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Miopi allo specchio Stampa E-mail
Inserito da Editor   
mercoledì 19 luglio 2017


Pier Luigi Lopalco

 

I genitori che scendono in piazza rivendicando il diritto di scelta di non vaccinare sono miopi, non riuscendo a vedere un futuro migliore per i propri figli e le generazioni future. Ma è anche come se vivessero sempre circondati da specchi. Esistono loro ed il loro bambino. Nessun altro.

 
 

I miei genitori mi hanno vaccinato contro il vaiolo. Nel 1964, quando sono nato, il vaiolo non circolava più da tempo in Italia e quindi il mio rischio individuale di sperimentare una reazione avversa al vaccino era certamente maggiore di quello di contrarre la malattia.

 

Io e mia moglie abbiamo vaccinato i nostri figli, nati a cavallo del nuovo millennio, contro la poliomielite. La poliomielite era già scomparsa da tempo in Italia, ma noi abbiamo vaccinato i nostri bambini con il vaccino antipolio orale (si usava ancora quello) pur consapevoli che il rischio di poliomielite era certamente lontano.

 

I miei nonni hanno potuto vedere i loro nipotini crescere spensierati in una società senza vaiolo. Io e mia moglie vedremo (si spera) i nostri nipoti crescere in una società senza polio. Questi traguardi sono stati resi possibili grazie alle scelte fatte di vaccinare i propri figli contro il vaiolo prima e contro la polio poi anche in assenza di un rischio concreto e visibile di malattia. Sia noi che i nostri nonni abbiamo vaccinato i figli con lo sguardo rivolto al futuro. L’atto della vaccinazione contro il vaiolo e la poliomielite, gli unici vaccini nella storia che erano accompagnati pur raramente da reazioni serie, era visto come un atto di responsabilità non solo nei confronti della salute dei propri figli ma dell’intera società. Ed era soprattutto accettato come un investimento per un futuro libero da malattie infettive gravi.

 

Le manifestazioni di questi giorni contro il Decreto Lorenzin sull’obbligo vaccinale mostrano un aspetto della nostra società che non è sfuggito a molti osservatori, soprattutto stranieri. In un editoriale del Guardian[1] si legge, in riferimento alle contestazioni antivaccinali: “Rifiutare la vaccinazione dei propri figli rappresenta un attacco alla società pari a quello di non pagare le tasse”. Non vaccinare i propri figli contro la poliomielite, il morbillo e la rosolia, patologie che possono essere completamente eliminate se si raggiungono coperture vaccinali adeguate, è un atto irresponsabile nei confronti della società prima ancora che nei confronti dei propri figli.

 

I genitori che scendono in piazza rivendicando il diritto di scelta di non vaccinare sono miopi, non riuscendo a vedere un futuro migliore per i propri figli e le generazioni future. Ma è anche come se vivessero sempre circondati da specchi. Esistono loro ed il loro bambino. Nessun altro.

 

A Bologna, al collo di un bambino portato in piazza dai manifestanti, era appeso un cartello che leggeva: “Un bambino con l’AIDS può andare a scuola. E io, sano, no???”.  Il bambino “sano” è discriminato dal sistema perché ha seguito la scelta di non vaccinarsi, mentre lo stesso sistema permette ad un bambino affetto da AIDS di frequentare impunemente la scuola e mettere a rischio la salute dei suoi compagni. Questo il succo del discorso. Un concentrato di egoismo, discriminazione e mancanza di senso civico. Oltre che essere frutto di una profonda ignoranza su tutta la materia della prevenzione delle malattie infettive.

 

Spero che non tutti i manifestanti condividessero quel cartello. Molti dei genitori scesi in piazza sono sinceramente confusi e spaventati all’idea di vaccinare i propri figli. Ma questo blocco psicologico, che anche i miei genitori certamente avevano quando mi hanno fatto vaccinare contro il vaiolo, non viene oggi benché minimamente scalfito da alcun ragionamento di solidarietà sociale.

 

Lasciamo da parte la questione (aperta) se l’obbligo vaccinale sia efficace o meno. Riflettiamo per un momento su quello che la reazione a questo decreto ha fatto emergere. Quella che è scesa in piazza è una piccolissima frazione della cittadinanza, ma rappresenta una porzione più vasta di un fenomeno chiaro di sfaldamento del tessuto sociale. Una moltitudine di individui miopi circondati da specchi. Come conclude l’editoriale del Guardian, questi “devono essere tenuti sotto controllo per una questione di sanità pubblica”.

 

Pier Luigi Lopalco – Università di Pisa

 

Bibliografia

 

Editorial. The Guardian view on vaccinations: a matter of public health. The Guardian, 07.07.2017

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Rinasce l’archivio del Crd


Diego Alhaique



Una mattina di primavera del 1999 squillò molto presto il telefono di casa. Era Gastone Marri. Mi comunicava che l’archivio del Centro ricerche e documentazione rischi e danni da lavoro (Crd) stava per essere mandato al macero. Leader della Cgil nel periodo più ricco e intenso della partecipazione diretta dei lavoratori alle lotte di fabbrica contro la nocività delle condizioni di lavoro, Marri aveva ideato il Crd, l’aveva fortemente voluto e poi diretto, dalla sua costituzione nel 1974. Sapeva bene, quindi, l’immensa perdita di memoria storica che una tale evenienza avrebbe comportato. L’archivio giaceva abbandonato in quella che era stata la sua sede, a Roma, in viale Regina Margherita, in un appartamento al primo piano di un vecchio palazzo umbertino, in affitto al Centro unitario dei patronati, che però da lì a poco l’avrebbero lasciato. 


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25 luglio  2017 - puntata n° 47
a cura di Gino Rubini

In questa puntata parliamo di 

- La precarietà nella professione di giornalista, rischi per la salute. Un numero monografico della Rivista HesaMag 15 - 2017


- MIOPI ALLO SPECCHIO - A proposito della cultura dei genitori che si oppongono alle vaccinazioni dei figli

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