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Istat: Rapporto annuale 2011 Stampa E-mail
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lunedì 23 maggio 2011

Istat: Rapporto annuale 2011

 
(regioni.it) Un italiano su quattro sente il rischio povertà. Lo rileva nel suo rapporto l’Istat. In Italia la crisi ha portato indietro il tempo di quasi 10 anni e la ripresa è moderata. Inoltre l’Istat sottolinea che tra il 2001 e il 2010 in Italia c'e' stata la peggiore crescita fra tutti i paesi Ue, con un tasso medio dello 0,2% contro l'1,3%. 
E per salvaguardare i consumi, le famiglie hanno progressivamente eroso il risparmio, e la propensione all'accantonamento si e' attestata al 9,1%, ai minimi dal 1990. Pesante l'impatto sull'occupazione: nel biennio 2009-2010 il numero di occupati e' diminuito di 532 mila unita', ed i piu' colpiti sono stati 501 mila under 30. Secondo l'Istat, che registra un' emorragia lavoro al sud, ma vede fortemente colpito anche il Nord, la recessione da un punto di vista tecnico e' finita, ma restano le conseguenze sul sociale. E circa un quarto degli italiani sperimenta il rischio poverta' o esclusione sociale.
Durante la crisi del 2009 Italia e Germania hanno subito la maggior caduta del prodotto tra i grandi paesi, ma mentre l’economia tedesca ha recuperato già gran parte del reddito perduto, l’Italia presenta ancora un forte divario rispetto ai livelli pre-crisi. Il confronto con le fasi cicliche precedenti conferma che l’episodio recessivo conclusosi nell’aprile del 2009 (secondo la cronologia definita in termini tecnici nel Rapporto) è di gran lunga il più grave dal secondo dopoguerra. La fase di espansione in atto risulta però di intensità minore rispetto a quelle osservate nel passato. Il ritmo di crescita congiunturale del Pil italiano si è marcatamente indebolito a partire dall’autunno 2010 (+0,1 per cento a trimestre). Nei primi quattro mesi del 2011 la fiducia delle imprese manifatturiere appare stabile, con un maggiore ottimismo tra
i produttori di beni di consumo e prodotti intermedi rispetto a quelli di beni strumentali.
Nel settore delle costruzioni, dopo il miglioramento emerso nella seconda parte del 2010, si registra un deterioramento dei giudizi sugli ordini e sull’attività. Nel commercio al dettaglio, i giudizi delle imprese sono prudenti sia sull’andamento corrente dell’attività, sia sulle prospettive a breve termine. Infine, anche l’indicatore del clima di fiducia nei servizi mostra una scarsa dinamicità. D’altra parte, gli indicatori delle esportazioni, degli ordinativi e del fatturato industriale pubblicati di recente forniscono segnali fortemente positivi, soprattutto
grazie all’aumento della domanda proveniente dai paesi non Ue.
C' è una maggiore vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Se la disoccupazione è cresciuta relativamente meno che negli altri paesi, con la recessione si sono perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo pieno ed è aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo. I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate. Oltre il 40 per cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti.
"Nonostante la sostanziale stabilita' degli indicatori di deprivazione economica", scrive l'Istat, "il 43% delle famiglie dichiara di aver visto peggiorare la situazione economica rispetto all'anno precedente". Cosi' il risparmio scende "per la prima volta al di sotto di quello delle altre economie dell'Eurozona". Le fasce piu' a rischio sono gli anziani soli e le famiglie numerose, soprattutto nel Mezzogiorno: "nelle regioni meridionali vive il 57% delle persone a rischio poverta'". E’ sconfortante la condizione delle donne, vero "ammortizzatore sociale" con 2 miliardi d'ore spese in un anno a assistere e aiutare persone che non vivono nella stessa casa. Per le donne peggiora la qualita' del lavoro e la busta paga e' piu' leggera del 20% di quella dei maschi. Circa 800.000 madri hanno dichiarato che nella loro vita lavorativa "sono state licenziate o messe in condizioni di dimettersi in occasione o a seguito di una gravidanza".

