giovedì 05 maggio 2016
you are here: Home arrow Notizie arrow Articoli e Saggi arrow 50 RIGHE arrow 19/04/12 - PER FARE FRONTE ALLA CRISI OCCORRE PORRE SOTTO GOVERNO LA PAURA ….
19/04/12 - PER FARE FRONTE ALLA CRISI OCCORRE PORRE SOTTO GOVERNO LA PAURA …. Stampa E-mail
Inserito da Editor   
giovedì 19 aprile 2012



19/04/12 - Per fare fronte alla crisi occorre porre sotto governo la paura ….

In quest’epoca di grandi incertezze sono le azioni  della vita quotidiana che radicano le persone al principio di realtà. Le azioni della vita quotidiana di chi ha un lavoro più o meno “garantito” ( anche questa è divenuta una parola obsoleta ) sono radicalmente diverse da quelle di chi non ha un lavoro, un  reddito, nei fatti non è in grado di realizzare  un  proprio progetto di vita.

La lotta che questo portale conduce da anni per la socializzazione delle conoscenze utili per incrementare le capacità di autotutela di chi lavora e vive del proprio lavoro in quest’ultima fase registra un pesante limite: abbiamo scoperto la nostra afasia rispetto al grande numero di persone che hanno perso o stanno perdendo il lavoro.
Come si articolano le azioni della vita quotidiana di un giovane senza lavoro o di un anziano o meno anziano  ex lavoratore che si trova nello spaesamento rispetto alla routine  dei tempi della fabbrica  o del luogo di lavoro cui era stato abituato per anni ?

Come evitare poi  che l’assenza di un compito, il lavoro, nel tempo, oltre a impoverire economicamente  la persona generi un  processo di decostruzione dell’identità e dell’autostima fino a divenire generatore di gravi patologie psicosociali, depressioni e suicidi ?  (1)
Sono abbastanza singolari e poco credibili in tal senso le recenti previsioni  per gli anni  ’50 di questo secolo della Banca mondiale rispetto all’incremento della durata della vita delle  persone. Il patrimonio di salute della popolazione in questi anni di crisi ha cominciato a subire dei colpi : dipendenti, piccoli imprenditori, piccoli commercianti stanno già pagando la crisi e un peggioramento delle proprie condizioni di vita.

L’austerity declinata con misure squilibrate  avrà dei danni rilevanti nel patrimonio di salute di un segmento ampio della popolazione che vive di salario diretto o differito (le pensioni ) che si potranno vedere nel tempo.

L’incremento del numero dei poveri, dei poor worker diviene un effetto collaterale delle politiche di radicale austerity imposte dalle èlites dell’eurocrazia … che pretendono pure che questo fenomeno sia accettato socialmente come inevitabile… e in silenzio.

Le politiche distruttive  dei diritti e del welfare  portate avanti dall’eurocrazia saranno pagate tra qualche anno dal degrado umano: i processi di plebeizzazione delle masse metteranno  molti paesi europei fuori gioco rispetto alla competizione globale. (2)

Quale via e quali strumenti per resistere a questo progetto insipiente e amorale derivante dall’ideologia neoliberista ? (3)

Sarebbe presuntuoso e inutile  per chi scrive inventarsi ricette che ancora non esistono, non le hanno i sindacati, non le hanno i partiti di “centrosinistra”.

Un punto di partenza però può essere individuato nella resistenza quotidiana a cominciare dalle azioni della vita quotidiana per costruire e ricostruire giorno dopo giorno, con tenacia, la propria identità e autostima senza  “mollare” sui principi della dignità personale  di essere un cittadino, una cittadina portatrice di diritti e di doveri.(4) (5)

La cultura della prevenzione deve e dovrà misurarsi nella quotidianità per dare indicazioni pratiche e  strumenti di sostegno perchè chi si trova nella condizione di aver perso il lavoro, la propria attività,  non si faccia attrarre dall’entropia, dalla disorganizzazione del governo del proprio tempo, dalla disperazione.
Ancora una volta è fondamentale evitare a questi uomini e donne   la solitudine e l’isolamento. Vi è una tendenza da parte di coloro che si ritengono per il momento “fortunati” perchè un lavoro ce l’hanno ancora  a rifuggire dal rapporto con coloro che il lavoro non ce l’hanno più.

