Istat: Rapporto annuale 2011 (regioni.it)
Un italiano su quattro sente il rischio povertà. Lo rileva nel suo
rapporto l’Istat. In Italia la crisi ha portato indietro il tempo di
quasi 10 anni e la ripresa è moderata. Inoltre l’Istat sottolinea che
tra il 2001 e il 2010 in Italia c'e' stata la peggiore crescita fra
tutti i paesi Ue, con un tasso medio dello 0,2% contro l'1,3%.
E per
salvaguardare i consumi, le famiglie hanno progressivamente eroso il
risparmio, e la propensione all'accantonamento si e' attestata al 9,1%,
ai minimi dal 1990. Pesante l'impatto sull'occupazione: nel biennio
2009-2010 il numero di occupati e' diminuito di 532 mila unita', ed i
piu' colpiti sono stati 501 mila under 30. Secondo l'Istat, che registra
un' emorragia lavoro al sud, ma vede fortemente colpito anche il Nord,
la recessione da un punto di vista tecnico e' finita, ma restano le
conseguenze sul sociale. E circa un quarto degli italiani sperimenta il
rischio poverta' o esclusione sociale.
Durante la crisi del 2009 Italia e Germania hanno subito la maggior caduta del prodotto tra i grandi paesi, ma mentre l’economia tedesca ha recuperato già gran parte del reddito perduto, l’Italia presenta ancora un forte divario rispetto ai livelli pre-crisi. Il confronto con le fasi cicliche precedenti conferma che l’episodio recessivo conclusosi nell’aprile del 2009 (secondo la cronologia definita in termini tecnici nel Rapporto) è di gran lunga il più grave dal secondo dopoguerra. La fase di espansione in atto risulta però di intensità minore rispetto a quelle osservate nel passato. Il ritmo di crescita congiunturale del Pil italiano si è marcatamente indebolito a partire dall’autunno 2010 (+0,1 per cento a trimestre). Nei primi quattro mesi del 2011 la fiducia delle imprese manifatturiere appare stabile, con un maggiore ottimismo tra i produttori di beni di consumo e prodotti intermedi rispetto a quelli di beni strumentali.
Nel settore delle costruzioni, dopo il miglioramento emerso nella seconda parte del 2010, si registra un deterioramento dei giudizi sugli ordini e sull’attività. Nel commercio al dettaglio, i giudizi delle imprese sono prudenti sia sull’andamento corrente dell’attività, sia sulle prospettive a breve termine. Infine, anche l’indicatore del clima di fiducia nei servizi mostra una scarsa dinamicità. D’altra parte, gli indicatori delle esportazioni, degli ordinativi e del fatturato industriale pubblicati di recente forniscono segnali fortemente positivi, soprattutto grazie all’aumento della domanda proveniente dai paesi non Ue.
C' è una maggiore vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Se la
disoccupazione è cresciuta relativamente meno che negli altri paesi, con
la recessione si sono perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo
pieno ed è aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione sta ora
crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto
professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più
qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo
del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo.
I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con
prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le
quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni,
testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una
quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno,
verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia
di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto
per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate. Oltre il 40 per
cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola,
alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a
diventare evidenti.
"Nonostante
la sostanziale stabilita' degli indicatori di deprivazione economica",
scrive l'Istat, "il 43% delle famiglie dichiara di aver visto peggiorare
la situazione economica rispetto all'anno precedente". Cosi' il
risparmio scende "per la prima volta al di sotto di quello delle altre
economie dell'Eurozona". Le fasce piu' a rischio sono gli anziani soli e
le famiglie numerose, soprattutto nel Mezzogiorno: "nelle regioni
meridionali vive il 57% delle persone a rischio poverta'". E’
sconfortante la condizione delle donne, vero "ammortizzatore sociale"
con 2 miliardi d'ore spese in un anno a assistere e aiutare persone che
non vivono nella stessa casa. Per le donne peggiora la qualita' del
lavoro e la busta paga e' piu' leggera del 20% di quella dei maschi.
Circa 800.000 madri hanno dichiarato che nella loro vita lavorativa
"sono state licenziate o messe in condizioni di dimettersi in occasione o
a seguito di una gravidanza".
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