli la resistenza ai carbapenemi è stata rilevata in isolati da animali da produzione alimentare[1]. Sebbene l’insorgenza di resistenza ai carbapenemi sia attualmente segnalata a livelli molto bassi in isolati sia dall’uomo che da animali, negli ultimi anni un numero crescente di Paesi ha segnalato la presenza di batteri produttori di enzimi carbapenemasi in varie specie animali. Ciò richiede attenzione e ulteriori indagini dal momento che i carbapenemi sono una classe di antibiotici di ultima istanza e qualsiasi rilevamento di resistenza ad essi è motivo di preoccupazione.

Tra il 2013 e il 2022, in pazienti umani, almeno la metà dei Paesi dichiaranti ha osservato tendenze all’aumento della resistenza ai fluorochinoloni in isolati di Salmonella Enteritidis e Campylobacter jejuni, solitamente associata al pollame. Questo dato è preoccupante per la salute pubblica poiché nelle rare occasioni in cui le infezioni da Salmonella o Campylobacter evolvono in malattie gravi, i fluorochinoloni sono tra gli antimicrobici utilizzati per il trattamento.

Un terzo dei Paesi ha osservato tendenze alla diminuzione della resistenza ai macrolidi in isolati di Campylobacter dall’uomo, in particolare per C. coli. Questo dato è degno di nota perché l’aumento della resistenza ai fluorochinoloni fa sì che i macrolidi diventino sempre più importanti per il trattamento delle infezioni alimentari gravi nell’uomo.
In due terzi dei Paesi dichiaranti la resistenza di isolati umani a penicilline e tetracicline è diminuita nel tempo in Salmonella Typhimurium, solitamente associata a maiali e vitelli. Questi antimicrobici sono utilizzati spesso per trattare infezioni batteriche nell’uomo e negli animali.

La resistenza agli antimicrobici rimane un grave problema di salute pubblica che deve essere affrontato su diversi fronti e da più soggetti. Sono necessarie misure specifiche per ridurre la comparsa e la diffusione di batteri resistenti agli antimicrobici. Tra questi promuovere un uso oculato degli antimicrobici, supportare il miglioramento delle prassi di prevenzione e controllo delle infezioni, incrementare la ricerca e l’innovazione nello sviluppo di nuovi antimicrobici nonché l’attuazine di politiche e procedure a livello nazionale.

L’EFSA sta pubblicando sul proprio sito diverse pagine interattive per comunicare sul tema, ad esempio:

Il ricordo di Giovanni Guzzoni, operaio lattoniere OGR, ucciso dal mesotelioma.

Diario Prevenzione condivide il cordoglio e il ricordo di Giovanni Guzzoni ucciso dall’amianto a causa del mancato rispetto  delle norme di sicurezza specifiche nell’utilizzo dell’amianto

Il sorriso di Giovanni

Bologna 26 febbraio 2024

GIOVANNI GUZZONI aveva 71 anni quando il Mesotelioma se lo è portato via il 6 agosto 2023, 8 giorni dopo avrebbe festeggiato il suo 72° compleanno.
La malattia gli era stata diagnosticata il 7 gennaio 2021.
Giovanni è l’ennesimo lavoratore delle Officine Grandi Riparazioni, presso cui aveva lavorato dal 1973 al 1986, ucciso dall’amianto, o per essere più precisi dal mancato rispetto delle norme di sicurezza nell’utilizzo dell’amianto da parte delle Ferrovie dello Stato.

Il Ricordo di Giovanni nelle parole della moglie Cledes:

“Ci siamo conosciuti una domenica pomeriggio al luna park 15 anni tu, 13 io.
Siamo stati amici, complici, confidenti e dopo alcuni anni ci siamo presi per mano e abbiamo iniziato a comminare insieme per 54 anni.
Permaloso tu, cocciuta io, ma abbiamo continuato a tenerci per mano, sempre, superando i problemi che la vita ci metteva davanti, sempre insieme con tutto l’amore che provavamo l’uno per l’altra.
Quando è arrivata la malattia abbiamo capito subito che sarebbe stata una battaglia persa non potevamo vincere ma abbiamo combattuto con tutte le nostre forze e quando la medicina convenzionale non ha potuto più aiutarti ci siamo rivolti alle terapie sperimentali per provare ad ingannarla ma è stato inutile lei ha avuto il sopravvento.
Il 6 agosto hai appoggiato la mia mano sul tuo cuore dicendomi “sei dentro di me” e quella notte te ne sei andato.
Mi hai lasciata sola ma io ti ritrovo nel carattere di nostro figlio, negli occhi di nostra figlia e nel sorriso dei nostri nipoti e continuo a camminare mano nella mano con te, perchè tu sei dentro di me.”

Giovanni, che viveva a Forlì, era stato assunto come operaio qualificato, lattoniere-stagnaio, addetto alle manutenzione impianto idrico, l’ambiente di lavoro era quello che condivideva con gli altri operai e tecnici dell’OGR, un ambiente saturo di polveri d’amianto, privo di dispositivi di sicurezza collettivi ed individuali, già allora obbligatori per la protezione dalle polveri.

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Salute e sicurezza, le proposte della Cgil in Emilia-Romagna

 

Prevenzione, formazione, contrattazione al centro della discussione dell’Assemblea Regionale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza

 

Fonte  Collettiva.it 

28 febbraio 2024 • 16:29

Oggi, mercoledì 28 febbraio, presso la Casa di Quartiere Katia Bertasi a Bologna, si è riunita l’Assemblea regionale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza della Cgil Emilia-Romagna. L’Assemblea – partecipata da quasi 200 Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza provenienti da tutti i settori e i territori della Regione – è stata introdotta da Paride Amanti, della segreteria della Cgil del territorio. “I dati Inail – ha denunciato Amanti –indicano che nel 2023 in Emilia-Romagna sono stati denunciati 91 infortuni mortali sul lavoro, 76.687 infortuni complessivi, 6.516 malattie professionali. Nella nostra Regione ogni giorno vengono denunciati oltre 210 infortuni sul lavoro, un dato estremamente preoccupante. In questi anni con la Regione si è fatto certamente un lavoro importante, a partire dalla condivisione del Patto per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro nell’ambito del Patto per il Lavoro e per il Clima. Ora però va data piena attuazione a quegli impegni. Di fronte a dati come quelli che vediamo anche nel nostro territorio, tutti – Regione, Enti Locali, Associazioni datoriali e imprese – devono fare la propria parte fino in fondo”.

Osservatorio permanente su infortuni in ER

Nel corso dell’Assemblea sono intervenuti l’Avvocato Gian Andrea Ronchi, il Patronato Inca Cgil Emilia-Romagna, l’Associazione Familiari e Vittime Amianto (AfeVA) regionale e numerosi Rls e Rlst di tutti i settori e i territori. È stato inoltre presentato il Rapporto 2023 dell’Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia-Romagna realizzato dalla Cgil a livello regionale.

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Adesso basta: zero infortuni sul lavoro adesso

FONTE ETUC.ORG 

 

 

 

La morte di oltre 30 lavoratori edili nei cantieri di tutta Europa negli ultimi quattro mesi dimostra l’urgente necessità di un’azione dell’UE per innalzare gli standard di sicurezza nel settore. 
 