 

 

 

Fiducia consumatori. A maggio l’indice è a 106,5 da 103,1 di marzo   Rapporto annuale. Presentata a Montecitorio l'edizione 2011
 
Industria. A marzo +12,2% il fatturato e +21,2% gli ordini in un anno   Commercio estero extra-Ue. Ad aprile il saldo è -3.072 milioni di euro

 

 

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Rassegna.it - Salute e sicurezza
  • Sicurezza sul lavoro, parola agli Rls

    NAPOLI – Quasi 400 rappresentanti da tutta Italia, tanti interventi e relazioni, una panoramica del tutto esaustiva dei molti temi che riguardano la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ha sicuramente raggiunto i propri obiettivi di partecipazione e di approfondimento l’Assemblea unitaria degli Rls e Rlst di Cgil, Cisl e Uil che si è tenuta a Napoli, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Pediatria dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II. “Abbiamo scelto Napoli – ha detto brevemente aprendo i lavori il segretario confederale Cgil Fabrizio Solari – per segnalare la rinnovata attenzione per il Sud da parte delle nostre organizzazioni. E siamo qui per ribadire che dobbiamo guardare alla qualità e non ai costi, che dobbiamo fare più prevenzione e più sistema”.

    I primi a parlare sono stati gli Rls, gli Rlst e gli esponenti dei patronati. Tantissimi i temi affrontati: il superamento della “solitudine” dei Rappresentanti e l’esigenza di un maggiore coordinamento, la necessità di porre più attenzione alla critica situazione delle piccole e piccolissime imprese, la lacunosità del Documento di valutazione dei rischi redatto dalle imprese. Serve più formazione, hanno ripetuto in molti, serve rafforzare gli organismi paritetici, serve soprattutto riprendere una serrata battaglia agli infortuni mortali, che nel 2015 hanno registrato (dopo anni di calo) un drammatico aumento. Da più parti, infine, si è sottolineato il fenomeno della sottodenuncia delle malattie professionali (con particolare attenzione alle patologie muscolo-scheletriche e allo stress lavoro correlato) e la necessità del rapido avvio del Piano nazionale amianto e di un vasto programma di bonifiche e smaltimento.

    Rapporto con e tra le istituzioni, sistema di rappresentanza, normative e amianto: questi gli argomenti toccati dal segretario confederale Cisl Giuseppe Farina nella sua introduzione. “Rinnoviamo anzitutto la richiesta al governo, espressa ormai da anni, del giungere a varare la Strategia nazionale della prevenzione” ha spiegato: “E sottolineiamo la rilevanza e l’irrinunciabilità del ruolo del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, nei luoghi di lavoro, a livello aziendale e territoriale, così come della pariteticità”. Non meno importante, ha continuato, è mettere mano “ai ritardi accumulati nell’azione di decretazione prevista dal decreto legislativo 81 del 2008”. Grande spazio ha trovato, nella sua relazione, il tema dell’amianto. “Quanto avvenuto non dovrà più ripetersi” ha detto Farina: “Gli interventi che oggi devono essere fatti non consentono più ulteriori ritardi o empasse, perché l’obiettivo ‘liberi dall’amianto’ deve essere al più presto raggiunto”. Necessaria, inoltre, è “una rilevazione urgente, ma puntuale, dei siti da bonificare, mappando gli interventi ancora da realizzare”. Per tutto questo, ha concluso il segretario confederale Cisl, è prioritario “lo sblocco del Piano nazionale amianto, attualmente fermo al tavolo della Conferenza Stato-Regioni, e per renderlo operativo occorre costituire un coordinamento funzionale e istituzionale di tutte le attività da parte della presidenza del Consiglio, mantenendo inoltre costante il confronto con le parti sociali”.

    È poi venuto il momento degli ospiti. Il primo è stato Romolo De Camillis, della direzione generale del ministero del Lavoro (in rappresentanza del ministro Poletti, rimasto bloccato a Roma), che ha esordito affermando che “ci sono evidentemente ritardi, soprattutto sul completamento della decretazione relativa al Testo Unico e sugli organismi paritetici, ma il nostro impegno è massimo”. I nostri maggiori impegni, ha continuato, sono quelli relativi “a rendere le norme sempre più chiare, a proporre un’azione culturale di diffusione della sicurezza sul lavoro, e a comporre le posizioni divergenti che spesso si manifestano sui singoli provvedimenti, perché senza convergenza di tutti gli attori nessuna buona legge può funzionare”. De Camillis, in conclusione, ha poi annunciato due importanti novità: la prima è relativa al Sistema informativo nazionale di prevenzione (previsto da anni ma ancora fermo), il cui “decreto attuativo è pronto e chiuso, è sul tavolo della presidenza del Consiglio e il suo varo è ormai imminente”; la seconda è sul Piano nazionale amianto, per il quale “il 22 febbraio prossimo è previsto il varo del tavolo tecnico, su iniziativa del ministero della Salute, che dovrebbe avviare il percorso per la sua realizzazione”.

