martedì 21 novembre 2017
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CONDIZIONI DI LAVORO E STRESS: MOLTE VOCI,QUALCHE CONFUSIONE,UNA GRANDE ASSENZA NEL DIBATTITO .... Stampa E-mail
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lunedì 04 aprile 2011
 CONDIZIONI DI LAVORO E STRESS: MOLTE VOCI, MOLTA CONFUSIONE SU CHI FA CHE COSA, UNA GRANDE ASSENZA NEL DIBATTITO, I  LAVORATORI ...

Appunti a margine del Convegno Convegno promosso dal SIRS Emilia Romagna " Il ruolo del RLS nella valutazione dello stress lavoro-correlato "

Il percorso che ha portato all'attenzione delle parti sociali e dei decisori politici la questione dello stress nei primi anni del decennio fino all'accordo europeo del 2004 è stato tortuoso e discontinuo.
All'epoca  la concertazione tra le parti sociali come approccio alle relazioni industriali era ancora abbastanza presente  e in qualche misura l'accordo europeo è testimone di quell'epoca.
E' palese che la concertazione tra le parti sociali, in Italia, non è più un approccio nè condiviso nè praticato, in primis, dagli stessi imprenditori e manager.

Sarebbe difficile infatti definire come approccio concertativo il sistema di relazioni coatte instaurate a Pomigliano e a Mirafiori, ove  l'accettazione di regolamenti aziendali che prevedono l'unilateralità datoriale nelle decisioni in materia di regolazione della prestazione lavorativa è condizione per essere presenti come rappresentanze sindacali in azienda.

In questi contesti è l'azienda che decide ritmi, metrica e governo complessivo del tempo del lavoratore e ne ipoteca anche una parte del tempo il cui governo  dovrebbe essere a discrezione del lavoratore ...

Il modello di relazioni che emerge è quello dell'adattamento senza limiti dei lavoratori alle esigenze aziendali di intensificazione del lavoro:  nei momenti di mercato che tira si possono fare molte ore, saltare i riposi , ecc.

Il lavoratore è impegnato a questo adattamento dalla "clausola di responsabilità" verso l'azienda: qualora
lo stesso lavoratore venga meno alla "clausola di responsabilità" può essere duramente sanzionato.

I temi  organizzazione del lavoro e prestazione lavorativa, palesemente, escono  dal novero delle materie contrattabili. Questo avviene  con il consenso di alcune organizzazioni sindacali  che  puntano alla propria sopravvivenza assumendo come priorità  " il rendersi utili all'impresa "  e assai meno ai lavoratori ...

Se questo è il panorama in divenire come si affronta  la questione dello stress lavoro correlato ?

E' evidente il passaggio logico che bypassa la defunta concertazione :  dovrebbe essere  l'azienda, bontà sua, tramite una valutazione dei rischi rispetto allo stress lavoro correlato ad "autoridurre" e regolare l'eccesso di rischieste che potrebbero "stressare" il lavoratore.  Il  principe factotum che assume in pieno la responsabilità della gestione del rischio stress lavoro correlato diviene  l'azienda,  la stessa tecnostruttura direzionale che decide le metriche e le costrittività  e i carichi di lavoro dovrebbe  trasformarsi, nel contempo, nell'angelus beneficus che assume il compito di autolimitarsi per il bene dei lavoratori e del loro benessere psicologico e fisico....

Le favole sono belle per i bambini che ancora  vi credono....

Tutto l'apparato di consulenza, dal medico competente agli psicologi ( ma cosa c'entrano poi gli psicologi clinici visto che lo stress non è una patologia ?) dovrebbe  quindi offrire i dati e le metodologie al datore di lavoro per sviluppare azioni preventive che evitino lo svilupparsi di situazioni a rischio .....

Dottori, medici e sapienti tutti in fila per tre per evitare che gli amatissimi lavoratori abbiano a soffrire lo stress e le sue conseguenze e il datore di lavoro come mecenate post moderno sarebbe pronto a sacrificare prospettive di profitto  per il benessere organizzativo dei suoi addetti ....

Nei fatti tutto avviene senza che vi sia un momento autonomo da parte dei lavoratori per riflettere, da adulti,  sulle proprie condizioni di lavoro, sulla sostenibilità dei ritmi, sugli straordinari, sui carichi di lavoro,per proporre un proprio punto di vista ...

Il Rls viene coinvolto, se viene coinvolto,  in operazioni di valutazioni del rischio stress quando queste sono già state "progettate e definite dai consulenti"  senza potere svolgere una propria istruttoria in collaborazione con la RSU.  Ai lavoratori non viene di norma spiegato cosa servono colloqui, questionari ...  o riunioni  di gruppo omogeneo
( a proposito, chi individua  " l'omogeneità " ? ).