L’ondata di incidenti mortali coinvolge molti lavoratori transfrontalieri e migranti, che sono più vulnerabili allo sfruttamento attraverso il subappalto, il lavoro non dichiarato o illegale e il falso lavoro autonomo.  

Secondo gli ultimi dati Eurostat, il numero di incidenti mortali nel settore edile è in aumento in tutta Europa, ma molti non vengono denunciati. 

Incidenti mortali nel settore edile da ottobre 2023:  

  • 21 febbraio 2024 – Paesi Bassi: due operai edili uccisi, altri gravemente feriti, in un incidente sul cantiere (incidente con una gru). 
  • 16 febbraio 2024 – Italia: quattro operai edili uccisi da un crollo in un cantiere a Firenze, molti altri sono rimasti feriti.   
  • 18 gennaio 2024 – Francia: uccisi due operai edili (crollo di un muro); Le statistiche francesi riportano in media 1 incidente mortale al giorno nel settore edile.  
  • Dicembre 2023 – Spagna: nove operai edili uccisi nel mese di dicembre, il doppio del numero del mese precedente.  
  • 11 dicembre 2023 – Svezia: cinque operai edili uccisi in un altro terribile incidente. Pochi giorni dopo, un altro operaio muore (incidente dell’ascensore di un cantiere).  
  • 30 ottobre 2023 – Germania: un drammatico incidente con il crollo di un’impalcatura nel pozzo di un ascensore ha ucciso quattro operai edili. 

Nella recente tragedia italiana, un lavoratore deceduto è italiano mentre gli altri sono lavoratori migranti provenienti dal Marocco e dalla Tunisia. Datori di lavoro senza scrupoli, pratiche non responsabili di subappalto e distacco, scarsa attenzione alle norme di sicurezza, mancanza di formazione, difficoltà di comunicazione chiara, ispezioni insufficienti.

Queste tragedie dimostrano la necessità di istituire un fondo speciale per sostenere le famiglie dei lavoratori migranti morti in incidenti.  

La Confederazione europea dei sindacati (CES) e la Federazione europea dei lavoratori dell’edilizia e del legno hanno inoltre chiesto ai responsabili politici europei e nazionali di intraprendere le seguenti azioni:  

  • Statistiche nazionali e comunitarie sugli infortuni sul lavoro, compresi i decessi; dettagliate per settore, e con particolare attenzione ai lavoratori distaccati e mobili; 
  • Limitare il subappalto e garantire la responsabilità solidale lungo tutta la catena. Vogliamo posti di lavoro diretti e di qualità; 
  • Vietare alle agenzie e ad altri intermediari il distacco in edilizia; 
  • Luoghi di lavoro sicuri e sani per tutti i lavoratori attraverso il rigoroso rispetto della normativa UE-SSL; 
  • Pratica rigorosa della formazione in materia di SSL per tutti i lavoratori edili e formazione specifica per professioni come ponteggi o operatori di gru – verso standard minimi europei per questa formazione; 
  • Facilitare e sostenere il lavoro degli ispettori del lavoro;  
  • Un fondo di sostegno finanziario per assistere i lavoratori distaccati e migranti e le loro famiglie, compresi i cittadini di paesi terzi, in caso di incidenti mortali, lesioni gravi e malattie professionali; 
  • Soluzioni digitali per identificare e monitorare in tempo reale la presenza di lavoratori dipendenti e autonomi nei cantieri (check-in/-out) e con accesso in tempo reale ai dati per gli ispettorati del lavoro; 
  • I clienti pubblici per dare l’esempio. I cantieri finanziati con fondi pubblici dovrebbero disporre e applicare i più elevati standard di salute e sicurezza. Dovrebbero avere regole rigorose per processi di appalto socialmente responsabili e progressisti, anche per garantire che il denaro pubblico vada alle organizzazioni che rispettano i diritti dei lavoratori e dei sindacati, che negoziano con i sindacati e i cui lavoratori sono coperti da contratti collettivi.  

Il segretario generale della FETBB, Tom Deleu, ha dichiarato:

“Il tempo delle azioni simboliche è passato da tempo. L’Unione europea deve dare una mano ai lavoratori. La libera circolazione dei servizi e la libera circolazione delle imprese non potranno mai essere più importanti della protezione della vita e dei mezzi di sussistenza dei lavoratori. Dobbiamo regolamentare il mercato interno in modo più forte. Dobbiamo limitare il subappalto. Serve un Protocollo di Progresso Sociale”. 

Il segretario generale della CES, Esther Lynch, ha dichiarato:

“Nessuno dovrebbe mettere a rischio la propria vita per guadagnarsi da vivere. Le morti sul lavoro colpiscono anche intere famiglie. È giunto il momento di responsabilizzare i datori di lavoro e di eliminare gli abusi nelle catene di subappalto. I lavoratori chiedono azioni urgenti per rendere zero le morti sul lavoro e a causa del lavoro una realtà”.  

Muore operaio di 23 anni schiacciato da materiale di scavo

Fonte Collettiva.it

 

27 febbraio 2024

Il decesso nel foggiano, alla periferia di Stornara. Nella provincia nel 2023 una media di 12 denunce di infortunio al giorno e 15 morti

Un giovane operaio di 23 anni è morto sul lavoro alla periferia di Stornara nel Foggiano. Stando alle prime notizie l’operaio era impegnato in lavori per la messa in opera di un impianto di irrigazione quando sarebbe stato travolto e schiacciato dal materiale accumulato sul bordo dello scavo. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e carabinieri che stanno facendo verifiche per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

SCONCERTO E INDIGNAZIONE DELLA CGIL FOGGIA

La Camera del Lavoro di Foggia, assieme alle categorie provinciali dei lavoratori dell’edilizia – Fillea – e dell’agricoltura – Flai – esprimono sconcerto e indignazione per l’ennesima vittima sul lavoro in Capitanata, a meno di una settimana dallo sciopero di due ore indetto nei settori delle costruzioni e della metalmeccanica a livello nazionale dopo il tragico crollo nel cantiere di Firenze che ha causato la morte di cinque operai.

“Non si può morire a 23 anni, non si deve morire di lavoro, di lavoro c’è bisogno per vivere”, affermano i segretari generali Gianni Palma (Cgil), Savino Tango (Fillea) e Giovanni Tarantella (Flai). “Alla famiglia del giovane Francesco Albanese, deceduto in agro di Stornara, va il nostro cordoglio. Attendiamo che gli organi preposti accertino le condizioni di lavoro, sicurezza e rispetto delle norme nel cantiere, ma non possiamo assistere inermi a una strage. Serve cultura della responsabilità, serve formazione, serve prevenzione”.

“Nel 2023 sono state 4.308 le denunce di infortunio all’Inail in provincia di Foggia, una media di 12 al giorno. Gli incidenti mortali sono stati 15. Tutto questo avviene mentre il Governo predispone misure inadeguate sul versante della sicurezza, con gli organici degli enti ispettivi ridotti all’osso e un numero di aziende controllate annualmente irrisorio.

