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23/04/12 -L’ACCORDO STATO-REGIONI PER LA FORMAZIONE ALLA SICUREZZA DEI LAVORATORI Stampa E-mail
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lunedì 23 aprile 2012
23/04/12 -L’ACCORDO STATO-REGIONI PER LA FORMAZIONE ALLA SICUREZZA DEI LAVORATORI

Marco Lai
(Centro Studi Cisl/Università di Firenze)

Introduzione

Di particolare rilievo sono gli accordi sottoscritti in sede di Conferenza Stato-Regioni il 21 dicembre 2011, in vigore dal 26 gennaio scorso (quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 8, dell’11 gennaio) in materia di formazione per la salute e sicurezza sul lavoro, che vengono potenzialmente ad interessare circa 22 milioni di soggetti ed oltre 5 milioni di imprese.

Si tratta nello specifico dell’Accordo per la formazione dei lavoratori e dell’Accordo per lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi, previsti rispettivamente dall’art. 37, comma 2, e dall’art. 34, commi 2 e 3, del d.lgs. n. 81/2008 e s. m. i., che avrebbero dovuto essere emanati entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore (in questa sede ci occuperemo prevalentemente dell’Accordo per la formazione dei lavoratori- di seguito Accordo -).

E’ auspicabile che soprattutto il mondo delle imprese, insieme a tutti i soggetti che sono impegnati in tale delicato settore (consulenti aziendali, medici competenti, parti sociali, istituzioni), sappia cogliere l’occasione del massiccio intervento formativo richiesto per affermare quella “cultura della sicurezza” spesso evocata nei convegni ma ancora troppo poco praticata negli ambienti di lavoro, e non scelga la strada più facile dell’adempimento formale o uno dei tanti rivoli consentiti dalla disciplina derogatoria.

L’Accordo, dando attuazione all’art. 37, comma 2, d.lgs. n. 81/2008 e s. m. i., disciplina “la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione, nonché – elemento non menzionato nel decreto – dell’aggiornamento” dei lavoratori e delle lavoratrici, quali definiti dall’art. 2, comma 1, lett. a). Si è peraltro colta l’occasione per regolare anche la formazione di preposti e dirigenti, rispetto ai quali vi è sì uno specifico obbligo formativo e di aggiornamento a carico del datore di lavoro (ai sensi dell’art. 37, comma 7, d.lgs. n. 81/2008 e s. m. i.), ma non un espresso rinvio all’Accordo in esame. Al riguardo si precisa che il datore di lavoro che abbia posto in essere un percorso formativo di contenuto differente da quello dell’Accordo dovrà dimostrare che tale percorso ha fornito a dirigenti e/o preposti una formazione “adeguata e specifica”. La disciplina contenuta nell’Accordo non potrà acquisire per questo carattere vincolante, rappresentando comunque una sorta di utile linea guida per la formazione di dirigenti e preposti.
L’Accordo costituisce anche riferimento per la formazione facoltativa dei soggetti di cui all’art. 21, d.lgs. n. 81/2008 e s. m. i., tra i quali i componenti dell’impresa familiare ed i lavoratori autonomi.

La formazione dei lavoratori deve peraltro svolgersi in raccordo con il sistema di bilateralità presente sul territorio. Ai sensi infatti dell’art. 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008 e s. m. i. , la formazione dei lavoratori (e quella dei loro rappresentanti – Rls -) “deve avvenire in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro..”. Il necessario coinvolgimento degli organismi paritetici si giustifica con la finalità di operare un monitoraggio dei percorsi formativi proposti.

Sul punto l’Accordo, quale nota in Premessa (come già la circolare del Ministero del lavoro n. 20, del 29 luglio 2011, che si segnala in particolare per la necessaria rappresentatività di tali organismi), associa impropriamente agli organismi paritetici, quali definiti dall’art. 2, comma 1, lett. ee), del d.lgs. n. 81/2008 e s. m. i., con competenza specifica in materia di salute e sicurezza sul lavoro, gli enti bilaterali, di cui all’art. 2, comma 1, lett. h), d.lgs. n. 276/2003, con funzioni più generali di regolazione del mercato del lavoro.

Si precisa peraltro che qualora l’obbligatoria richiesta di collaborazione del datore di lavoro “riceva riscontro da parte dell’ente bilaterale o dell’organismo paritetico, delle relative indicazioni occorre “tener conto” nella pianificazione e realizzazione delle attività di formazione anche ove tale realizzazione non sia affidata agli enti bilaterali o agli organismi paritetici”. Il datore di lavoro potrà invece procedere autonomamente alla pianificazione e realizzazione delle attività di formazione in mancanza di organismi paritetici o di enti bilaterali oppure qualora la sua richiesta non riceva riscontro entro quindici giorni dall’invio.

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Amianto

Identificazione dei lavoratori con precedente esposizione ad amianto, diagnosi precoce dei tumori polmonari e sorveglianza sanitaria.

