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27/03/12 - Le preoccupazioni e la paura non rendono competitivi... Stampa E-mail
Inserito da Editor   
martedì 27 marzo 2012
LA SETTIMANA 

Preoccupazione e paura, questi paiono essere i sentimenti più diffusi tra lavoratori e lavoratrici, di questo si discute la sera a cena nelle famiglie, a mensa o nelle pause nei luoghi di lavoro.

Preoccupazioni e paure che vengono alimentate da una campagna mediatica ossessiva che non da tregua:”… se non si fa la riforma del mercato del lavoro si va di nuovo verso il baratro economico….”

L’uso sfrenato delle tecniche a effetto choc dei media vengono poi condite con un mare di balle e di dati falsi da giornalisti molto servili.

Si dice ad esempio che le tutele dell’art.18 della Legge 300 riguarderebbero la minoranza dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti.

 E’ vero, secondo lo studio della Cgia di Mestre, che le aziende con più di 15 dipendenti, interessate al reintegro di un lavoratore licenziato per ingiustificato motivo o ingiusta causa sono una minoranza, circa 156.000 su un totale di 5.250.000 imprese presenti in Italia. Ma è falso che questo diritto riguardi una minoranza di lavoratori:nelle aziende con più di 15 dipendenti sono occupati circa 7,8 milioni su 12 milioni di operai impiegati occupati stabilizzati nel settore privato. E’ il 65% dei lavoratori occupati. 

Il fatto di togliere diritti al 65% dei lavoratori e lavoratrici delle aziende con più di 15 dipendenti non porta  un maggiore benessere e sicurezza al restante 35% dei lavoratori delle piccole aziende… I giovani ora senza lavoro non troveranno particolare sollievo ad apprendere che in famiglia anche papà e/o mamma ultracinquantenni, ben lontani dalla pensione,  hanno perso o stanno per perdere  il lavoro per … fare spazio …. ai giovani.

L’aspetto più osceno e imperdonabile di questa campagna è la strumentalizzazione del dramma dei giovani e delle ragazze senza lavoro contro i padri “privilegiati” in quanto “protetti” dall’art.18 della Legge 300/70

Il tentativo d’indurre sensi colpa nei lavoratori anziani che,  in quanto “portatori di diritti”,  danneggerebbero i giovani, i propri figli,  è un’altra operazione crudele e stupida che disvela il sadismo di coloro che animano questa campagna. E’ facile per chi ha seguito i programmi televisivi individuare i personaggi del governo che hanno animato questa comunicazione malata e nociva.

Il governo Monti è un governo squisitamente politico che ha dilatato il perimetro del proprio mandato fino a porsi l’obiettivo ambizioso di “ridisegnare” la società italiana e le complesse relazioni che stanno alla base del vivere civile con una sequenza d’interventi lampo, dalle pensioni al mercato del lavoro. Il tentativo di “plasmare” secondo i dogmi del neoliberismo il sistema di relazioni sociali e di cancellare i diritti di base che supportano la coesione sociale è l’obiettivo politico,non tecnico, di questo governo d’emergenza.

Abbiamo affrontato questi aspetti di politiche generali del lavoro perchè hanno diretta attinenza con il tema della gestione dei rischi per la salute e la sicurezza nel lavoro.
Con quale spirito, con quale grado di libertà d’espressione i lavoratori e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza solleveranno obiezioni sul luogo di lavoro per richiedere un intervento di bonifica o un cambiamento di organizzazione del lavoro per eliminare un rischio quando sapranno che su di loro incomberà la minaccia di un licenziamento per ragioni economiche …. ?

Gli aspetti della salute della sicurezza e della qualità del lavoro non paiono essere nel catalogo delle priorità di questo governo.

Se questa “riforma” o meglio “controriforma”" dovesse passare nelle modalità disegnate dal presidente Monti e dalla ministro Fornero avremo luoghi di lavoro con lavoratori silenziosi e impauriti: non è con la paura e il conformismo che si realizza il lavoro e i prodotti di qualità..