Il Rapporto Ambiente SNPA 2023 ( Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale ).

Il 21 febbraio è stato presentato il Rapporto Ambiente 2023 di SNPA, che analizza lo stato delle cose in Italia in materia di energia da fonti rinnovabili, gestione dei rifiuti, qualità dell’aria, biodiversità e altro. Divisa in 21 punti, l’analisi presentata è utile per il monitoraggio degli obiettivi fissati dal Green Deal europeo per il 2030.

E’ possibile scaricare il file del Rapporto Ambiente SNPA 2023 . clicca QUI

Revisione delle tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura

fonte Inail.it

Con la circolare n. 7 del 15 febbraio 2024 è data informativa dell’intervenuta revisione delle tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura e sono illustrate le principali caratteristiche delle nuove tabelle.

La revisione delle tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura, di cui agli articoli 3 e 211 del Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, è stata approvata con decreto interministeriale del 10 ottobre 2023, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 18 novembre 2023.
La circolare n. 7 del 15 febbraio 2024 illustra le caratteristiche generali delle nuove tabelle e le principali modifiche rispetto a quelle previgenti.
In chiusura viene precisato il regime temporale di applicazione del nuovo sistema tabellare.

Tutti i bambini crescono tranne uno

 

Fonte : Disuguaglianze di Salute  che ringraziamo 

Sono stati recentemente pubblicati due lavori relativi, l’uno, alla mortalità infantile in Italia e, l’altro, alle morti improvvise in Piemonte. Nell’articolo Mortalità infantile in Italia (1) attraverso l’analisi dell’andamento della mortalità neonatale (0-28 giorni), post-neonatale (29-365 giorni) e infantile (0-365 giorni), in Italia, dal 2016 al 2020, si esplorano le disuguaglianze geografiche, si valutano le differenze tra figli di genitori italiani e stranieri, si rilevano le principali cause di morte.

In Italia, nel 2020, il tasso di mortalità neonatale è stato di 1,76 decessi per 1.000 nati vivi. I bambini nati al Sud, indipendentemente dall’essere italiani o stranieri, mostrano un tasso di mortalità infantile superiore di circa il 70% rispetto ai residenti nel Nord (2,34 contro 1,35 per 1.000 mille).

bambini stranieri, rispetto agli italiani, mostrano un tasso di mortalità infantile superiore del 55% per quasi tutte le cause di morte, in particolare, nelle morti precociper condizioni perinatali e nascite pretermine e, per quelle più tardive, per malattie metaboliche e malformazioni congenite. Tali drammatiche disuguaglianze territoriali sarebbero più elevate se il Sud avesse la stessa presenza di stranieri del Nord Italia.

Il nuovo Report Sorveglianza Morti Improvvise (2) è stato pubblicato a 10 anni di distanza dal precedente (3) e analizza i dati derivanti dalla sorveglianza su tali decessi avvenuti in Piemonte negli anni 2004-2020.
Gli elementi utili all’indagine vengono registrati tramite una modalità di raccolta attiva: segnalazione precoce dell’evento, intervento tempestivo del referente sul luogo al fine di effettuare un primo incontro con i genitori e raccogliere dati fondamentali (la storia dell’evento di morte, le condizioni del bambino prima del decesso, eventi significativi nei giorni e nelle ore antecedenti l’evento, anamnesi familiare, caratteristiche del luogo in cui il bambino è stato ritrovato). Vengono eseguiti rilievi fotografici ed esame del cadavere, autopsia, analisi anatomo-patologiche ed eventuali indagini genetiche, tossicologiche.

Dall’anno 2004 all’anno 2020 si sono verificati in Piemonte 1610 decessi di bambini residenti in età 0-2 anni, con un tasso di mortalità totale di 2,72 per 1.000 nati vivi (inferiore a quello europeo di 3,2 per 1000 nati vivi nel 2021): al termine di tutte le analisi 127 decessi sono stati classificati come improvvisi e non spiegati (tasso di mortalità specifica pari a 0,21 per 1000 nati vivi, tra i più bassi a livello europeo ed internazionale).

decessi per morte improvvisa mostrano un picco fra il primo ed il sesto mese di vita e avvengono soprattutto nei mesi invernali (per tutti i 1610 decessi) verosimilmente per concausa di agenti infettivi.

Tra i fattori di rischio si confermano: il neonato in posizione diversa da supinala condivisione del lettol’esposizione a fumo di sigarettail fumo in gravidanza e l’ipertermia; tra i fattori socio economici il fatto che la madre sia nubile/divorziata/ non convivente e una condizione socio economica modesta.

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Salute e sicurezza: Landini, da incontro risposte non all’altezza dei problemi

Fonte:  Cgil.it 

“L’incontro non è stato all’altezza dei bisogni che abbiamo. Ci hanno convocati alle 8.30 quando c’è il Consiglio dei ministri nel pomeriggio e ci hanno consegnato un testo dopo un’ora perchè glielo abbiamo chiesto, ciò dimostra che non c’è una grande volontà di trovare degli accordi con le organizzazioni sindacali”. Così il segretario generale della CGIL Maurizio Landini a margine dell’incontro a Palazzo Chigi sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

“Ci sono delle cose che non costano – ha spiegato Landini -, ma il governo continua a non fare: abbiamo chiesto una norma molto precisa, ossia ripristinare la parità di trattamento economico e normativo per tutti i lavoratori e le lavoratrici di tutta la filiera degli appalti. Era una legge cancellata nel 2003, non ripristinarla significa lasciare la giungla del subappalto. Questo è il modo per estendere le norme pubbliche al privato, migliorandole”. Inoltre, ha proseguito il leader della CGIL “abbiamo chiesto di mettere in discussione il subappalto a cascata, di introdurre la patente a punti, significa introdurre il cartellino anche sui cantieri”.

“Su tutto questo non abbiamo avuto risposte, per questo abbiamo intenzione di proseguire con ogni forma di mobilitazione, perchè queste cose devono essere affrontate in un modo diverso”. L’ultimo incontro con il governo su questi temi si è tenuto a luglio quando le organizzazioni sindacali hanno presentato le piattaforma unitaria “siamo molto lontani dalla sensibilità che ci vorrebbe su questi temi nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici che noi rappresentiamo”, ha concluso Landini.

→ Ascolta l’audio su Collettiva.it

Amianto, il killer silenzioso che dal 1996 ha mietuto 158 vittime anche in provincia di Rimini

 

Fonte: Cgil Rimini che ringraziamo 

 

Sono stati pubblicati i dati aggiornati al 31/12/2023 del rapporto “IL MESOTELIOMA MALIGNO IN EMILIA-ROMAGNA” a cura di A. Romanelli, C. Storchi, L. Mangone

Mesotelioma: di cosa si tratta

Il mesotelioma maligno (MM) è un tumore raro ma che ha una certa correlazione con l’esposizione professionale o ambientale con le fibre di amianto. Nonostante l’amianto in Italia sia stato messo al bando nell’aprile 1994, il lungo tempo di latenza tra l’esposizione e l’insorgere del MM, determina ancora l’insorgenza della malattia tra la popolazione. In Emilia-Romagna la sorveglianza epidemiologica, sancita dalla Regione dal 1995, è attuata anche attraverso il ReM: Registro Mesoteliomi.

