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14/03/12 Come evitare altre Eternit Stampa E-mail
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mercoledì 14 marzo 2012

Come evitare altre Eternit

Le morti per amianto sono state "inutili", nel senso che si sarebbero potute scongiurare. Il processo di Torino sta lì a dimostrarlo. Prima lezione da imparare: la prevenzione deve essere il criterio guida DI DIEGO ALHAIQUE

di Diego Alhaique

Come evitare altre Eternit (immagini di RadioArticolo1)
Vogliamo altre Eternit negli anni futuri? Dopo l’esito giudiziario di una lunga lotta che ha visto pene severe comminate ai responsabili di migliaia di morti per un’esposizione nociva che poteva essere evitata; dopo una sentenza che, come osservato da tutti, farà storia e sarà un grande contributo alla lotta per bandire l’amianto a livello mondiale, occorre porsi una domanda cruciale: quali lezioni si devono apprendere da questa vicenda per non ritrovarsi fra venti o trent’anni a celebrare processi per dare giustizia ad altre vittime, dell’amianto o di altri fattori nocivi? Una prima risposta viene da un semplice dato di realtà: la lotta contro l’amianto è stata lunga e difficile, ha prodotto risultati importantissimi – la chiusura della fabbrica di Casale Monferrato, la legge con cui nel 1992 è stato bandito l’amianto e ora la condanna dei colpevoli –, ma non si può dire che sia stata una storia in cui la prevenzione abbia avuto successo. Anzi, la vicenda dell’amianto è proprio l’esempio di come la prevenzione sia stata sconfitta: le migliaia di vittime e quelle che purtroppo ancora verranno, stanno lì a dimostrarlo. Sono state morti “inutili” (unnecessaries), come dicono gli epidemiologi, perché si sarebbero potute evitare, e il processo Eternit l’ha dimostrato (si sapeva già da tempo che l’amianto avrebbe ucciso…).

Allora, la prima risposta, la prima lezione da imparare è che la prevenzione deve essere il criterio guida per eliminare questi rischi, tutti i rischi. Di quale prevenzione abbiamo ancora bisogno per evitare altre Eternit negli anni a venire? Per non ritrovarsi altre vittime cui dare giustizia e a constatare che “eppure si sapeva”? La prima indicazione riguarda i materiali contenenti amianto, di svariato genere, ancora presenti in innumerevoli siti, da cui l’esigenza di controllare e se necessario bonificare decine di aree industriali, ora dismesse, dove si producevano manufatti contenenti l’asbesto, migliaia di edifici pubblici, comprese circa 2.400 scuole, oltre 50 milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto e 100.000 chilometri di condotte.

La legge 257 del 1992, che ha bandito il minerale killer, e le successive disposizioni applicative, affidano alle Regioni il compito di censire queste situazioni, di sottoporle a controllo e di verificare le attività di bonifica a carico dei proprietari. Solo alcune adempiono a questi compiti, sicché non esistono dati esaurienti, così come manca una responsabilità nazionale identificabile che svolga funzioni di indirizzo, di coordinamento e di verifica. Eppure, la legge citata prevede una commissione nazionale che, dopo aver lavorato alcuni anni, è però stata soppressa, e la convocazione periodica da parte del governo di una conferenza nazionale. C’è qualcuno che in questi giorni stia rivendicando l’adempimento a tali disposizioni?

