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29/04/09 - LE REGIONI: IL POLPETTONE PREPARATO DA SACCONI E' IMMANGIABILE. Stampa E-mail
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giovedì 30 aprile 2009
29/04/09 - LE REGIONI: IL POLPETTONE PREPARATO DA SACCONI E' IMMANGIABILE.

L'avventurosa riscrittura del d.lgs 81/08, il Testo unico su salute e sicurezza vigente da un anno, ha subito una prima bocciatura istituzionale. Le Regioni, con le eccezioni di Lombardia e Abruzzo, hanno ritenuto che lo schema proposto dal ministro Sacconi fosse irricevibile.
E' la prima battuta d'arresto per il disegno politico e ideologico di deregulation promosso dal ministro. La costruzione tutta ideologica di un sistema di gestione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro basato sui controlli affidati ad Enti bilaterali delle parti sociali, con una cessione agli Enti bilaterali  di competenze in materia proprie della pubblica Amministrazione,  è apparsa non credibile e foriera di pericolosi conflitti d'interesse a discapito della tutela della salute dei lavoratori. Le aberrazioni giuridiche contenute negli articoli 2 bis  e 10 bis non potevano essere accolte come proposte d'innovazione: sono state valutate per quello che sono:  escamotages per "salvare" i manager e i dirigenti responsabili di gravi negligenze rispetto alla adozione e alla supervisione di sistemi efficaci di gestione dei rischi nei luoghi di lavoro. Il tentativo di "scaricare" verso il basso della gerarchia aziendale fino ai lavoratori  responsabilità indebite è, per ora, bloccato.

Per quanto poi riguarda il ruolo degli Enti bilaterali enfatizzato a dismisura dal ministro con l'attribuzione a questi di compiti di certificazione  di conformità occorre essere molto realisti: gli Enti bilaterali sono strutture  private, per loro natura esposte alla discontinuità operativa, in ragione dei conflitti d'interesse di cui sono portatrici, pertanto non possono nè debbono svolgere funzioni proprie della pubblica amministrazione come la vigilanza e le ispezioni.

La protervia "sovietica" con la quale il ministro ha dichiarato che andrà avanti comunque è preoccupante: vi è in essa il segno di una difficile relazione con la realtà dei fatti. Gli Enti bilaterali come li immagina il Ministro non esistono nella realtà: le Associazioni datoriali, in accordo con il sindacato,  avevano già avuto modo dal 1996 di istituire Comitati paritetici, per adempiere a quanto previsto dal d.lgs 626.94 e dagli  Accordi interconfederali. In questo periodo di circa tredici anni molti di questi Comitati hanno avuto una vita stentata o sono rimasti sulla carta perchè non vi era  volontà da parte delle stesse imprese (e ancor meno delle Associazioni datoriali) di farne uno strumento di riferimento di secondo livello per agevolare e promuovere la gestione della sicurezza, la cultura diffusa della sicurezza.
Non si è riusciti, in molti casi,  neppure a costruire l'anagrafe territoriale  dei RLS.

Solo per gli Artigiani vi è stata in Emilia Romagna, ad esempio, una esperienza positiva, quella del CPRA EBER, limitata tuttavia alla alfabetizzazione alla sicurezza delle micro imprese  grazie anche allo sforzo e allo stimolo continuo delle Organizzazioni sindacali. Anche in questo caso occorre precisare  che il ruolo importante dei RLST si è esercitato nella consultazione sul DVR.

Siamo ben lontani dal ruolo che il ministro vorrebbe assegnare a queste strutture, dai RLST trasformati in consulenti: la certificazione di conformità, un compito improprio moltiplicatore di conseguenze e implicazioni giuridiche  che nello schema ministeriale di correzione non vengono neppure sfiorate.

E' su  questi aspetti che si scopre la opacità e pericolosità del disegno di Sacconi: con quali poteri, con quali strumenti e con quali competenze  poi un RLST svolgerebbe un audit di sicurezza i  cui risultati e le eventuali prescrizioni di miglioramento dovrebbero poi essere accolte e fatte proprie dall'impresa visitata ?


Qualora l'impresa non intenda adottare un atteggiamento di disponibilità cosa fa l'Ente Bilaterale, invia una letterina di lamentazioni?  A chi ?

Questi sono i quesiti senza risposta che rendono non credibile la costruzione del  ministro  Sacconi troppo intrisa del concetto di complicità tra capitale e lavoro già contenute nel Libro verde sul lavoro.

Questo primo stop alla resistibile ascesa del modello di organizzazione sociale del lavoro del ministro è una momentanea boccata d'ossigeno per posizionare un confronto di merito e politico a tutto campo da parte del sindacato sulle strategie di tutela e prevenzione per i lavoratori di questa epoca.
E' in questo spazio che si è aperto che occorre inserire una iniziativa in campo aperto per informare i lavoratori dei rischi che stanno correndo: la spoliazione degli strumenti normativi fondamentali come l'art.2087 del codice civile e la sterilizzazione dell'art.9 della Legge 300/70 che consente ai rappresentanti dei lavoratori, le RSU/RSA d'intervenire sulle condizioni di lavoro che hanno impatti sulla salute. Il tempo è breve, in quanto è prevedibile che il ministro acceleri,  dopo un maquillage con superficiali modifiche agli art.2 bis e 10 bis, l'invio alle Commissioni parlamentari  del testo riscritto ....

Gino Rubini, editor di diario prevenzione

30 aprile 2009
 

 
Ultimo aggiornamento ( giovedì 30 aprile 2009 )
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