I lavoratori vengono trattati, nel migliore dei casi, come bambini da tutelare e non come soggetti adulti portatori di diritti e di responsabilità...  E' naturale la diffidenza incontrata nel rapporto con i lavoratori,  lamentata da diversi consulenti. I lavoratori, in questa fase di crisi, a volte, temono che queste indagini  vengano poi utilizzate per la selezione del personale , per decidere chi resta e chi esce...

E' in questo quadro che abbiamo visto con favore il Convegno promosso dal SIRS Emilia Romagna " Il ruolo del RLS nella valutazione dello stress lavoro-correlato " che si è celebrato il 1° aprile a Bologna alla presenza di diverse centinaia di RLS provenienti da tutta Italia.

Vi sono state relazioni e interventi interessanti e i RLS hanno posto quesiti molto seri.

Tuttavia anche questo Convegno non ha affrontato uno dei nodi di questa vicenda: il ruolo e l'iniziativa dei lavoratori come soggetti adulti e responsabili per prevenire lo stress.
L'approccio della "non delega" intesa come  l’assunzione fino in fondo, da parte dei lavoratori, della responsabilità della propria salute è la premessa per una vera valutazione soggettiva del rischio stress lavoro correlato.

Questa assunzione di responsabilità, che non è una responsabilità verso gli altri ma è verso se stessi,  che significa essere coscienti di che cosa significa la propria salute, di come debba essere salvaguardata e quali siano gli strumenti utilizzabili per la sua tutela,  potrebbe forse essere nuovamente realizzata affrontando i rischi delle attuali forme di organizzazione del lavoro.
Senza questa assunzione consapevole di responsabilità  sarà molto difficile intraprendere iniziative efficaci  per la riduzione del rischio "stress lavoro correlato"

Il problema della "non delega della propria salute" come atto responsabile di piena presa in carico personale del problema non è apparso nelle relazioni attestate sugli aspetti procedurali piuttosto che sui contenuti...

Ma questo non è un limite solo di questo, per altro,  pregevole Convegno, è il dato più generale che preoccupa.

 Come agevolare la partecipazione dei lavoratori tramite la presa di coscienza del problema e come tradurre poi l'esperienza degli stessi nell'affrontare il carico di fatica nervosa in cultura della gestione del rischio stress ... ?

Nessuno di questi aspetti viene affrontato: ne sospettiamo anche il motivo, vi è la preoccupazione che  la consapevolezza e le conoscenze su questa  materia  si trasformino in conflitto rispetto alla gestione aziendale della organizzazione del lavoro...

Già, la presenza di un conflitto in materia avrebbe come naturale sbocco la contrattazione di nuove regole, ma questo non è ammesso, la materia non è negoziabile ...

Abbiamo poi assistito a qualche scivolone: un noto esperto di diritto in materia affermava in un intervento che sarebbe opportuno che gli Rls convincano i lavoratori a firmare una liberatoria rispetto al diritto alla privacy in modo che si possano propinare questionari nominativi, colloqui individuali, test  psicologici di varia natura...

E' trasparente che l'avvocato aveva confuso la valutazione del rischio stress lavoro correlato con una pratica di sorveglianza sanitaria che per questo profilo di rischio, giustamente, non è previsto. 

In ogni caso, a mio parere,  è giusto che i lavoratori siano diffidenti e non consegnino "il proprio profilo psicologico individuale " a consulenti che non sono di loro fiducia, che operano per l'azienda, almeno fino a quando non ci sarà un codice deontologico   che regoli i comportamenti di questi professionisti , possibilmente psicologi del lavoro. 

Come dire, il Convegno del SIRS ha svolto la funzione di uno specchio sui limiti di elaborazione anche da parte del sindacato rispetto al come trattare la materia con una partecipazione diretta e responsabile da parte dei lavoratori che possono proporre una rappresentazione della loro condizione assai più precisa e puntuale di quella elaborata dai consulenti, pallidi testimoni,  che vivono al di fuori dei climi aziendali ...
La strada è ancora lunga e come abbiamo visto nel Convegno del SIRS occorre anche da parte del sindacato e degli operatori e degli RLS  porsi il problema in modo un pò diverso da quello testimoniato nel convegno.

Per quanto attiene la mission sindacale occorre che sia risvegliata la "grande assente",  la contrattazione partecipata per il miglioramento  delle condizioni di lavoro.

Diversamente dottori , medici e sapienti, svolte le loro consulenze e incassate le parcelle,  se ne andranno senza che nulla venga  cambiato in meglio..... Rimarranno solo le scartoffie dell'adempimento burocratico...


Gino Rubini

Bologna 4 aprile 2011


Ultimo aggiornamento ( mercoledì 06 aprile 2011 )
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