    A prendere la parola è stata poi Ester Rotoli, direttrice centrale della prevenzione dell’Inail. “La cultura della sicurezza non è ancora del tutto agita, registriamo un certo ritardo da parte delle imprese nell’applicazione di un modello partecipativo, con datori di lavoro che, ad esempio, non coinvolgono gli Rls” ha detto Rotoli. La direttrice generale ha poi ricordato le numerose azioni messe in campo dall’Istituto: il bando Isi destinato alle imprese (finanziato dal 2010 con 1,3 miliardi di euro), che “ha come presupposto la bilateralità e la valorizzazione del ruolo degli Rls”; il bando Fipit, cui possono “partecipare solo i progetti che hanno ricevuto l’asseverazione degli organismi paritetici”; l’avviso nazionale per manifestazioni d’interesse “per fare informazione agli Rls, finanziato con tre milioni di euro: sono arrivati circa 40 progetti, alcuni molto interessanti da parte sindacale, e serviranno come volano per costruire portali di conoscenza per mettere in rete gli Rls”. L’ultima battuta è stata sull’amianto. “Abbiamo messo in campo risorse economiche e progetti di ricerca” ha concluso la direttrice c entrale della prevenzione dell’Inail: “Nel bando Isi ci sono 83 milioni di euro per le bonifiche, nella Legge di stabilità abbiamo messo a disposizione 28 milioni di euro per il Fondo per le vittime dell’amianto a causa di esposizione ambientale e familiare. Non risolvono la situazione, che è ovviamente complessa, ma sono tasselli importanti per affrontare il tema, sempre in coerenza con tutti gli altri attori del sistema prevenzione”.

    “La ripresa passa attraverso sicurezza sul lavoro: non c’è attività produttiva se non in condizioni di sicurezza” ha esordito Fabio Pontrandolfi, responsabile Salute e sicurezza di Confindustria. Il suo intervento si è appuntato sull’esigenza di “de-burocratizzare” norme e macchina amministrativa. “Le leggi sono troppe, e troppe sono scritte molto male” ha detto: “Spesso sono anche incompatibili con le norme comunitarie, creando problemi all’internazionalizzazione delle nostre imprese. Servono regole chiare e certe, come dimostrano le sentenze della Corte di giustizia europea o le numerose procedure d’infrazione che l’Unione infligge all’Italia”. Pontrandolfi ha soprattutto sottolineato il caos delle Regioni: “In sede di Conferenza Stato-Regioni firmiamo degli accordi che poi ogni Regione recepisce e applica a modo proprio. Le aziende, allora, si trovano di fronte a situazioni, e di conseguenza a sanzioni, assolutamente incoerenti da un territorio all’altro”. In chiusura, il rappresentante di Confindustria ha ricordato la collaborazione con i sindacati: “Ci si può dividere, e di fatto sovente ci dividiamo, su molte cose, ma sulla salute e sicurezza non ci si divide, perché parliamo della vita concerta delle persone, e ovviamente anche delle imprese”.

    È stato Francesco Rampi, presidente del Comitato di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inail, a chiudere gli interventi degli ospiti della giornata. “Abbiamo un ‘nuovo Inail’ – ha spiegato – sempre meno orientato agli aspetti assicurativi e sempre più attento a quelli di carattere riabilitativo e di reinserimento. Noi siamo in grado, fin dal 2012, di farci carico degli interventi di carattere sanitario e riabilitativo che le Regioni non forniscono: in Italia abbiamo 262 punti di erogazione di queste prestazioni, e stiamo concludendo con le ultime Regioni rimaste gli accordi specifici”. Altro punto sottolineato da Rampi è quello della ricerca: “Abbiamo avuto la ‘fortuna’ di incorporare all’interno dell’Istituto le funzioni di ricerca dell’ex Ispesl. E lo consideriamo una fortuna perché ci permette di correlare ricerca e prevenzione, orientando ad esempio le nostre indagini sulle cause principali di infortuni e malattie professionali oppure su tutti gli aspetti che possono ridurre i fattori di rischio”. Riguardo il tema “sensibile” dell’amianto, il presidente del Civ Inail ha ricordato sia l’approvazione, il 29 dicembre scorso, di “un progetto di ricerca medica per nuovi indicatori e marker per la diagnosi precoce”, sia il piano (finanziato con 80 milioni di euro per il 2015, che saranno reiterati nei prossimi anni) destinato alle imprese per l’eliminazione dell’asbesto all’interno dei propri impianti.