Amianto e mesotelioma in provincia di Rimini

L’insorgenza dei sintomi di MM, avendo una latenza di 35-40 anni, appare in genere dopo aver cessato l’attività lavorativa. Per quanto riguarda la provincia di Rimini, dal 1996 sono stati diagnosticati 158 casi di MM, 94 dei quali di origine professionale; da evidenziare che anche l’esposizione ambientale o familiare (11 casi) potrebbe comunque essere legata al lavoro di un familiare, o alla presenza di materiale contenente amianto vicino all’abitazione (ad esempio coperture in Eternit). Le fibre di amianto, infatti, una volta disperse (su abiti o nell’aria) possono essere inalate con conseguenze diagnosticabili a distanza di decenni.

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Evento in streaming “Violenza sul personale sanitario e socio-sanitario”. 12 marzo 2024

 

locandina SHC 240312

Fonte  C.I.I.P 

Sul tema della violenza sul lavoro e nell’ambito della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, segnaliamo questo evento in streaming.
Proposto dal sindacato nazionale SHC, vedrà la partecipazione come relatrice della coordinatrice del Gruppo di Lavoro CIIP Stress Lavoro Correlato, Antonia Ballottin.

“Violenza sul personale sanitario e socio-sanitario”
martedì 12 marzo 2024 – ore 15:30 – 18:00

evento in streaming su piattaforma StreamYard

Con le parole della Segreteria Nazionale SHC: “L’iniziativa arriva dagli operatori socio sanitari, indirizzata a un tema che coinvolge anche la loro professione, dove il fenomeno delle aggressioni aumenta ogni giorno, fenomeno allarmante, e spesso sottostimata. La salute è un diritto primario e va garantito a tutti e a tutti, e il nostro servizio sanitario nazionale va tutelato insieme ai professionisti. Gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari costituiscono eventi sentinella che richiedono la messa in atto di opportune iniziative di protezione e prevenzione.”

Il difficile percorso per un’agricoltura ecologica ed economicamente sostenibile

Fonte: Futuranetwork che ringraziamo 

Nel settore si confrontano il malessere degli agricoltori, l’urgenza della transizione climatica e una complessa gestione europea. Trovare un nuovo punto di equilibrio comporta modifiche politiche, gestionali e tecniche.

mercoledì 21 febbraio 2024
Tempo di lettura: 10 min

“L’agricoltura e l’ambiente vanno di pari passo perché l’agricoltore è il primo a subire le conseguenze del cambiamento climatico: quando un frutteto viene distrutto, non ci vuole un mese, ci vogliono anni e anni per rivedere i primi frutti. Le conseguenze del cambiamento climatico sono anche economiche e se non le affrontiamo ci costeranno più di quanto dobbiamo investire oggi per un fondo serio per la transizione ecologica al fine aiutare e accompagnare gli agricoltori. È chiaro che il Green deal non ha gambe senza gli agricoltori”, ha affermato Camilla Laureti, parlamentare europea e responsabile Politiche agricole del Partito democratico, intervenendo il 12 febbraio ad Alta Sostenibilità, la rubrica settimanale a cura dell’ASviS in onda su Radio Radicale.

Il cambiamento climatico sta aggravando problemi che gli agricoltori avvertono da tempo e gli interventi per la salvaguardia dei terreni e per la transizione ecologica comportano ulteriori costi che gli agricoltori non riescono più a sostenere. Nei prossimi decenni l’agricoltura dovrà affrontare enormi sfide, tra cui garantire la sicurezza alimentare per una popolazione mondiale oltre i dieci miliardi di persone (stime Onu, “World population prospects 2022”) e un modello di agricoltura che sia ambientalmente sostenibile ed economicamente redditizia per chi la pratica sembra ancora lontano; la sfida non è facile e comporta modifiche politiche, gestionali e tecniche.

Il settore agricolo è quello che per primo subisce la crisi climatica, con le conseguenze più pesanti dal punto di vista economico e con un tempo di recupero estremamente lungo (basti pensare agli effetti delle alluvioni e della siccità sui raccolti). Il rapporto “Climate change adaptation in the agriculture sector in Europe” dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) prevede che i cambiamenti climatici potrebbero ridurre il valore dell’agricoltura europea del 16% entro il 2050 a causa della maggiore siccità e precipitazioni, e la produzione dei Paesi del Mediterraneo potrebbe scendere dell’80% entro il 2100.

Il cambiamento climatico può influenzare direttamente e indirettamente la produzione agricola e gli agroecosistemi su cui essa si basa. Gli impatti diretti riguardano i cambiamenti nella fenologia e nei calendari, lo spostamento delle aree coltivate e la perdita di suolo, le variazioni nell’approvvigionamento idrico e nella domanda di irrigazione, e l’aumento dei livelli di COrallenta la crescita delle piante. Gli effetti indiretti sono invece conseguenze dei primi e sono ad esempio l’aumento di parassiti, malattie, specie invasive ed eventi estremi come forti venti, grandinate, calore intenso e gelate. Le ripercussioni della crisi climatica sulla produzione agricola possono generare conseguenze economiche e sociali sia per il settore stesso che per la sicurezza alimentare, incidendo poi su commercio, redditi agricoli e prezzi alimentari.

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Plan Ecophyto : tout comprendre aux annonces du gouvernement

Per leggere l’articolo tradotto in italiano clicca l’icona blu (la quarta da sinistra in fondo all’articolo)  google translate . Per un uso professionale o di studio raccomandiamo  di fare riferimento al testo originale.

Pour comprendre ce qui se joue à travers les indicateurs Ecophyto défendus par les uns ou les autres, il faut d’abord définir de quoi on parle.
USAID Egypt / Flickr, CC BY-NC

Corentin Barbu, Inrae; Alexis Aulagnier, Sciences Po Bordeaux; Anne-Sophie Walker, Inrae; Baptiste Labeyrie, Centre Technique Interprofessionnel des Fruits et Légumes (CTFIL); Emilie Maugin, Astredhor (Institut technique de l’horticulture); Fabrice Le Bellec, Cirad; François Omnes; Freddie-Jeanne Richard, Université de Poitiers; Harry Ozier-Lafontaine, Inrae; Jean-Noël Aubertot, Inrae; Marc Gallien, DREETS de Normandie; Maxime Garnault, Inrae et Véronique Gouy Boussada, Inrae

Face aux manifestations des agriculteurs début 2024, le gouvernement français a annoncé une « mise à l’arrêt » du plan Ecophyto jusqu’au salon de l’Agriculture fin février. Cette pause devait permettre de revoir les indicateurs utilisés pour évaluer la baisse de l’utilisation des produits phytopharmaceutiques (pesticides appliqués sur les cultures) en France.

Certains indicateurs développés au niveau européen étaient fortement mis en avant avec le soutien de certains syndicats d’agriculteurs. À l’inverse, des organisations de défense de l’environnement et de la santé défendaient l’indicateur NoDU, indicateur actuel du plan Ecophyto. Le gouvernement a finalement tranché le 21 février, avec l’annonce par Gabriel Attal de l’abandon du NoDU, au profit de l’indicateur européen HRI-1.