Come dimostrano diverse ricerche la relazione solidale tra lavoratori ancora occupati e quelli che invece non lo sono più,  è parte di un percorso molto difficile che va costruito. Vi è una difficoltà  a sviluppare una relazione positiva e solidale tra lavoratori occupati e quelli ormai  senza lavoro che ha origini profonde: i lavoratori occupati vedono nei loro colleghi più sfortunati l’immagine di quello che potrebbe capitare tra breve a  loro stessi e questo fatto alimenta dinamiche di negazione della relazione con l’altro, il lavoratore che ha perso il suo status sociale…  E’ sempre la paura che va posta sotto governo perchè divide, frammenta e toglie l’energia necessaria per essere soggetti attivi  in grado di sviluppare strategie di autotutela  .

La rielaborazione di antichi strumenti e pratiche di solidarietà sono il campo di ricerca e azione per quanti si occupano di prevenzione, di salute e di sicurezza sociale: anche questo lavoro di manutenzione delle relazioni sociali per governare le paure di questi tempi è alla base dell’agire per costruire un futuro libero dal ricatto della miseria materiale e sociale.

Gino Rubini, editor di www.diario-prevenzione.it

LETTURE UTILI 

(1) Come aiutare chi ha perso il lavoro.Intervista audio al Prof. Francesco Campione 

http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html/modules.php?name=News&file=article&sid=1437


(2) Michela Marzano  Estensione della manipolazione dall’azienda alla vita privata . (vedi recensione libro)

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3245&Itemid=1

(3) Un autore interessante è Yves Clot psicologo della CNAM, la mutua francese  che corrisponde ad Inail
Le travail à cœur.Pour en finir avec les risques psychosociaux
Yves Clot, Editions La Découverte, coll. “Cahiers libres”, mai 2010

http://www.sociologie-professionnels.com/offres/gestion/actus_331_7131-192/haro-sur-les-risques-psychosociaux-le-travail-a-coeur-yves-clot-2010.html

(4) Serge Volkoff offre invece un importante punto di vista >>> vedi

Les conditions de travail, une question de politique  octobre 2002, par Serge Volkoff

“Citius, altius, fortius ” (“Plus vite, plus haut, plus fort”), telle pourrait être, selon Serge Volkoff, la devise du travailleur moderne. Directeur du CREAPT (Centre de recherches et d’études sur l’âge et les populations au travail), analyste statisticien, il a tout particulièrement analysé les questions relevant des conditions de travail et de santé dans l’activité professionnelle, mettant en évidence la persistance des pénibilités et les difficultés ressenties par les salarié-e-s en raison de l’intensification du travail, et donc la nécessité d’inventer une véritable politique des conditions de travail.

segue su

http://ecorev.org/spip.php?article100

(5) Purtroppo in quest’epoca non abbiamo uomini di governo della statura del Presidente Roosevelt che durante il suo discorso inaugurale il 4 marzo 1933 proclamò: «L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa».

http://www.formazionepolitica.org/vedit/15/immagini/File/discorso_inaugurale_di_franklin_delano_roosevelt.pdf





Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 aprile 2012 )
< Prec.   Pros. >
Eu Cookies
Informativa Generale sull'applicazione della norma  " Individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie" (Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014) per saperne di più >>> clicca qui 


Notizie Salute Sicurezza Lavoro Ambiente Maggio 2016
Amianto

Identificazione dei lavoratori con precedente esposizione ad amianto, diagnosi precoce dei tumori polmonari e sorveglianza sanitaria.