    A commentare l’importante giornata è Sebastiano Calleri, responsabile Salute e sicurezza della Cgil nazionale. “Possiamo dire che gli obiettivi dell’assemblea sono stati raggiunti” spiega: “Soprattutto negli interventi di Confindustria e Inail sono state fatte aperture importanti a cui, ovviamente, dovranno seguire impegni concreti. In particolare, l’impegno di revisione con le parti sociali del bando Inail per la formazione ai soggetti delle piccole e medie imprese ci pare un buon risultato, così come la dichiarata volontà di riapertura del tavolo contrattuale per l’accordo sugli Rls dell’industria”. Da segnalare, inoltre, è il dato di partecipazione: “Più di 400 persone che si ritrovano ogni anno insieme a parlare di temi difficili, ma essenziali, per il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici e per la competitività delle imprese, non sono davvero da sottovalutare”. Questo deve essere giustamente valutato, conclude Calleri, e deve “fungere sicuramente da stimolo e supporto anche alle policy dei decisori politici e del ministero del Lavoro: va ricordato, infatti, che durante i nostri lavori e durante le normali occasioni di confronto non sono stati particolarmente numerosi i risultati acquisiti”.

    IL DOCUMENTO IN SINTESI
    Il documento di Cgil, Cisl e Uil verte su alcune priorità considerate “indifferibili”. Al primo posto vi è l’assetto istituzionale e di governo della prevenzione. I sindacati rilevano la mancanza di “un quadro complessivo di politiche nazionali in tema di salute e sicurezza sul lavoro”, che non ha favorito la corretta applicazione del Testo Unico (decreto legislativo 81/2008), disperdendo “risorse umane ed economiche e non raggiungendo gli obiettivi” prefissati. Occorre valorizzare la Commissione consultiva permanente, dare una “collocazione chiara” all’Inail, restituire centralità alle Asl, rileggere i tanti interventi di modifica della legge sopraggiunti negli anni (ad esempio, le cosiddette “semplificazioni”). I sindacati, dunque, chiedono un confronto su “quale nuovo modello di prevenzione verrà delineato e quale nuovo sistema di relazioni si andrà a creare”, soprattutto alla luce dell’importante riforma costituzionale in via di approvazione.

    Tema centrale dell’azione sindacale è il riconoscimento e il rafforzamento della rappresentanza aziendale o territoriale. Occorre garantire “l’effettiva presenza di Rls e Rlst in ogni luogo di lavoro” (la cui azione, si sottolinea, è anche ostacolata da norme recenti come il Jobs Act), intervenendo sulla “annosa questione degli Organismi paritetici e realizzando il Fondo per la rappresentanza territoriale”. Ma è necessario mettere mano anche all’aspetto contrattuale: Cgil, Cisl e Uil rimarcano che ancora non è stato possibile siglare l'accordo applicativo del Testo Unico per le aziende aderenti a Confindustria, un atto “importante, che andrebbe in favore di tutto il sistema impresa”. Infine, occorre aprire al più presto il “filone di lavoro comune rispetto alle piccole e piccolissime aziende”, che sono il settore a più alto tasso di infortuni e a più basso tasso di presenza di Rls.

    Altra questione evidenziata da tempo è quella dell'applicazione piena del Testo Unico e del completamento della decretazione delegata. “Sono ancora diverse decine i provvedimenti di tipo attuativo che attendono di essere emanati” scrivono i sindacati: parliamo, ad esempio, della mancata applicazione del Testo Unico a settori importanti come scuola, università, vigili del fuoco e trasporti, che reca “un ovvio danno ai lavoratori” e li esclude “da prerogative e diritti assicurati ad altri lavoratori”. Altra urgenza individuata da Cgil, Cisl e Uil è la costruzione del Sistema informativo nazionale per la prevenzione (Sinp), definito “un utile strumento informativo per superare i gap e i ritardi della totalità degli istituti e delle istituzioni preposti alla vigilanza e al controllo”.

    Vi è, infine, la questione amianto. I punti sottolineati dai sindacati sono molti: l’attuazione del Piano nazionale amianto, attualmente fermo al tavolo della Conferenza Stato-Regioni; la necessità di un coordinamento funzionale e istituzionale di tutte le attività da parte della presidenza del Consiglio; il completamento dei censimenti a livello regionale dei siti contenenti asbesto; la corretta individuazione delle discariche. Cgil, Cisl e Uil chiedono inoltre al governo di “mettere in preventivo uno sforzo economico in previsione della prossima Legge di stabilità”, e rimarcano di trovare “assai pericolosa la strada della rimessa in discussione della normativa che nel 2011 istituì il Fondo vittime amianto”.

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