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19/04/12 - PER FARE FRONTE ALLA CRISI OCCORRE PORRE SOTTO GOVERNO LA PAURA …. Stampa E-mail
Inserito da Editor   
giovedì 19 aprile 2012



19/04/12 - Per fare fronte alla crisi occorre porre sotto governo la paura ….

In quest’epoca di grandi incertezze sono le azioni  della vita quotidiana che radicano le persone al principio di realtà. Le azioni della vita quotidiana di chi ha un lavoro più o meno “garantito” ( anche questa è divenuta una parola obsoleta ) sono radicalmente diverse da quelle di chi non ha un lavoro, un  reddito, nei fatti non è in grado di realizzare  un  proprio progetto di vita.

La lotta che questo portale conduce da anni per la socializzazione delle conoscenze utili per incrementare le capacità di autotutela di chi lavora e vive del proprio lavoro in quest’ultima fase registra un pesante limite: abbiamo scoperto la nostra afasia rispetto al grande numero di persone che hanno perso o stanno perdendo il lavoro.
Come si articolano le azioni della vita quotidiana di un giovane senza lavoro o di un anziano o meno anziano  ex lavoratore che si trova nello spaesamento rispetto alla routine  dei tempi della fabbrica  o del luogo di lavoro cui era stato abituato per anni ?

Come evitare poi  che l’assenza di un compito, il lavoro, nel tempo, oltre a impoverire economicamente  la persona generi un  processo di decostruzione dell’identità e dell’autostima fino a divenire generatore di gravi patologie psicosociali, depressioni e suicidi ?  (1)
Sono abbastanza singolari e poco credibili in tal senso le recenti previsioni  per gli anni  ’50 di questo secolo della Banca mondiale rispetto all’incremento della durata della vita delle  persone. Il patrimonio di salute della popolazione in questi anni di crisi ha cominciato a subire dei colpi : dipendenti, piccoli imprenditori, piccoli commercianti stanno già pagando la crisi e un peggioramento delle proprie condizioni di vita.

L’austerity declinata con misure squilibrate  avrà dei danni rilevanti nel patrimonio di salute di un segmento ampio della popolazione che vive di salario diretto o differito (le pensioni ) che si potranno vedere nel tempo.

L’incremento del numero dei poveri, dei poor worker diviene un effetto collaterale delle politiche di radicale austerity imposte dalle èlites dell’eurocrazia … che pretendono pure che questo fenomeno sia accettato socialmente come inevitabile… e in silenzio.

Le politiche distruttive  dei diritti e del welfare  portate avanti dall’eurocrazia saranno pagate tra qualche anno dal degrado umano: i processi di plebeizzazione delle masse metteranno  molti paesi europei fuori gioco rispetto alla competizione globale. (2)

Quale via e quali strumenti per resistere a questo progetto insipiente e amorale derivante dall’ideologia neoliberista ? (3)

Sarebbe presuntuoso e inutile  per chi scrive inventarsi ricette che ancora non esistono, non le hanno i sindacati, non le hanno i partiti di “centrosinistra”.

Un punto di partenza però può essere individuato nella resistenza quotidiana a cominciare dalle azioni della vita quotidiana per costruire e ricostruire giorno dopo giorno, con tenacia, la propria identità e autostima senza  “mollare” sui principi della dignità personale  di essere un cittadino, una cittadina portatrice di diritti e di doveri.(4) (5)

La cultura della prevenzione deve e dovrà misurarsi nella quotidianità per dare indicazioni pratiche e  strumenti di sostegno perchè chi si trova nella condizione di aver perso il lavoro, la propria attività,  non si faccia attrarre dall’entropia, dalla disorganizzazione del governo del proprio tempo, dalla disperazione.
Ancora una volta è fondamentale evitare a questi uomini e donne   la solitudine e l’isolamento. Vi è una tendenza da parte di coloro che si ritengono per il momento “fortunati” perchè un lavoro ce l’hanno ancora  a rifuggire dal rapporto con coloro che il lavoro non ce l’hanno più.

