| 01/02/10 - Perchè non conferire valore di mercato alla sicurezza sismica? |
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| Inserito da Editor | |
| lunedì 01 febbraio 2010 | |
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Riteniamo che le proposte importanti contenute in questo articolo meritino un'attenzione ampia.. editor 01/02/10 - Perchè non conferire valore di mercato alla sicurezza sismica? Al di la della facile retorica, la tragedia del sisma verificatosi in Abruzzo deve poter produrre una seria riflessione. Sarebbe fin troppo semplice ricordare come le città italiane siano frutto di ricostruzioni dopo innumerevoli terremoti e come gran parte del territorio italiano sia geologicamente attivo e, dunque, soggetto periodicamente a questi eventi naturali. Il terremoto, in altre parole, ha sempre caratterizzato la storia di gran parte del Paese influenzando finanche gli usi e le tradizioni civili e religiose delle nostre comunità. Nonostante questa presenza costante, col terremoto non abbiamo mai voluto imparare a convivere in maniera responsabile. Oggi, sulla scorta dell'onda emotiva, discuteremo molto di rischio sismico, addirittura ci affanneremo a cercare i responsabili dei crolli in Abruzzo, ci faremo tutti carico dell'alto costo della ricostruzione, si faranno proclami ed, in ultimo, si produrranno cambiamenti "gattopardeschi" che poco incideranno sulla qualità dell'edilizia privata e pubblica. Il terremoto, è molto probabile, presto tornerà ad essere quello "spettro" che, per timore di essere evocato, non va nemmeno nominato. Eppure comincia a farsi strada, seppur molto timidamente, una sensibilità sociale che andrebbe incentivata per inaugurare davvero una stagione nuova di prevenzione dei rischi naturali. Un modo di pensare differente secondo, cioè, metodologie innovative, eppure semplicissime nel loro impianto logico. Tutto ciò nasce dall'esigenza di fornire risposta a domande come queste: perchè decenni di discussioni, normative antisismiche e quant'altro, non hanno prodotto un reale miglioramento edilizio in direzione della sicurezza al rischio sismico? Perchè non funziona la catena che porta alla costruzione di un edificio (studio geologico, progettazione, qualità dei materiali, messa in opera e controllo)? Senza entrare in una disquisizione tecnico-normativa, peraltro lunghissima vista l'enorme "letteratura" sulla materia, a nostro giudizio la debolezze di ogni politica tendente ad aumentare il livello di sicurezza di un edificio è fallita poichè non è stata capace di attribuire un valore di mercato alla sicurezza stessa. Per analogia si potrebbe fare un paragone con le tecniche di costruzione che realizzano un risparmio energetico. Appena 20 anni fa sarebbe stata pura "fantascienza" pensare che l’acquirente di un’abitazione avesse interesse sul sistema di riscaldamento adottato, oppure sull'isolamento acustico, elettromagnetico o termico dell’edificio. Oggi, anche a fronte di un aumento del costo del bene, le abitazioni senza determinati accorgimenti tecnici sarebbero fuori dal mercato. Rimarrebbero certamente invendute. Nel corso degli anni s'è formata una coscienza sociale su questa materia che, presumibilmente, si svilupperà sempre più grazie anche agli incentivi statali che spingono in questa direzione. Presto classificheremo dal punto di vista energetico gli edifici. Come gli elettrodomestici avremo abitazioni di classe A+, A o B. Naturalmente il costo di questi beni sarà direttamente proporzionale alla classe d’efficienza energentica. Uguale parallelo potremmo fare con le automobili: chi acquisterebbe oggi un'auto senza airbag? Ci chiediamo allora perchè altrettanto non possa avvenire per la sicurezza sismica di un edificio. Certamente esiste una nicchia di mercato potenzialmente disposta a spendere di più, oppure, perchè no, a rinunciare a qualcosa dell’estetica, pur di avere certezza di poter vivere in un’ abitazione sicura, “a prova” di terremoto. Questa nicchia potrà col tempo diventare maggioranza. Per riuscire a produrre un cambiamento di tale portata, però, è necessario rendere “visibile” la qualità strutturale di un edificio. Perchè, dunque, non pensare ad una targa su ogni edificio che traduca visivamente la sua qualità strutturale ed il grado di sicurezza sismica, ma soprattutto un nuovo sistema che incentivi la qualità e la visibilità delle responsabilità. ? Una sorta di tracciabilità delle figure che sono intervenute nel processo produttivo, per dare la possibilità di valutare e di scegliere conferendo, in questa maniera, valore di mercato alla sicurezza. L’ordine degli Ingegneri di Cosenza e la Fondazione Mediterranea per l’Ingegneria credono che un processo “rivoluzionario” di questo tipo possa essere avviato e portato all’attenzione del legislatore. Per questa ragione, presso l’Ordine, si sta costituendo un apposito gruppo di lavoro che articolerà una proposta concreta. E la Calabria potrebbe diventare un laboratorio d’avanguardia per testare “sul campo” la fattibilità di questo nuovo metodo di certificazione della sicurezza. Sarebbe altrettanto eccezionale che la nostra terra, da sempre prima per rischio sismico, riuscisse a trasformare la sciagura del terremoto in un’occasione utile per un inedito scatto di progresso civile capace di garantire sicurezza alla collettività. Perchè non provarci? Ufficio stampa Ordine Ingegneri della Provincia di Cosenza |
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