Per questi motivi la protesta pacifica e democratica contro le misure del governo  è sacrosanta.


Gino Rubini, editor di www.diarioprevenzione.it


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Identificazione dei lavoratori con precedente esposizione ad amianto, diagnosi precoce dei tumori polmonari e sorveglianza sanitaria.

 
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ATTI DEL CONVEGNO NAZIONALE

PROMOSSO DALLA FONDAZIONE VITTIME DELL’AMIANTO “BEPI FERRO”

AULA MAGNA, PALAZZO BO, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA
4 DICEMBRE 2014

Scarica l'intera monografia (pdf, 1.5M)

Scarica la versione italiana dell'articolo di H. Vainio, P. Oksa, T. Tuomi, T. Vehmas, H.Wolff "Aggiornamento dei Criteri di Helsinki 2014: l’amianto continua a essere una sfida per la prevenzione e l’attribuzione delle patologie", Epidemiol Prev 2016; 40(1 Suppl 1): 15-19 (pdf, 400K)

Scarica la bibliografia aggiuntiva del contributo di A. Granieri alla Tavola rotonda (pdf, 200K)


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  • La lezione di Seveso

    Sono passati quarant'anni dal disastro di Seveso. Oggi quel simbolo negativo del rapporto tra industria e ambiente – da cui il nome della legislazione continentale sui rischi di incidente rilevante – ha cambiato faccia. “Vogliamo promuovere una riflessione sull'attuale situazione e sui grandi passi avanti compiuti in tema di sicurezza e gestione dei rischi industriali”, spiega il segretario generale della Filctem Lombardia, Rosalba Cicero. Se ne parlerà venerdì 6 maggio in un convegno presso la Camera del Lavoro di Milano organizzato con il contributo dell’associazione Ambiente e Lavoro, insieme a esperti e testimoni dell'epoca, Federchimica, Arpa e Inail e esponenti politici. Concluderà i lavori il segretario generale della Filctem Emilio Miceli.

    RassegnaTorniamo un momento al 1976, quando la nube tossica del reattore raggiunse gli abitanti di Seveso, Desio, Cesano Maderno e Meda. Cosa sappiamo oggi delle conseguenze sulla popolazione?

    Cicero La quantità di diossina che fuoriuscì dall'impianto non è stata mai accertata con esattezza. Dove sono arrivati gli effetti a lungo termine è attualmente oggetto di studio. Le indagini sono complesse, ma una cosa è certa: negli ultimi vent'anni tra gli abitanti di Seveso è aumentata l'incidenza di alcuni tipi di tumore, in particolare del tratto digerente, dell'apparato respiratorio e del tessuto linfatico ed emopoietico. È molto probabile e biologicamente plausibile, come scrive Pieralberto Bertazzi, l'epidemiologo che ha condotto le indagini, un'associazione tra esposizione alla diossina e aumento di tumori. La mortalità generale, dice sempre Bertazzi, non ha invece subito incrementi. Insomma, la temuta strage paventata subito dopo la fuga tossica dall'Icmesa, fortunatamente non si è verificata.

    Rassegna Dal punto di vista economico, però, ci fu il blocco dello sviluppo urbano e della crescita economica, gli abitanti cambiarono radicalmente stile e comportamento di vita...

    Cicero Sì, l'ecosistema di una parte del territorio entrò in agonia. Chi lavorava la terra smise di coltivarla, chi aveva gli animali li vide morire. Nella vita di tutti si registrarono alterazioni nella vita di relazione. Le coppie smisero di fare figli. La paura indusse molte donne incinte a ricorrere all’aborto allora illegale. Non ingiustificatamente si ritiene che l’ondata emozionale suscitata dal disastro di Seveso abbia impresso un’accelerazione all’approvazione della legge sulla legittimazione dell’aborto.

