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18/07/12 - ETERNIT SVIZZERA : «PER NOI ERA POLVERE E BASTA» DA AREA7.CH DI CLAUDIO CARRER Stampa E-mail
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giovedì 19 luglio 2012

18/07/12 - ETERNIT SVIZZERA : «PER NOI ERA POLVERE E BASTA» DA AREA7.CH  DI CLAUDIO CARRER

Polvere, polvere e ancora polvere. Polvere d'amianto ce n'era tanta negli spazi di lavoro della Eternit di Payerne (canton Vaud) ai tempi in cui la micidiale fibra veniva ancora lavorata, nonostante gli allora proprietari della multinazionale (prima Max poi Stephan Schmidheiny) fossero perfettamente consapevoli dei rischi che ciò comportava per la salute dei lavoratori. È quanto hanno raccontato alcuni protagonisti diretti di questo sciagurato pezzo di storia industriale, che lunedì a Losanna erano chiamati in qualità di testimoni (dunque con l'obbligo di dire la verità) e per la prima volta davanti a un'autorità giudiziaria elvetica, a descrivere le condizioni di lavoro e d'igiene all'interno di quello stabilimento.

Uno stabilimento in cui le norme di sicurezza a tutela della salute dei lavoratori erano fondamentalmente le stesse (ridicole) già accertate nelle fabbriche italiane dal Tribunale di Torino nell'ambito dello storico processo conclusosi lo scorso 13 febbraio con la condanna a 16 anni di carcere dell'allora numero uno di Eternit Stephan Schmidheiny per disastro ambientale permanente e omissione delle misure anti-infortunistiche sui luoghi di lavoro.
La conferma giunge dai racconti dei testimoni che spontaneamente hanno accettato di rispondere alle domande del giudice del canton Vaud nell'ambito di una causa civile che contrappone i famigliari di un loro ex collega morto di cancro ai polmoni e la Suva (la Società svizzera di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali), la quale si rifiuta di fornire prestazioni assicurative per il fatto che l'uomo, oltre ad aver respirato amianto, era un accanito fumatore. l'articolo segue su area7.ch



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  • Palermo: sindacati edili, sdegno per morte operaio 66 anni

    Le segreterie provinciali degli edili di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Palermo "esprimono il loro sdegno" in merito al tragico incidente avvenuto ieri a Carini e che è costato la vita a Giuseppe Marchiano, un lavoratore edile di 66 anni, e rivolgono le condoglianze alla famiglia. “Ormai da diversi anni denunciamo a tutti i livelli, territoriale e nazionale, che il lavoro in edilizia è estremamente usurante, per cui è impensabile che un lavoratore edile debba accedere al pensionamento all’età di 67 anni e senza deroga alcuna. Crediamo sia giunto il momento che il governo prenda i dovuti provvedimenti”.

    Ad affermarlo sono Ignazio Baudo, segretario della Fenal Uil, Dino Cirivello, segretario della Filca Cisl e Salvatore Bono della Fillea Cgil Palermo, che chiedono: “Quanti morti sul lavoro dobbiamo ancora piangere? Come si può pensare che all’età di 67 anni un lavoratore abbia ancora la capacità e le forze per arrampicarsi sui ponteggi o di salire su una gru? Riteniamo sia ormai giunto il momento riconoscere il lavoro edile come lavoro usurante.  Torniamo pertanto a chiedere – aggiungono - che vengano intensificati seriamente i controlli da parte delle autorità competenti, per  contrastare il lavoro irregolare  e le condizioni di sicurezza nei cantieri di lavoro, per evitare di dovere ancora affermare che di lavoro si può anche morire”.

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