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14/04/12 -AMIANTO KILLER: NEGLI ANNI '80 UN CONTATTO INDIRETTO UCCISE UN GIOVANE Stampa E-mail
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sabato 14 aprile 2012
14/04/12 -AMIANTO KILLER: NEGLI ANNI '80 UN CONTATTO INDIRETTO UCCISE UN GIOVANE

Erano gli anni '80: un ragazzo di 25 anni morì per un mesotelioma. Ma non aveva mai lavorato a contatto con l'amianto e nemmeno i suoi familiari. La madre era impiegata in un'attività di Calcio che riciclava sacchi di iuta. Nulla poteva far ricondurre la patologia del giovane all'asbesto.

Solo dopo vari accertamenti si scoprì che quelle borse di fibra naturale usate dalla donna, in passato avevano trasportato il minerale pericoloso. L'operaia spesso si portava il lavoro a casa, cuciva e sistemava il tessuto. Al suo fianco, fin da piccolo, c'era il figlio che, inconsapevolmente, respirava le fibre killer.

Non è dunque la semplice esposizione lavorativa a causare patologie mortali. Lo è anche il contatto sporadico, pure indiretto. A descrivere questa e altre vicende locali è Isabella Seghezzi nella ricerca «Le morti d'amianto nella bergamasca. Analisi dei casi giurisprudenziali». segue su fonte l°ecodibergamo.it
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Rassegna.it - Salute e sicurezza
  • Infortuni sul lavoro, 2016 «nero» in Fvg

    Sono quasi 7mila gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail nei primi cinque mesi del 2016 in Friuli Venezia Giulia. Un dato allarmante, perché i 6.947 casi registrati tra gennaio e maggio fanno segnare una crescita del 9 per cento sul 2016, con una brusca inversione di tendenza rispetto a un andamento virtuoso che perdurava da diversi anni. Oltre alla crescita delle denunce preoccupa anche il numero di infortuni mortali: sempre da gennaio a maggio le vittime sono state sei, lo stesso numero registrato nel 2015, con quattro casi verificatisi sul posto di lavoro e due in itinere. Purtroppo non cala, quindi, il numero delle morti bianche, mentre fanno segnare una lieve flessione – unico segno meno rilevato in questa prima parte del 2016 – le malattie professionali, con 755 denunce al 31 maggio, contro le 778 del 2015.

    "La recrudescenza degli infortuni testimoniata dai dati Inail – dichiarano Mauro Franzolini (Uil), Orietta Olivo (Cgil) e Alberto Monticco (Cisl) – è sicuramente correlata alla crescita della precarietà, sotto forma di contratti a tempo determinato e in particolare di voucher. È soprattutto l’abnorme crescita di questi ultimi il fattore cui guardiamo con maggiore preoccupazione, sia sotto il profilo della violazione dei diritti contrattuali e contributivi, sia per la minore attenzione alla sicurezza che caratterizza questa forma estrema di contratto a termine, di cui è indispensabile una revisione per contrastarne l’evidente abuso”.

    Il dilagare del lavoro precario, denunciano ancora Cgil, Cisl e Uil, rischia di vanificare i progressi fatti sulla sicurezza sia a livello di singola azienda che di interi comparti. È il caso dell’artigianato, dove sindacati e aziende, sotto l’ombrello unico dell’Ebiart, hanno creato una rete di rappresentanti territoriali della sicurezza (Rlst) per ovviare alla carenza di queste figure nelle piccole e micro-aziende. Primo risultato tangibile di questa azione le visite, dall’inizio del 2014 a oggi, in oltre 1.700 aziende, un terzo di quelle iscritte all’Ebiart, per un totale di 5mila lavoratori coinvolti. “È anche così – concludono Franzolini, Olivo e Monticco – che si costruisce una cultura delle sicurezza capace di dare continuità e di rafforzare l’andamento virtuoso degli scorsi anni. Ma senza interventi efficaci di contrasto alla precarietà e alla destrutturazione del mercato del lavoro, queste prassi virtuose rischiano di diventare casi isolati”.

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 puntata n° 37  
28 giugno 2016

Il Notiziario


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Intervista ad Andrea Marchetti sullo stato
dell'arte della salute e sicurezza nel lavoro a Ravenna 


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