    Rassegna Veniamo all'oggi. Iluoghi teatro del disastro si sono completamente trasformati…

    Cicero Al posto dell'Icmesa c'è un centro sportivo, mentre sulle ceneri della zona A è stato realizzato il Bosco delle querce, il nuovo parco cittadino dove flora e fauna d'importazione, anche queste sorvegliate speciali, sperimentano faticosamente il loro nuovo habitat. Il parco è anche uno dei due “cimiteri” della diossina. L'altro, più piccolo, è vicino alla superstrada per Meda, dove sono sepolti i fanghi tossici estratti dell'Icmesa. Nel Bosco delle querce, sotto a un'altra collina artificiale, sono invece sepolte le macerie della fabbrica e delle case abbattute, la terra contaminata e le stesse attrezzature usate per le bonifiche. È tutto sigillato, messo in sicurezza, dentro una enorme vasca di cemento, continuamente monitorata dal personale della forestale. Ma in quella vasca di cemento non deve essere annegata la dura lezione che il disastro ci ha impartito.

    RassegnaResta il tema di come conciliare la produzione con la tutela dell’ambiente e la salute dei lavoratori.

    Cicero Sicurezza e salute non riguardano solo i luoghi di lavoro, ma anche il territorio. Quell’evento ha spostato l’attenzione delle parti sociali verso la sostenibilità ambientale. Se fino ad allora le organizzazioni sindacali si erano concentrate soprattutto sulle condizioni dei lavoratori, su ciò che avveniva dentro la fabbrica, a partire da quegli anni, anche grazie alle Commissioni Ambiente, altra fondamentale conquista sindacale, si è cominciato a prestare attenzione all’ambiente circostante. Da un incidente così drammatico, ciò che è stato consegnato al sindacato e in particolare ai lavoratori che sono arrivati dopo, è l’attenzione su queste tematiche e la presa di coscienza dell’impatto dell’industria sulla salute. Un’altra riflessione riguarda l’evoluzione delle relazioni sindacali: sui temi dell’ambiente e della sicurezza si può considerare ormai superata la contrapposizione tra impresa e sindacato, non solo nelle intenzioni o nella condivisione di principi.

    RassegnaCi si incrocia anche con la politica? Quella della sostenibilità ambientale è una sfida di ampio respiro nella quale servono strategie precise...

    Cicero Da soli non possiamo farcela. Occorre che questa sfida sia raccolta da tutte le istituzioni, dalla politica, dalle associazioni imprenditoriali. Con Federchimica e anche con Asiep abbiamo fatto notevoli passi in avanti, ci piacerebbe che lo stesso accadesse per altri settori, con altre associazioni. Vorremmo che in qualche modo questo sistema di relazioni industriali servisse da apripista per altri temi. La salute, la sicurezza, l’ambiente, devono essere diritti universalmente riconosciuti e proprio per questo, come recita la proposta di Carta dei diritti della Cgil, non mercificabili.

    Rassegna Come si può fare nella pratica?

    Cicero Occorre anzitutto rafforzare la formazione, la partecipazione e la professionalità, traducendo tutto questo in opportunità per i lavoratori e per le imprese. Troppi sono ancora gli infortuni e le morti sul lavoro. Se da una parte è vero che non si può immaginare un futuro positivo per questo paese senza affrontare il tema del lavoro che non c’è, dall’altra occorre risolvere i nodi legati alle questioni del lavoro affinché la sicurezza sia una priorità per tutti: politica, associazioni, organizzazioni sindacali.

    (mm)

Podcast






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E' online il Podcast
Notizie di Diario Prevenzione
 puntata n° 35 
7 marzo 2016

Il Notiziario


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Intervista ad Andrea Marchetti sullo stato
dell'arte della salute e sicurezza nel lavoro a Ravenna 


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Per ascoltare le puntate precedenti
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