| DATI INAIL SUGLI INFORTUNI SUL LAVORO 2009.OCCORRE MOLTO EQUILIBRIO NELLA INTEPRETAZIONE DEI DATI. |
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| Inserito da Editor | |
| mercoledì 21 luglio 2010 | |
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DATI INAIL SUGLI INFORTUNI SUL LAVORO 2009.OCCORRE MOLTO EQUILIBRIO NELLA INTEPRETAZIONE DEI DATI. Era da tempo che i lavoratori, i professionisti della prevenzione, i rappresentanti delle parti sociali, sindacati e associazioni imprenditoriali, attendevano un calo significativo, una flessione del numero degli infortuni gravi e mortali. Dopo dieci e più anni di investimenti, più o meno consistenti, di valutazioni dei rischi, di azioni di formazione e informazione, la flessione del 9,7% del numero complesivo degli infortuni è una buona notizia. Occorre tuttavia molta prudenza e cautela nella interpretazione di questi dati poichè sarebbe un errore abbastanza grave farne discendere un giudizio di miglioramento diffuso e omogeneo e di una migliore capacità di tutto il sistema delle imprese nella valutazione e gestione dei rischi presenti nel lavoro. Questa rappresentazione della realtà sarebbe non vera,fuorviante e nociva. Le differenze tra i settori e comparti produttivi più organizzati in medie e grandi imprese, come quelli del settore manifatturiero e i settori dei servizi a basso valore aggiunto quali pulimento, lavori stradali, agricoltura , trasporti sono palesi. Così come sarà interessante analizzare in profondità le differenze dei dati tra micro, piccole e medie imprese per settore e comparto: è verosimile che le potenzialità di sviluppare una buona organizzazione del lavoro e di lavoro sicuro siano ancor più collegate alla dimensione e al valore aggiunto prodotto. Le imprese che affidano la propria competitività alla compressione di tutti i costi, ivi compresi quelli della sicurezza, purtroppo sono ben presenti ed è in questa area d'imprese che si annida la cattiva gestione della sicurezza, lavoro irregolare e la sottodenuncia del fenomeno infortunistico. Per questi motivi occorre per davvero molto equilibrio e pazienza nella lettura dei dati resi disponibili per definire con migliore precisione un quadro più realistico della distribuzione del fenomeno infortunistico in Italia, nei diversi settori e comparti, al fine di perfenzionare strategie ancor più mirate per una riduzione strutturale del fenomeno infortunistico. In tal senso una maggiore parsimonia da parte dei gruppi dirigenti Inail nelle interpretazioni "ottimistiche" del dato sarebbe stata più produttiva. L'esigenza di legittimare il disegno della costruzione del Polo della Prevenzione posto in capo a Inail ha portato i dirigenti Inail e il Ministro del Lavoro ad enfatizzare questo dato trascurando per altro che il risultato di questo calo è anche il frutto del lavoro dei Servizi di prevenzione delle USL, dell'impegno dei Rls e della nuova generazione di tecnici e preposti aziendali che si sono fatti carico della sfida per ridurre gli incidenti sul lavoro. Non conosciamo il criterio con il quale è stato stimato da Inail il peso del minore numero di ore lavorate , a causa della crisi, sul minor numero d'infortuni, lo prendiamo per valido... Per concludere, è bene che vi sia stata una flessione significativa del numero degli infortuni, il problema vero è quello di trasformare questa tendenza al decremento del numero degli infortuni da "congiunturale" a "strutturale": questa è la sfida più vera, una sfida che avremo di fronte per i prossimi anni. Il momento più cruciale l'avremo quando si registrerà finalmente una ripresa della produzione: allora si misurerà per davvero se il sistema della produzione avrà appreso, in forma diffusa ed omogenea, a lavorare con maggiore sicurezza... Gino Rubini editor di www.diario-prevenzione.it 15.30 21/07/2010 |
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 21 luglio 2010 ) |
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