 
La seconda indicazione riguarda un altro minerale, noto per aver fatto strage di minatori ed edili fino a venti anni fa: la silice. La battaglia per eliminare la silicosi è stata vinta, anche questa dopo centinaia di migliaia di vittime, ma adesso lo stesso minerale impone una nuova battaglia, quella contro il suo potere cancerogeno, acclarato ufficialmente dalla Iarc (l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) fin dal 1997. A livello europeo, nel 2006, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali del settore chimico hanno raggiunto un accordo con l’obiettivo di prevenire i rischi cancerogeni da silice, garantendo un livello elevato di protezione con la partecipazione e il coinvolgimento del sindacato e in particolare dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Se da una parte questa intesa ha dato la giustificazione, secondo le regole del “dialogo sociale”, perché la Commissione Ue non legiferasse in materia, ma neanche adeguasse la classificazione e l’etichettatura dei prodotti di silice inalabile alla cancerogenità dichiarata dalla Iarc, in Italia non si è mossa foglia. Nemmeno le parti sociali del settore interessato dall’accordo europeo si sono date da fare per una sua trasposizione nazionale, come d’uso e opportuno. Da registrare solo un’importante iniziativa di alcune Regioni, che hanno istituito il Nis, Network italiano silice. Questo ha prodotto un notevole documento di linee guida per la prevenzione, che però non è stato adottato ufficialmente a livello nazionale e non è all’ordine del giorno della Commissione consultiva permanente, che invece se ne dovrebbe occupare. Le prospettive di protezione dei lavoratori dal potere cancerogeno della silice sono quindi il silenzio e il buio più completo.

Una terza problematica di prevenzione che la vicenda Eternit dovrebbe insegnare ad affrontare riguarda le nuove tecnologie produttive che utilizzano i cosiddetti “nanomateriali”, dalle dimensioni piccolissime (un milionesimo di millimetro), in grado di penetrare nell’organismo in modo massivo, non solo per inalazione, ma anche attraverso la pelle. Si sa sperimentalmente degli effetti altamente nocivi delle nanoparticelle, utilizzate ormai sempre di più in numerosissimi settori industriali, da quello automobilistico all’energia, dal tessile alla chimica e all’elettronica, dalla metallurgia alla gomma ecc. Si stima che tra pochi anni in Italia i lavoratori esposti saranno circa 900.000. Per iniziativa dell’Ispesl (ora ex perché assorbito in Inail) è stato recentemente presentato un libro bianco che fa il punto sulla situazione delle nanotecnologie nel nostro paese e propone un’agenda per approfondire le conoscenze e avviare iniziative di prevenzione. Nessuna reazione a livello politico e sindacale è stata finora registrata.

Un’ultima lezione, ma non per importanza, dovrebbe insegnare la storia della lunga lotta di Casale Monferrato contro l’amianto. I risultati ottenuti non cadono dal cielo. Sono frutto di un lavoro iniziato tre decenni fa da un piccolo gruppo di persone, per lo più interne alla Cgil, che strada facendo ha raccolto attorno a sé i lavoratori dell’Eternit e tutta la cittadinanza, diventando il riferimento del movimento di lotta per il bando dell’amianto a livello nazionale. Questo piccolo gruppo ha dovuto affrontare e sormontare scogli che altri, in altre situazioni, non sono riusciti a superare, come il ricatto occupazionale fino alla chiusura della fabbrica, pur di difendere la salute (eppure i lavoratori dell’Eternit erano con loro anche quando furono licenziati), sostenendo duri conflitti con la loro stessa organizzazione sindacale, per convincerla che quella era la strada da percorrere. Questo insegna che vertenze così complesse richiedono l’impegno preciso di uomini e di mezzi, che siano messi in condizione di poter essere concretamente responsabili di guidare una lotta di lungo periodo, come quasi sempre sono quelle che riguardano la salute dei lavoratori. Esattamente ciò che non sta avvenendo ora per le problematiche che abbiamo sopra descritto. È per questo che a oggi si può dire alta la probabilità di altre Eternit negli anni futuri.

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Evidenze
Il punto di vista dei sindacati europei: l’urgenza di rivitalizzare la politica comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro  di Laurent Vogel

Ricercatore presso l’Istituto Sindacale Europeo
Coordinatore del gruppo “lavoratori” presso il Comitato consultivo su salute e sicurezza

Questo è il testo scritto dell'intervento svolto da Laurent Vogel nel Seminario internazionale " “Sostenere crescita e competitività delle imprese promuovendo salute e sicurezza sul lavoro in tempi di crisi”, promosso da Governo Italiano, Inail e Ministero del Lavoro nelle giornate 4 e 5 dicembre a Roma a conclusione del semestre di Presidenza italiana del Consiglio UE.
Ringraziamo Laurent per avere concesso a Diario Prevenzione  la pubblicazione.
Sui risultato di questo Seminario torneremo con altri articoli e saggi nei prossimi giorni.