Comment s’y retrouver dans cette jungle d’acronymes ?

En tant que membres du Comité Scientifique et Technique du plan Ecophyto, comité indépendant des pilotes du plan, nous avons notamment pour mission de guider le choix des indicateurs. Dans ce texte, nous souhaitons préciser la nature de ces derniers et en clarifier les enjeux.

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Combattere nell’oscurità: come gli europei respingono l’intelligenza artificiale canaglia

 

Fonte Algorithmwatch.org  che ringraziamo 

[ Per un uso di studio o professionale raccomandiamo di  fare riferimento al testo pubblicato alla fonte   traduzione effettuata da google translate. editor ]

di Naiara Bellio , Nicolas Kayser-Bril , Mathilde Saliou e Alina Yanchur

I sistemi automatizzati vanno fuori strada, contribuiscono alla violenza sessuale sui minori, negano alle persone i loro benefici sociali o bloccano la presenza online delle organizzazioni. Le persone colpite spesso si sentono impotenti quando i loro diritti vengono violati, ma alcuni combattono mentre le leggi attuali non riescono a proteggere le vittime.
Miriam Al Adib è una ginecologa spagnola che vive ad Almendralejo. Un giorno, lo scorso settembre, ha trovato sua figlia adolescente in difficoltà. Nei gruppi WhatsApp della sua scuola circolavano foto di lei e di altri compagni di classe nudi. Le foto erano false, ha detto. Gli scolari li avevano generati, utilizzando uno strumento di intelligenza artificiale.

Al Adib ha percepito l’ansia di sua figlia ma ha capito subito cosa fare. Ha pubblicato un video su Instagram in cui denunciava l’accaduto e chiedeva alle vittime di farsi avanti. Poche ore dopo, molte altre madri le avevano mandato un messaggio, raccontando le esperienze delle loro figlie. Sono andati tutti alla polizia e i ragazzi hanno smesso di creare nudi finti.

Al Adib lavora da più di un decennio per aumentare la consapevolezza sulla violenza sessuale sui minori, sia online che offline. Sa come reagire a tali attacchi. Tuttavia, ha detto, si sente trascurata dalle istituzioni che dovrebbero prevenire un uso così crudele dell’intelligenza artificiale. Oggi, mentre le proteste si sono calmate ad Almendralejo, le app che consentono ai ragazzi di creare nudi finti rimangono disponibili – e probabilmente sono in uso – in tutte le scuole europee.

Abbiamo parlato con persone che hanno deciso di agire contro le ingiustizie causate dall’intelligenza artificiale. Tutti hanno spiegato quanto sia stato difficile riparare gli illeciti e avere un impatto. I diritti sanciti dalla legislazione europea raramente sono applicabili ai singoli individui.

“Colpa dell’algoritmo”

Quando Soizic Pénicaud ha iniziato a lavorare con gli algoritmi del sistema di gestione del welfare francese, ha organizzato corsi di formazione per le persone a stretto contatto con i beneficiari. Una volta, un assistente sociale le disse che l’unico consiglio che dava alle persone che avevano problemi con il sistema di gestione delle richieste era “non c’è niente che tu possa fare, è colpa dell’algoritmo”. Pénicaud, un ricercatore sui diritti digitali, è rimasto sorpreso. Non solo sapeva che i sistemi algoritmici potevano essere ritenuti responsabili, ma sapeva anche come farlo.

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Connessioni 8 su Appalti Subappalti e dintorni

 

Connessioni 8

23 febbraio 2024

fatti, eventi, report di ricerca e dati per capire meglio cosa succede nel campo della prevenzione e della salute negli ambienti di vita e di lavoro.

Vi è bisogno di fare chiarezza sul tema della sicurezza sul lavoro, in particolare dopo la tragedia di Firenze. Non è più tempo di chiacchiere ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Ha ragione. La individuazione degli errori che hanno creato le condizioni di sistema o ambientali perchè si sviluppassero modalità malate di organizzazione del lavoro e di mancata gestione dei rischi dovrebbe essere fatta da tutti i soggetti in campo.

Innanzitutto il sistema delle imprese e delle loro Associazioni dovrebbe sottoporre a verifica le posizioni assunte in diverse fasi storiche rispetto alla legislazione di merito sugli appalti e subappalti, in particolare nel settore delle costruzioni.

La moltiplicazione dei subappalti a cascata riesumata nel nuovo Codice  non piove dal cielo, il sistema di norme che lo consentono hanno dei responsabili politici che hanno risposto con atti legislativi a richieste molto precise provenienti non solo dalla Commissione Europea ma anche  dal mondo delle imprese. Sia chiaro : non vi è  un obbligo di legge per le stazioni appaltanti di moltiplicare a cascata subappalti di lavorazioni più o meno pericolose fino a rendere molto difficile il governo e il controllo della gestione dei rischi.

Appalti, subappalti e gestione dei rischi per la sicurezza dei lavoratori 

La scelta di moltiplicare l’assegnazione dei lavori con i subappalti a cascata è una scelta delle imprese committenti, le stazioni appaltanti, dettata dalla ricerca di fatto del “massimo” ribasso perchè la competizione non avviene, nella maggioranza delle situazioni, sulla qualità del prodotto al prezzo giusto ma sul ribasso e questo è reso possibile, dalla cosiddetta semplificazione normativa che ispira il “Nuovo Codice”

Esiste poi una molteplicità di appalti privati che si avvalgono di finanziamenti pubblici… tanto per semplificare 2)

Se è pur vero che la norma non consente, a livello formale, di sottoporre a gara i costi della sicurezza è altrettanto vero che induce soluzioni organizzative povere e a volte improvvisate con le imprese in coda alla filiera dei subappalti rappresentate da situazioni borderline con frequenti e gravi irregolarità nel trattamento dei lavoratori rilevate dalle ispezioni degli organi preposti. In questo contesto appare la schizofrenia comportamentale: da una parte la produzione da parte dei consulenti del POS, del DVR, un apparato cartaceo e digitale a prova di ispezione a protezione legale dell’impresa committente o stazione appaltante. 1)

Al contempo a scendere per i rami dei subappalti si perdono le tracce delle indicazioni/prescrizioni contenute nei documenti cartacei perfetti custoditi in cassaforte… Questa rappresentazione che facciamo, un pò schematica, è per fare chiarezza sul fatto che tra il progetto dell’opera, le valutazioni dei rischi e le prescrizioni organizzative per neutralizzarli e la struttura produttiva reale vi è una tale distanza che spiega perchè avvengono le tragedie.
E’ solo ribaltando la piramide, mettendo al primo posto le attività concrete svolte  dalle microimprese in subappalto che realizzano l’opera, monitorando ed eliminando le intermediazioni parassitarie e criminali  che si potrà fare un passo avanti nella sicurezza dei cantieri. Solo capitolati dettagliati ed esaustivi rispetto alle lavorazioni da assegnare in appalto possono porre rimedio agli abusi e alle incongruenze organizzative. In questo caso le vere connessioni da ristabilire sono quelle tra i committenti (stazioni appaltanti)  e le  piccole imprese del subappalto che per davvero costruiscono le opere.Le scelte dell’attuale governo non sembrano andare in questa direzione.

editor

Riferimenti

  1. Nuovo codice appalti (dlgs 36/2023): il testo da scaricare e le novità
  2. Sicurezza accessibile . Sicurezza e appalti: un incrocio pericoloso?
    a cura di Giorgio Sclip
  3. Lavori privati con fondi pubblici, Mit e Anac in disaccordo sul nuovo Codice Appalti
  4. Codice Appalti 2023: i nuovi limiti al subappalto
  5. INL : Nel 2022 recuperati oltre un milione di contributi e i premi non versati

Quanto devono spendere le aziende per la sicurezza? Ci sono politiche pubbliche di sostegno?