Come dimostrano diverse ricerche la relazione solidale tra lavoratori ancora occupati e quelli che invece non lo sono più,  è parte di un percorso molto difficile che va costruito. Vi è una difficoltà  a sviluppare una relazione positiva e solidale tra lavoratori occupati e quelli ormai  senza lavoro che ha origini profonde: i lavoratori occupati vedono nei loro colleghi più sfortunati l’immagine di quello che potrebbe capitare tra breve a  loro stessi e questo fatto alimenta dinamiche di negazione della relazione con l’altro, il lavoratore che ha perso il suo status sociale…  E’ sempre la paura che va posta sotto governo perchè divide, frammenta e toglie l’energia necessaria per essere soggetti attivi  in grado di sviluppare strategie di autotutela  .

La rielaborazione di antichi strumenti e pratiche di solidarietà sono il campo di ricerca e azione per quanti si occupano di prevenzione, di salute e di sicurezza sociale: anche questo lavoro di manutenzione delle relazioni sociali per governare le paure di questi tempi è alla base dell’agire per costruire un futuro libero dal ricatto della miseria materiale e sociale.

Gino Rubini, editor di www.diario-prevenzione.it

LETTURE UTILI 

(1) Come aiutare chi ha perso il lavoro.Intervista audio al Prof. Francesco Campione 

http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html/modules.php?name=News&file=article&sid=1437


(2) Michela Marzano  Estensione della manipolazione dall’azienda alla vita privata . (vedi recensione libro)

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3245&Itemid=1

(3) Un autore interessante è Yves Clot psicologo della CNAM, la mutua francese  che corrisponde ad Inail
Le travail à cœur.Pour en finir avec les risques psychosociaux
Yves Clot, Editions La Découverte, coll. “Cahiers libres”, mai 2010

http://www.sociologie-professionnels.com/offres/gestion/actus_331_7131-192/haro-sur-les-risques-psychosociaux-le-travail-a-coeur-yves-clot-2010.html

(4) Serge Volkoff offre invece un importante punto di vista >>> vedi

Les conditions de travail, une question de politique  octobre 2002, par Serge Volkoff

“Citius, altius, fortius ” (“Plus vite, plus haut, plus fort”), telle pourrait être, selon Serge Volkoff, la devise du travailleur moderne. Directeur du CREAPT (Centre de recherches et d’études sur l’âge et les populations au travail), analyste statisticien, il a tout particulièrement analysé les questions relevant des conditions de travail et de santé dans l’activité professionnelle, mettant en évidence la persistance des pénibilités et les difficultés ressenties par les salarié-e-s en raison de l’intensification du travail, et donc la nécessité d’inventer une véritable politique des conditions de travail.

segue su

http://ecorev.org/spip.php?article100

(5) Purtroppo in quest’epoca non abbiamo uomini di governo della statura del Presidente Roosevelt che durante il suo discorso inaugurale il 4 marzo 1933 proclamò: «L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa».

http://www.formazionepolitica.org/vedit/15/immagini/File/discorso_inaugurale_di_franklin_delano_roosevelt.pdf





Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 aprile 2012 )
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- Poletti non parla più di Agenzia delle Ispezioni, l'hanno silenziato perchè non faccia danni ?

- Firmato dal ministro del lavoro il Decreto che rinnova la Commissione consultiva nazionale ex art.6 dl dlgs 81/08

- Le condizioni di lavoro dei netturbini nella Rivista 2087 giugno 2014

- Riflessioni sul Paper di Mariantonietta Martinelli "L’individuazione e le responsabilità del lavoratore in materia di sicurezza sul lavoro"


- Frittura mista 


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Una regione senza amianto.La piattaforma della Cgil Emilia Romagna per gestire il rischio amianto, dalla tutela dei lavoratori ex esposti ed esposti ai problemi della bonifica ambientale.
Intervista ad Andrea Caselli responsabile dell'Area Salute e Sicurezza nel lavoro  della Cgil Emilia Romagna a cura di Gino Rubini, editor di diario prevenzione. .

L'intervista audio ( durata 32 minuti )
 


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