 
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ATTI DEL CONVEGNO NAZIONALE

PROMOSSO DALLA FONDAZIONE VITTIME DELL’AMIANTO “BEPI FERRO”

AULA MAGNA, PALAZZO BO, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA
4 DICEMBRE 2014

Scarica l'intera monografia (pdf, 1.5M)

Scarica la versione italiana dell'articolo di H. Vainio, P. Oksa, T. Tuomi, T. Vehmas, H.Wolff "Aggiornamento dei Criteri di Helsinki 2014: l’amianto continua a essere una sfida per la prevenzione e l’attribuzione delle patologie", Epidemiol Prev 2016; 40(1 Suppl 1): 15-19 (pdf, 400K)

Scarica la bibliografia aggiuntiva del contributo di A. Granieri alla Tavola rotonda (pdf, 200K)


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Rassegna.it - Salute e sicurezza
  • «Piena operatività al piano nazionale amianto»

    “Il Piano nazionale amianto deve essere pienamente operativo, perché l'amianto in Italia continua a mietere oltre tremila vittime all'anno”. Questa in estrema sintesi la richiesta di Cgil, Cisl e Uil illustrata quest'oggi, all'indomani della Giornata mondiale delle vittime del lavoro, nel corso di un'iniziativa tenutasi presso la sala della Regina della Camera dei Deputati.

    Accogliamo positivamente la disponibilità del Governo ad aprire un tavolo tecnico, il 5 maggio, così come ha annunciato quest'oggi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. Speriamo non sia un'ulteriore operazione di metodo, ma che venga arricchita di contenuti”. A dichiararlo, il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, a conclusione della conferenza. Il dirigente sindacale si è detto "onestamente preoccupato, perché, a fronte di una contrazione dei posti di lavoro, aumentano gli infortuni, soprattutto in edilizia. Le cause sono la precarietà, intesa come scarsa professionalità, e l'innalzamento dell'età pensionabile: i lavori non sono tutti uguali”.

    Sul tema amianto, l'esponente Cgil torna a ribadire l'importanza del confronto tra istituzioni nazionali e locali, parti sociali e associazioni delle vittime, sottolineando poi tre temi, emersi nel corso del dibattito, che dovrebbero essere considerati e valorizzati nel piano nazionale amianto: “Rivendicare l'uscita anticipata dal lavoro per gli esposti all'amianto; ampliare la logica dei bonus per i privati che decidono di effettuare operazioni di bonifica, cosa che potrebbe avere un effetto anticiclico per il settore delle costruzioni; investire e favorire una filiera industriale adeguata ai processi di bonifica”.

    Per Cgil, Cisl e Uil, “gli obiettivi e gli aggiornamenti del piano nazionale amianto devono favorire le attività di coordinamento della sorveglianza sanitaria di esposti ed ex esposti. È necessario – spiegano in un documento i confederali – prevedere adeguati finanziamenti alla ricerca per la cura delle neoplasie asbesto-correlate e il potenziamento dei centri di specializzazione della cura, il varo di registri dei tumori con una sezione specifica per quelli di natura professionale”.

    Sul fronte della prevenzione, i sindacati chiedono alle regioni, con la collaborazione di province e comuni, “la realizzazione di un censimento e di un piano straordinario di lavoro per la rimozione dei materiali contenenti amianto”, e “un'attività coordinata e omogenea del sistema delle agenzie ambientali”. Infine, le tre sigle sollecitano “lo stanziamento di maggiori risorse per il fondo vittime dell'amianto, affinché ci possa essere un risarcimento dignitoso delle vittime”. Per i dirigenti sindacali, occorre poi “razionalizzare i diversi fondi e le politiche assistenziali”.

    Inoltre, secondo Cgil, Cisl e Uil, è necessario agire anche a livello internazionale: “Dalla piena attuazione della risoluzione del Parlamento europeo di lotta all'amianto, alla revisione della direttiva sugli agenti cancerogeni e mutageni per l'adeguamento delle misure di prevenzione e di sorveglianza lungo tutta la vita, passando per la ricerca delle terapie efficaci delle neoplasie asbesto correlate". "Fondamentale – concludono i sindacati nel documento – che venga sancito in tutti i Paesi il divieto di impiegare amianto per qualsiasi utilizzo”.

    Al dibattito hanno preso parte, fra gli altri, i segretari confederali Cisl e Uil, Giuseppe Farina e Silvana Roseto, i presidenti delle commissioni Ambiente, Lavoro e Salute della Camera, rispettivamente Ermete Realacci, Cesare Damiano e Mario Marazziti; Mario Scotti della Civ-Inail; Fabiola Leuzzi di Confindustria e il sottosegretario De Vincenti. Hanno partecipato le associazioni vittime dell’amianto; il Comitato fondo vittime dell’amianto; i rappresentanti di Iss e Ispra e le direzioni generali interessate dei ministeri dell’Ambiente e della Salute e i sindaci dei comuni più coinvolti, tra cui Concetta Palazzetti, primo cittadino di Casale Monferrato.

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Notizie di Diario Prevenzione
 puntata n° 35 
7 marzo 2016

Il Notiziario


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Intervista ad Andrea Marchetti sullo stato
dell'arte della salute e sicurezza nel lavoro a Ravenna 


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