 

Fonte: ilmanifestoinrete.it 

Autore: Maurizio Mazzetti  che ringraziamo

 

Nell’articolo pubblicato il 29 ottobre 2023 (QUI)  si era parlato dei costi della non sicurezza, cioè di quali sono i costi in Italia per le aziende e la collettività degli infortuni e delle malattie professionali (64.000 euro medi per ogni singolo infortunio, secondo gli studi più recenti). Ma quanto spendono – o devono spendere obbligatoriamente per essere meramente in regola – da parte loro le aziende, sia per la mera gestione dell’esistente (documentazione e formazione obbligatoria e relativi incarichi professionali) e quanto investono?

Non esistono dati complessivi, ma solo campionari, sulle spese. Le spese e gli investimenti per la sicurezza sono parte della complessiva gestione aziendale e non distinguibili globalmente da altre spese e investimenti; ed è persino banale ricordare come quanto più è rischiosa l’attività, e quanto più grande è l’organizzazione in termini di strutture produttive e addette/i, tanto più crescono spese e costi, anche se ci può essere qualche economia di scala. Viceversa, i costi calano quanto più sono presenti risorse interne professionalmente qualificate che supportino e non rendano necessarie, o parzialmente necessarie, apporti (essenzialmente consulenziali) esterni. Analogamente i servizi di consulenza forniti dalle associazioni di categoria e dagli organismi bilaterali/paritetici possono anch’essi calmierare i costi.

Se si cerca tra i siti specializzati, si possono trovare numerose elaborazioni sugli oneri per la mera gestione documentale; ma, a parte la difficoltà di districarsi tra quelle che restano,  sono offerte commerciali di servizi, le cifre sono sempre altamente indicative e parziali.

Riporto in ogni caso di seguito la quantificazione di costi più completa che ho trovato (non farò, ovviamente, pubblicità alla società); l’offerente è evidentemente molto strutturato, ed offre un servizio completo a canone annuo, come riportato nella tabella sottostante. In ogni caso, più ancora delle cifre richieste (che danno comunque un ordine di grandezza), è interessante l’elencazione delle valutazioni necessarie/possibili, che può stupire i non addetti ai lavori; e ho eliminato comunque le sole parti specifiche per i cantieri edili, quelle sul primo soccorso e le valutazioni di sicurezza alimentare HACCP. Si tenga presente che a tutte le somme va aggiunto un 4% di IVA e che ci sono ulteriori costi per eventuali interventi a chiamata, urgenti, sopralluoghi del medico competente e simili.

MINIMO MASSIMO FATTORI DI VARIAZIONE
GESTIONE ANNUALE SICUREZZA SUL LAVORO 600 2500 numero addetti e livello di rischio
INCARICO ANNUALE RSPP ESTERNO 800 16000 numero addetti e grado rischio
DVR DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHI 300 1300 numero addetti e grado rischio
DUVRI rischio da interferenze 300 1100 numero ditte coinvolte
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO RUMORE 500 1100 numero punti di rilievo con fonometro
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO VIBRAZIONI 270 3000 numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO 100 1300 numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO INCENDIO 400 2500 numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO ATMOSFERE ESPLOSIVE 400 2200 numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO CHIMICO MOVARISCH 250 600 numero prodotti chimici
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO CANCEROGENO-MUTAGENO 150 900 settore aziendale e numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO DA RADIAZIONI OTTICHE 210 1620 numero punti rilievo con analizzatore
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO BIOLOGICO 540 1080 aziende sanitarie e no
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO CAMPI ELETTROMAGNETICI CEM 210 1620 numero punti rilievo con analizzatore
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI MMC SOLLEVAMENTO E TRASPORTO 200 1320 numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI MMC SPINTA E TRAINO 210 1500 numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI MMC ELEVATA FREQUENZA 300 1800 numero dipendenti
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI MMC PAZIENTI OSPEDALIERI 900 6000 numero reparti con mansioni analoghe
DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO SPECIFICO PRESCRIZIONI GRAVIDANZA ALLATTAMENTO 210 500 tipologia aziende e settore attività
PIANI EMERGENZA PLANIMETRIE EVACUAZIONE 200 3000 superficie occupata
SORVEGLIANZA SANITARIA ANNUALE 150 650 numero dipendenti
VISITE SECONDO PROTOCOLLO 20 45 tipo visita
SISTEMA DI GESTIONE SICUREZZA SUL LAVORO SGSL OHSAS 18001 3500 9000 numero dipendenti e giornate di consulenza

In sintesi, emerge che anche l’azienda più piccola – cosiddetta microimpresa fino a 10 dipendenti, secondo la classificazione ministeriale vigente – e con il rischio più basso si trova davanti ad oneri dell’ordine di grandezza di qualche migliaio di euro.

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EU-OSHA. La salute mentale sul lavoro dopo la pandemia di COVID

Keywords:

La pandemia di COVID-19 ha avuto un forte impatto sul mondo del lavoro. La relazione presenta i risultati di un’analisi delle indagini europee in tema di salute mentale sul lavoro prima, durante e dopo la pandemia.

Le principali conclusioni riguardano il diverso impatto su determinati settori, il tipo di lavoro, i sottogruppi di lavoratori e il genere, la digitalizzazione e l’importanza che le organizzazioni attuino in modo proattivo misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Inoltre, la gestione dei rischi psicosociali legati al lavoro deve far parte delle misure di protezione dei lavoratori, sia ora che in caso di futuri eventi critici.

Scarica in: EN

Landini al governo: “Sulla sicurezza basta chiacchiere”

 

Fonte Collettiva.it che ringraziamo 

Il segretario generale della Cgil è appena arrivato a Firenze davanti al cantiere di Via Mariti dove venerdì 16 febbraio hanno perso la vita 5 operai

Il governo “è da luglio che non ci sta incontrando. “Adesso ci vogliono 41 morti, quanti ce ne sono stati finora a febbraio 2024, per decidere che bisogna intervenire? Siamo convocati lunedì mattina, bene, si apra una trattativa, non sia il solito film che ci tengono mezz’ora a Palazzo Chigi per poi fare quello che vogliono. Abbiamo presentato una piattaforma, fare una trattativa vuol dire che si viene via da lì non dopo un’ora, ma quando si è fatto un accordo che risolve i problemi”. Se c’è bisogno, avverte ancora, “si sta lì anche due, tre giorni come abbiamo fatto altre volte. Basta chiacchiere e anche deleghe in bianco. Di deleghe in bianco non ne diamo a nessuno, è il momento di avere risposte precise alle piattaforme che abbiamo presentato”, ha sottolineato Landini.