Conversazioni
Il lavoro di tutela dei lavoratori in una fase di crisi lunga

Intervista audio  a Ivano Pioppi dell'Ufficio tutela della CGIL  di Bologna
a cura di Gino Rubini


Con questa intervista ha inizio una ricerca sui lavori difficili, di coloro che sono  a contatto quotidiano con il dolore sociale di quest'epoca di crisi lunga. In questa puntata intervistiamo Ivano Pioppi dell'Ufficio Tutela dei lavoratori della Camera del Lavoro di Bologna.
E' il lavoro di operatori come Ivano Pioppi che da una risposta a persone, lavoratori e lavoratrici in grande difficoltà che hanno perso o stanno perdendo il lavoro, persone che stanno male o che si sono ammalate a causa del lavoro.... lavoratori e lavoratrici che trovano una persona competente che li ascolta e costruisce assieme a loro un percorso per la soluzione dei loro problemi. Abbiamo rivolto a Ivano queste domande:

- Mi puoi descrivere il tuo lavoro.

- Racconta quello che fai quando viene da te un lavoratore, una lavoratrice che chiede tutela. Quali sono le casistiche più frequenti in questo periodo.

- Le difficoltà con gli Enti assicurativi Inail  per il riconoscimento delle invalidità, il lavoro, le malattie professionali, le riduzioni di idoneità certificate dai medici competenti e tante altre situazioni di difficoltà con le quali vieni a contatto.....

- Con i tagli dei finanziamenti ai Patronati che ne sarà delle azioni di tutela ai lavoratori ?

- E' molto coinvolgente il tuo lavoro: ascoltare, accogliere il malessere, le paure le preoccupazioni di tante persone in questa fase di crisi.
- Quali sono le criticità e i rischi per chi fa il tuo lavoro. Immagino che sia abbastanza pesante ogni giorno entrare in ufficio preparato ad accogliere il malessere di tante persone...

- Cosa vorresti cambiare nel tuo lavoro, come immagini il futuro ...

L'INTERVISTA AUDIO
( durata 53 minuti . wav )




Interviste
E' online

L'intervista audio al Dott. Giorgio Di Leone, medico del lavoro e Presidente della SNOP - Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione su questi temi 

- stato dell'arte e prospettive  della prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro in questa crisi prolungata che ha messo in difficoltà imprese e istituzioni;

- le linee del Governo in materia di lavoro quali effetti avranno sia sul sistema istituzionale di prevenzione sia nei luoghi di lavoro;

- quali iniziative e progetti ha in cantiere la Snop per la continuità  dei Servizi di prevenzione delle Asl .



L'INTERVISTA AUDIO ( 33 minuti  audio wav )

Podcast Ipad






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°°°°°°

 

Podcast Diario Prevenzione – Ambiente Lavoro Salute – 19 dicembre 2014 – puntata n° 23

In questa puntata:

 

– Scenari salute e sicurezza del lavoro in Italia e in Europa. Note e commenti rispetto al Seminario internazionale promosso da Ministero del Lavoro e Inail in occasione della conclusione della Presidenza italiana del Consiglio dei Ministri della UE il 4 e 5 dicembre a Roma.

 

– Il punto di vista dei sindacati europei: l’urgenza di rivitalizzare la politica comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro

 

– Bruxelles, la crociata contro la burocrazia. Attenzione!

 

– La medicina del lavoro in Europa tra crisi e crescente dipendenza dai poteri forti. Il numero della Rivista HESAMAG sulla medicina del lavoro in Europa.

 

– Le “politiche di prevenzione” dell’Inail dai finanziamenti alle imprese alle verifiche sui risultati….

 

– Curiosità storiche: la Britihis Asbestos Company cita in giudizio il direttore del giornale il Progresso di Nole Canavese che aveva pubblicato un’inchiesta in cui si diceva che l’amianto era letale per i lavoratori di Nole…. Era il 1906 … Chi vinse la causa ?

 

– Auguri per il 2015

 

– Fritto misto e contorni

 

IL NOTIZIARIO ( 33 MINUTI )

 


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