 
Epidemiologia&Prevenzione cover
  
 

ATTI DEL CONVEGNO NAZIONALE

PROMOSSO DALLA FONDAZIONE VITTIME DELL’AMIANTO “BEPI FERRO”

AULA MAGNA, PALAZZO BO, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA
4 DICEMBRE 2014

Scarica l'intera monografia (pdf, 1.5M)

Scarica la versione italiana dell'articolo di H. Vainio, P. Oksa, T. Tuomi, T. Vehmas, H.Wolff "Aggiornamento dei Criteri di Helsinki 2014: l’amianto continua a essere una sfida per la prevenzione e l’attribuzione delle patologie", Epidemiol Prev 2016; 40(1 Suppl 1): 15-19 (pdf, 400K)

Scarica la bibliografia aggiuntiva del contributo di A. Granieri alla Tavola rotonda (pdf, 200K)


Newsletter


Vuoi ricevere la newsletter

di diario prevenzione 

gratuita nella tua email ?



Per iscriverti alla lista

clicca >> qui

La newsletter è gratuita: riceverai al tuo indirizzo e-mail una rassegna stampa quindicinale contenente le principali novità pubblicate su riviste e siti italiani e internazionali che si occupano di prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro. La newsletter di diario prevenzione è il mezzo migliore per aggiornarsi.









Rassegna SSL


Rassegna.it - Salute e sicurezza
  • La lezione di Seveso

    Sono passati quarant'anni dal disastro di Seveso. Oggi quel simbolo negativo del rapporto tra industria e ambiente – da cui il nome della legislazione continentale sui rischi di incidente rilevante – ha cambiato faccia. “Vogliamo promuovere una riflessione sull'attuale situazione e sui grandi passi avanti compiuti in tema di sicurezza e gestione dei rischi industriali”, spiega il segretario generale della Filctem Lombardia, Rosalba Cicero. Se ne parlerà venerdì 6 maggio in un convegno presso la Camera del Lavoro di Milano organizzato con il contributo dell’associazione Ambiente e Lavoro, insieme a esperti e testimoni dell'epoca, Federchimica, Arpa e Inail e esponenti politici. Concluderà i lavori il segretario generale della Filctem Emilio Miceli.

    RassegnaTorniamo un momento al 1976, quando la nube tossica del reattore raggiunse gli abitanti di Seveso, Desio, Cesano Maderno e Meda. Cosa sappiamo oggi delle conseguenze sulla popolazione?

    Cicero La quantità di diossina che fuoriuscì dall'impianto non è stata mai accertata con esattezza. Dove sono arrivati gli effetti a lungo termine è attualmente oggetto di studio. Le indagini sono complesse, ma una cosa è certa: negli ultimi vent'anni tra gli abitanti di Seveso è aumentata l'incidenza di alcuni tipi di tumore, in particolare del tratto digerente, dell'apparato respiratorio e del tessuto linfatico ed emopoietico. È molto probabile e biologicamente plausibile, come scrive Pieralberto Bertazzi, l'epidemiologo che ha condotto le indagini, un'associazione tra esposizione alla diossina e aumento di tumori. La mortalità generale, dice sempre Bertazzi, non ha invece subito incrementi. Insomma, la temuta strage paventata subito dopo la fuga tossica dall'Icmesa, fortunatamente non si è verificata.

    Rassegna Dal punto di vista economico, però, ci fu il blocco dello sviluppo urbano e della crescita economica, gli abitanti cambiarono radicalmente stile e comportamento di vita...

    Cicero Sì, l'ecosistema di una parte del territorio entrò in agonia. Chi lavorava la terra smise di coltivarla, chi aveva gli animali li vide morire. Nella vita di tutti si registrarono alterazioni nella vita di relazione. Le coppie smisero di fare figli. La paura indusse molte donne incinte a ricorrere all’aborto allora illegale. Non ingiustificatamente si ritiene che l’ondata emozionale suscitata dal disastro di Seveso abbia impresso un’accelerazione all’approvazione della legge sulla legittimazione dell’aborto.