“Le imprese – ha detto il segretario generale della Cgil – non possono stare zitte e far finta che questo non riguardi anche loro perché fare impresa in questo modo è metterla in quel posto a chi vuole fare seriamente l’impresa, rispettando le leggi, le regole e investendo sul lavoro. Per quello che ci riguarda è il momento non del cordoglio ma di fare, di agire e intervenire dove non si è fatto, cambiando quelle leggi balorde che sono state fatte”.

“Il subappalto a cascata – spiega Landini – va cancellato, bisogna introdurre la patente a punti, bisogna estendere il diritto alla formazione e alla prevenzione, bisogna aumentare le assunzioni agli ispettori e anche dei servizi di medicina del lavoro e bisogna da questo punto di vista cancellare tutti quei sistemi che hanno portato addirittura a lavorare qui persone senza neanche il permesso di soggiorno. La maggioranza di quelli che sono morti sono migranti, in alcuni casi clandestini”.

“Bisogna cancellare anche la Bossi-Fini, perché non possono essere solo sfruttati i migranti. Bisogna cancellare anche quelle leggi balorde che li mettono in condizione di dover lavorare sotto ricatto a queste condizioni. Questo è un altro tema, altro che chiudere le frontiere: bisogna aprire gli occhi e colpire quelli che sfruttano le persone”.

Tragedia di Firenze

 

I tragici eventi di Firenze dei giorni scorsi ci portano ancora una volta a riflettere sul tema della sicurezza sul luogo di lavoro. All’interno del dialogo che si è aperto, ringraziamo ancora  il Prof. Paolo Pascucci che si contraddistingue per il suo contributo lucido e rigoroso, caratteristiche che troppo spesso passano in secondo piano nel dibattito pubblico.

Per leggere l’articolo vai alla fonte CIIP 

Registrazione del Seminario : ” Molestie e molestie sessuali nel lavoro: quali strumenti di contrasto in ottica di genere? “

 

 

 

Registrazione del Seminario che si è svolto  Venerdì 26 Gennaio 2024 ore 14.30 – 18.30
Sala della Traslazione, Piazza San Domenico 13, Bologna

 

Programma dei Lavori – La Locandina 

 

Introduce e modera Avv. Antonella Gavaudan, Foro di Bologna

Saluti iniziali

Dott. Daniela Carlà – Fondatrice e promotrice di Noiretedonne

Avv. Alberto Piccinini – Presidente di Comma2 Lavoro è Dignità

Sonia Alvisi – Consigliera regionale parità Emilia – Romagna

Relazioni

 

Prof. Stefania Scarponi – già Ordinaria di Diritto del lavoro e docente di Diritto e Genere, Università di Trento, e aderente a NRD, “Le nozioni di molestia nel diritto del lavoro nelle fonti e nell’applicazione giurisprudenziale”

Avv. Maria Virgilio – Avvocata, Presidente di Giudit – Giuriste d’Italia e aderente a NRD, Consulente della Commissione
Parlamentare di inchiesta sul femminicidio, “Le molestie e le molestie sessuali nel diritto penale: riempire un vuoto o ripensare il pieno?”

Dott. Elisabetta Tarquini – Consigliera Sez. Lav. della Corte d’Appello di Firenze, “Profili processuali e rimediali in materia di molestie nel diritto del lavoro antidiscriminatorio “

Prof. Laura Calafà – Ordinaria di Diritto del lavoro, Università di Verona, “Le regole stabilite dai contratti collettivi e dai codici etici come strumento di tutela e prevenzione”.

 

Interventi programmati

Avv. Sara Passante – Foro di Bologna e Comma2, “Il risarcimento del danno alla luce della giurisprudenza”

Avv. Lorenza Cescatti – Foro di Rovereto e Comma2, “Il ricorso all’ammonimento del Questore come strumento di contrasto alle molestie”

Avv. Elisa Favè – Foro di Verona e Comma2, “Molestie sul luogo di lavoro e art. 8 CEDU nella sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo “C. vs Romania”

Dott. Matilde Botto – Dottoranda, Università di Bologna, “Le molestie online: digitalizzazione della sessualità e nuove esigenze di tutela della sfera sessuale della persona”

Prof. Cristina De Maria – Delegata del Rettore per l’equità, l’inclusione e la diversità, “L’esperienza dello sportello universitario contro la violenza di genere dell’Università di Bologna”

Dott. Cristina Obber – Scrittrice ed esperta formatrice in tema di contrasto alle molestie, aderente a NRD, “Gli ostacoli
all’emersione delle molestie nel lavoro: esperienze sul campo”

Cinzia Spanò – Presidente di Amleta, “Le molestie nell’ambiente dello spettacolo e l’esperienza di Amleta”

Allegati 

Prof. Cristina Demaria  LO SPORTELLO UNIVERSITARIO CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE
I primi dati

Riflettere sulla tragedia di Firenze senza l’uso di parole consumate….

 

 

E’ difficile, ancora una volta, trovare parole non consumate dalla retorica per scrivere dell’ultima tragedia sul lavoro avvenuta nel cantiere Esselunga di Firenze.
Solo il silenzio della riflessione e il rispetto per le persone che hanno perso la vita mentre stavano lavorando ci può consentire di ragionare senza ripetere luoghi comuni e slogan usurati e smentiti nella quotidianità come ” mai più morti sul lavoro ”
E’ necessaria l’umiltà di ripartire da parte di ciascun soggetto in campo, dalle imprese alle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, sottoponendo ad una verifica le pratiche operative di valutazione e gestione dei rischi, quelle formali impeccabili che rimangono nelle carte degli uffici e quelle reali, permeate da una informalità maligna, che sono molte volte all’origine delle tragedie come quella di Firenze. La schizofrenia dei comportamenti per cui nella stessa azienda convivono una rappresentazione formale della organizzazione del lavoro con una documentazione a prova di ispezione delle autorità preposte ed una pratica reale che non ha alcun rapporto con le misure necessarie per gestire i rischi per la sicurezza. Questo è un male diffuso e cronico in molte, troppe realtà aziendali dal comparto delle costruzioni alla logistica. Non sappiamo cosa sia successo e le cause nel caso specifico della tragedia di Firenze, saranno le indagini delle autorità competenti a individuare le concause che hanno prodotto il disastro. Sappiamo per certo che l’allungamento delle linee di decisione e governo della organizzazione del lavoro nei cantieri, la moltiplicazione dei soggetti che operano nello stesso sito, la sovrapposizione delle lavorazioni senza adeguato coordinamento sono spesso alla base del fallimento di una corretta valutazione e gestione dei rischi. Le pratiche di moltiplicazione degli appalti e subappalti a cascata sono il male oscuro alla base della fragilità gestionale del lavoro in sicurezza. I lavoratori di oggi, siamo ben lontani dagli anni delle lotte e delle conquiste, sono soggetti ricattabili, sono ragazzi venuti da lontano che spesso non sono in grado di rifiutarsi perchè, verosimilmente, come nel caso del cantiere di Firenze sono senza il permesso di soggiorno…o col permesso scaduto. Tra i determinanti di queste tragedie vi è una legislazione disinvolta che regola la disciplina degli appalti nel settore privato. L’attuale governo è orientato alla deregulation che dovrebbe essere estesa dal settore privato a quello delle opere pubbliche. Vedremo dopo i discorsi e il cordoglio delle autorità quali saranno le decisioni per fermare questa carneficina. Vedremo pure se cambieranno gli atteggiamenti discriminatori e le narrazioni verso le condizioni  di tanti ragazzi immigrati, lavoratori che pagano, a volte, un prezzo inaccettabile, con la vita, il loro desiderio di realizzare una condizione esistenziale migliore.
Vedremo se le parole di circostanza delle autorità svaniranno nel nulla dopo i funerali di questi lavoratori. Questa tragedia non riguarda solo questi ragazzi immigrati vittime di un lavoro che uccide, è anche un segnale per tutti i lavoratori: in troppe realtà aziendali è stato superato il limite di accettazione sociale tollerabile delle condizioni di lavoro pericoloso .

Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione

Lettera aperta di Marco Bazzoni

 

Condividiamo questa Lettera aperta di Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rls di Firenze. Vi invitiamo ad aderire al suo appello . Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione 

 

Lettera aperta

Questo è un accorato appello. Per favore, non chiamatele mai più “morti bianche”. Non lo sono.
E’ un termine che offende, ed offende in particolar modo i familiari e la memoria delle vittime del lavoro.
Queste morti hanno molte cause che devono essere rimosse e portano a ignorare le norme per la sicurezza sul lavoro. Certo non si tratta di incidenti inevitabili o tragiche fatalita’.
Se pensiamo alle famiglie che non vedranno più rincasare il loro caro andato a lavorare, a guadagnare per loro, a produrre benessere per tutti noi, di bianco restano solo le pagine di una vita interrotta, di sentimenti afflitti, di una quotidianità distrutta. Per sempre.
Non sono “morti bianche”, quasi fossero candide, immacolate, innocenti. Chiamarle bianche è insensato e ipocrita, perché sono morti sporche, disoneste e ingiuste. Di bianco non c’è mai nulla. Hanno sempre e solo il colore del sangue, del raggiro e del dolore .

Per questo chiedo a tutti, a cominciare da chi ha il dovere e la responsabilità di informare, di adottare una terminologia che colori di responsabilità queste morti, purtroppo in costante aumento.
È anche partendo dal linguaggio, dal chiamare le cose con il loro nome, dal reclamare il colore delle responsabilità che si combatte una battaglia per una maggiore sicurezza sul lavoro.

Chiunque voglia aderire a questo appello, invii un’email a:

marco.bazzoni01@libero.it

con nominativo, azienda, qualifica e città.

Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

Les émulsifiants, des additifs alimentaires qui pourraient être associés à un risque de cancer

 

Per leggere l’articolo tradotto in italiano clicca l’icona blu (la quarta da sinistra in fondo alla pagina)  google translate . Per un uso professionale o di studio raccomandiamo  di fare riferimento al testo originale.

 

 

Bernard Srour, Inserm et Mathilde Touvier, Inserm

Les émulsifiants sont des additifs alimentaires très couramment présents dans les produits alimentaires en France. En 2023, des travaux basés sur la cohorte NutriNet-Santé avaient mis en évidence l’existence d’un lien entre leur consommation et le risque de maladies cardiovasculaires. Pour la première fois, de nouveaux travaux publiés dans la revue PLoS Medicine suggèrent l’existence d’un lien entre consommation d’émulsifiants et risque accru de cancer.

Mathilde Touvier, qui dirige l’équipe de recherche en épidémiologie nutritionnelle (Eren, Inserm/Inrae/CNAM/Université Sorbonne Paris Nord/Université Paris Cité), et Bernard Srour, chercheur en épidémiologie dans cette même équipe, coordonnateur du Réseau nutrition activité physique cancer recherche (Réseau NACRe), ont coordonné ces travaux, dans le cadre de l’étude NutriNet-Santé. Ils décryptent ces nouveaux résultats.


The Conversation : Pouvez-vous nous expliquer à quoi servent les émulsifiants ?

Mathilde Touvier : Les émulsifiants ont pour rôle d’obtenir certaines textures dans les aliments industriels, de rajouter de l’onctuosité, et de permettre la stabilité des mélanges obtenus dans le temps. Ainsi, la durée de conservation est allongée, et les produits peuvent rester plus longtemps en rayon sans perdre leurs propriétés.

On trouve des émulsifiants dans de nombreux produits, depuis des desserts (madeleines, gâteaux, glaces…) jusqu’à des plats préparés en passant par des barres chocolatées, des margarines, des sauces industrielles, etc. Par ailleurs, certains de ces additifs se retrouvent même dans des produits que le consommateur pourrait juger comme « sains », comme les margarines allégées, souvent perçues comme une meilleure alternative au beurre, ou certaines marques de biscottes ou de yaourts.

Il existe de nombreuses sortes d’émulsifiants : les mono- et diglycérides d’acides gras, les carraghénanes (des polysaccharides obtenus à partir d’algues rouges), des amidons modifiés, des lécithines, des phosphates, des celluloses, des gommes, des pectines…

Leur présence dans les aliments est très variable d’une marque à l’autre, y compris pour un même type de produit. Par exemple, une crème glacée à la vanille d’une certaine marque peut en contenir, tandis que celle d’une autre marque n’en contiendra pas.

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“Guida non vincolante alle migliori prassi per l’applicazione delle norme in materia di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori nell’industria del cavallo”

 

Fonte CIIP 

Segnaliamo la pubblicazione della “Guida non vincolante alle migliori prassi per l’applicazione delle norme in materia di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori nell’industria del cavallo” di Luigi Aversa.

All’interno troverete, oltre ad una introduzione sull’industria equestre, informazioni sulle pratiche di primo soccorso, sulla segnalazione di sicurezza e la valutazione dei rischi nonché sulla manutenzione delle strutture e sulle procedure con il cavallo.

È possibile scaricare le versione completa dal sito della CIIP

Napo in… Robots at work

 

 


Questo film fornisce un’introduzione alla sicurezza robotica sul posto di lavoro e descrive alcune delle tecnologie robotiche emergenti, i tipi di incidenti associati alla robotica, i principali rischi e come possono essere controllati.

I lavoratori della linea di produzione sono quelli maggiormente a rischio, seguiti dagli addetti alla manutenzione. Una cattiva progettazione del posto di lavoro e l’errore umano causano la maggior parte degli infortuni.

I progressi nelle tecnologie di automazione, tra cui robot fissi, robot collaborativi e mobili ed esoscheletri, hanno il potenziale per migliorare le condizioni di lavoro ma anche per introdurre rischi sul posto di lavoro nei luoghi di produzione

FONTE  NAPOFILM CHE RINGRAZIAMO