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Strage di Viareggio. Pubblicate le motivazioni, domenica se ne parla in città Stampa E-mail
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martedì 08 agosto 2017
Strage di Viareggio. Pubblicate le motivazioni, domenica se ne parla in città PDF Stampa E-mail
 
Scritto da Alessandra Valentini   
Sabato 05 Agosto 2017 07:30
fonte DIRITTIDISTORTI.IT

A due giorni dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza del processo di primo grado sulla strage di Viareggio si registrano i primi commenti, che troveranno proprio a Viareggio domenica sera, in occasione dei Giorni della memoria e della solidarietà, organizzate dall'Associazione il mondo che vorrei, ore 22, Pineta stadio dei Pini, sarà un primo momento di analisi di quanto contenuto nelle oltre 1200 pagine.

Punto di partenza imprescindibile per tutti, a Viareggio e in ogni altra  sede, saranno le parole scritte nero su bianco dai giudici del tribunale di Lucca sulla strage che il 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone. "Il grave disastro di Viareggio non è stato un fatto imprevedibile". Secondo i giudici, il disastro di Viareggio "costituisce un 'evento' derivato da una concatenazione di accadimenti strettamente consequenziali tra loro che sarebbe stato possibile evitare attraverso il rispetto di consolidate regole tecniche create proprio al fine di garantire la sicurezza del trasporto ferroviario, e soprattutto, prestando massima attenzione ai diversi segnali di allarme che si erano manifestati già prima del fatto e che preludevano al disastro".

Il tribunale riporta a tal fine esempi di incidenti verificatisi in Europa e anche in America. E se la rottura dell'assile del carro cisterna fu il "fattore originario" da cui si è sviluppata la sequenza di accadimenti, causando il deragliamento con successivo ribaltamento e poi squarciamento della cisterna a causa dell' impatto del carro "con un elemento dell'infrastruttura", la "causa originaria ed il verificarsi dei fattori successivi debbono essere considerati concause tutte riferibili al medesimo contesto di gestione del rischio che è quello connesso al trasporto ferroviario". I giudici rilevano anche, riguardo a società coinvolte nel processo, che le stesse hanno "ottenuto vantaggi consistenti nel risparmio economico derivato dalla omissione di interventi di carattere tecnico".

Tra i condannati al processo conclusosi lo scorso 31 gennaio figurano Mauro Moretti, che ha avuto 7 anni esclusivamente come ex ad di Rfi, e Michele Mario Elia, 7 anni e mezzo, che in quell'incarico subentrò quando Moretti passò a Fs. In totale erano 33 gli imputati: dieci gli assolti, le pene più pesanti per l'ad e il responsabile sistema manutenzioni di Gatx Rail, la società tedesca che aveva affittato i carri cisterna: 9 anni e mezzo.

Per Marzaduri, legale di Daniela Rombi (madre di Emanuela Menichetti, 21 anni, una delle 32 vittime), della Provincia di Lucca e della Croce Verde di Viareggio che si sono costituiti parte civile, "la fonte del pericolo deve essere valorizzata a prescindere da dove avviene l'infortunio".

Marco Piagentini, presidente dell'associazione "Il Mondo che vorrei" che raggruppa i familiari delle 32 vittime, da una prima lettura ha avuto la conferma che ciò che accadde poteva essere evitato. "Lo avevano sempre detto che pur avendone le possibilità economiche non era stato fatto nulla sulla sicurezza delle Ferrovie e purtroppo quanto accaduto la notte del 29 giugno del 2009 ne è la dimostrazione. Quello è stato un incidente sul lavoro e i vertici delle aziende sono i responsabili di tutto questo", dice Piagentini. "Vorremmo sapere dal ministero dei Trasporti ciò che è stato fatto per quanto riguarda la sicurezza dal 31 gennaio".

Una domanda non banale e che non sembra ancora aver ricevuto risposta, una risposta importante poiché se il processo può restituire verità e giustizia, quella risposta o meglio le azioni ad essa conseguenti possono far sì che Mai più si verifichino simili incidenti.

 

 
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Rinasce l’archivio del Crd


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Una mattina di primavera del 1999 squillò molto presto il telefono di casa. Era Gastone Marri. Mi comunicava che l’archivio del Centro ricerche e documentazione rischi e danni da lavoro (Crd) stava per essere mandato al macero. Leader della Cgil nel periodo più ricco e intenso della partecipazione diretta dei lavoratori alle lotte di fabbrica contro la nocività delle condizioni di lavoro, Marri aveva ideato il Crd, l’aveva fortemente voluto e poi diretto, dalla sua costituzione nel 1974. Sapeva bene, quindi, l’immensa perdita di memoria storica che una tale evenienza avrebbe comportato. L’archivio giaceva abbandonato in quella che era stata la sua sede, a Roma, in viale Regina Margherita, in un appartamento al primo piano di un vecchio palazzo umbertino, in affitto al Centro unitario dei patronati, che però da lì a poco l’avrebbero lasciato. 


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