    Rassegna Veniamo all'oggi. Iluoghi teatro del disastro si sono completamente trasformati…

    Cicero Al posto dell'Icmesa c'è un centro sportivo, mentre sulle ceneri della zona A è stato realizzato il Bosco delle querce, il nuovo parco cittadino dove flora e fauna d'importazione, anche queste sorvegliate speciali, sperimentano faticosamente il loro nuovo habitat. Il parco è anche uno dei due “cimiteri” della diossina. L'altro, più piccolo, è vicino alla superstrada per Meda, dove sono sepolti i fanghi tossici estratti dell'Icmesa. Nel Bosco delle querce, sotto a un'altra collina artificiale, sono invece sepolte le macerie della fabbrica e delle case abbattute, la terra contaminata e le stesse attrezzature usate per le bonifiche. È tutto sigillato, messo in sicurezza, dentro una enorme vasca di cemento, continuamente monitorata dal personale della forestale. Ma in quella vasca di cemento non deve essere annegata la dura lezione che il disastro ci ha impartito.

    RassegnaResta il tema di come conciliare la produzione con la tutela dell’ambiente e la salute dei lavoratori.

    Cicero Sicurezza e salute non riguardano solo i luoghi di lavoro, ma anche il territorio. Quell’evento ha spostato l’attenzione delle parti sociali verso la sostenibilità ambientale. Se fino ad allora le organizzazioni sindacali si erano concentrate soprattutto sulle condizioni dei lavoratori, su ciò che avveniva dentro la fabbrica, a partire da quegli anni, anche grazie alle Commissioni Ambiente, altra fondamentale conquista sindacale, si è cominciato a prestare attenzione all’ambiente circostante. Da un incidente così drammatico, ciò che è stato consegnato al sindacato e in particolare ai lavoratori che sono arrivati dopo, è l’attenzione su queste tematiche e la presa di coscienza dell’impatto dell’industria sulla salute. Un’altra riflessione riguarda l’evoluzione delle relazioni sindacali: sui temi dell’ambiente e della sicurezza si può considerare ormai superata la contrapposizione tra impresa e sindacato, non solo nelle intenzioni o nella condivisione di principi.

    RassegnaCi si incrocia anche con la politica? Quella della sostenibilità ambientale è una sfida di ampio respiro nella quale servono strategie precise...

    Cicero Da soli non possiamo farcela. Occorre che questa sfida sia raccolta da tutte le istituzioni, dalla politica, dalle associazioni imprenditoriali. Con Federchimica e anche con Asiep abbiamo fatto notevoli passi in avanti, ci piacerebbe che lo stesso accadesse per altri settori, con altre associazioni. Vorremmo che in qualche modo questo sistema di relazioni industriali servisse da apripista per altri temi. La salute, la sicurezza, l’ambiente, devono essere diritti universalmente riconosciuti e proprio per questo, come recita la proposta di Carta dei diritti della Cgil, non mercificabili.

    Rassegna Come si può fare nella pratica?

    Cicero Occorre anzitutto rafforzare la formazione, la partecipazione e la professionalità, traducendo tutto questo in opportunità per i lavoratori e per le imprese. Troppi sono ancora gli infortuni e le morti sul lavoro. Se da una parte è vero che non si può immaginare un futuro positivo per questo paese senza affrontare il tema del lavoro che non c’è, dall’altra occorre risolvere i nodi legati alle questioni del lavoro affinché la sicurezza sia una priorità per tutti: politica, associazioni, organizzazioni sindacali.

    (mm)

Podcast






***

E' online il Podcast
Notizie di Diario Prevenzione
 puntata n° 35 
7 marzo 2016

Il Notiziario


***

Intervista ad Andrea Marchetti sullo stato
dell'arte della salute e sicurezza nel lavoro a Ravenna 


***
Per ascoltare le puntate precedenti
clicca qui





Emeroteca Rss

EMEROTECA RSS
di diario prevenzione



i titoli degli articoli e/o degli abstract appena pubblicati dalle Riviste scientifiche più importanti in materia di ambiente lavoro e salute.

EMEROTECA RSS


OH&S Global News
OH&S GLOBAL NEWS

Health and Safety NewsWire from Hazards

Act Now !


I contenuti di diario prevenzione sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 2.5 Unported
Privacy Policy

visite dal 23 settembre 2013