Presentato il Rapporto Osservasalute 2017

FONTE REGIONI.IT

(Regioni.it 3368 – 20/04/2018) Piccoli passi avanti  sugli stili di vita, aumenta la pratica sportiva, ma aumentano anche gli obesi e non diminuiscono i fumatori. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal  “Rapporto Osservasalute 2017”. 
In Italia si osservano livelli di cronicità e non autosufficienza tra gli anziani superiori alla media europea, a farne le spese sono soprattutto le donne. Non a caso l’Italia è addirittura 15esima tra i paesi dell’Unione Europea per speranza di vita alla nascita senza limitazioni fisiche. Persiste il divario Nord-Sud, con ricadute anche gravi sulla salute degli italiani lungo lo Stivale, come si vede anche dall’ampia disparità in Italia sulla capacità di prevenire e curare alcuni tipi di tumore. Tali criticità si registrano soprattutto in alcune regioni del Centro Sud.

[Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni Italiane] Rapporto Osservasalute 2017 – 19.04.2018

Salute:in Italia piu’ consumatori alcol;numero fumatori costante

Salute: cresce consumo antidepressivi; suicidi stabili

Salute: Iss, fallimento Ssn nel ridurre differenze spesa

Tumori: progressi ma piu’ donne con quello polmonare (+1,6%)

Salute: nel 2016 piu’ obesi ma leggero aumento di chi fa sport  

Salute: speranza vita senza limitazioni tra le piu’ basse in Ue

VACCINI. MODESTA MA PROGRESSIVA RIDUZIONE COPERTURA PER OBBLIGATORI

Difficile da digerire, il lavoro duro dei riders bolognesi

Fonte FiomNotizieBologna

 

 

E’ una serata qualsiasi al circolo Arci RitmoLento.  Sono le dieci e mezza e le attività del circolo sono finite. La maggior parte dei frequentatori inizia ad andare verso il letto. Non è raro che vi siano serate in cui il RitmoLento si riempa di riders. Ma chi sono i riders? I riders sono i tradizionali fattorini inquadrati nel nuovo settore del “food-delivery” (consegna del cibo). Quando termina il turno capita che si riuniscano per conoscersi e confrontarsi.

Dall’autunno scorso i riders della città hanno cominciato a incontrarsi periodicamente e organizzarsi sotto il nome di Riders Union Bologna. L’obiettivo? Rivendicare condizioni contrattuali migliori, ottenere diritti e tutele oggi assenti, divenire un punto di riferimento e di mutuo aiuto per i fattorini della gig economy. L’ultima iniziativa è stata lo sciopero inter-piattaforma di venerdì 23 febbraio, mentre era in corso una pesante nevicata. Nemmeno il freddo e il gelo sono riusciti a impedire il corteo in bicicletta per le vie del centro.

Per comprendere bene in quale contesto si inserisca questo sciopero, quali siano le condizioni dei lavoratori del food delivery e la situazione bolognese, è però necessario fare qualche passo indietro. Fin dall’ inizio del 2016 il settore del food delivery a Bologna era interamente occupato da un’unica piattaforma online che copriva la stragrande maggioranza dei ristoratori bolognesi, PizzaBo, e la cui unica funzione era quella di offrire uno spazio virtuale di incontro tra domanda e offerta. Ogni pizzeria gestiva la consegna degli ordini autonomamente, tramite i propri fattorini. Nel 2016 PizzaBo è stata venduta a Justeat, un colosso mondiale del food delivery. Da quel momento abbiamo assistito a una progressiva invasione di altre compagnie internazionali del settore; una invasione che si è accompagnata a una proliferazione di ristoranti e pizzerie, tanto che Bologna è ormai definita “city of food”(città del cibo).

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E’ disponibile in rete il magazine Lavoro e Salute, marzo 2018

E’ disponibile in rete il magazine Lavoro e Salute, marzo 2018
Anche in questo numero del periodico diretto da Franco Cilenti molti articoli e documenti importanti per comprendere e contrastare l’attacco mortale cui è sottoposto il Servizio Sanitario Nazionale.

LAVORO & SALUTE MARZO 2018 ( PDF . 56 PAGINE)

 

 

 

La salute nelle carceri

I risultati del progetto CCM di monitoraggio di alcune patologie croniche, per individuare i fattori di rischio e il possibile effetto negativo di fattori microclimatici e ambientali.

Il nuovo volume della Collana Dossier presenta i risultati del progetto “La presa in carico del paziente affetto da patologie complesse negli istituti penitenziari: profili epidemiologici e contesto ambientale”; il progetto è stato finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute e ha coinvolto nel periodo 2013-2015 le Regioni Emilia-Romagna (capofila), Toscana, Lombardia e Calabria per un totale di 19 Istituti penitenziari, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Il lavoro ha monitorato per un anno l’andamento di alcune patologie croniche nella popolazione degli istituti penitenziari, con l’obiettivo di individuare la presenza di eventuali fattori di rischio e il possibile effetto negativo di fattori microclimatici e ambientali (calore, freddo, microclima, inquinamento indoor).

In sintesi le evidenze principali che sono emerse dallo studio sono:

  • il carcere è anche un problema di sanità pubblica: fumo, sedentarietà, mancanza di lavoro, disagio sono le costanti ambientali di una situazione che non può produrre salute;
  • la sanità può avere un ruolo attivo nel sostenere la persona detenuta affinché il periodo trascorso nell’istituto possa diventare una occasione di riflessione sulle proprie condizioni di salute e sulla possibilità di modificare abitudini e stili di vita;
  • è necessario lavorare per migliorare l’offerta sanitaria e una più favorevole organizzazione penitenziaria.

vai al Dossier n. 263

 

REPORT ON WORK MURDERS RAPPORTO SUI RISCHI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA NEL LAVORO IN TURCHIA

 

 

RITENIAMO OPPORTUNO PUBBLICARE QUESTO RAPPORTO DELL’OSSERVATORIO HEALTH AND SAFETY LABOR WATCH SULLO STATO DELL’ARTE DELLE CONDIZIONI DI LAVORO IN TURCHIA. LA MANCANZA DI DEMOCRAZIA IN RAGIONE ANCHE DELLO STATO D’EMERGENZA VOLUTO DAL GOVERNO ERDOGAN STA NEI FATTI IMPEDENDO ANCHE LE PIU’ NORMALI INIZIATIVE SINDACALI PER LA TUTELA DELL’INCOLUMITA’ FISICA DEI LAVORATORI. EDITOR

FONTE : DISK – CONFEDERAZIONE DEI SINDACATI PROGRESSISTI TURCHI
http://disk.org.tr/2018/03/report-on-work-murders-2/

REPORT ON WORK MURDERS
RAPPORTO SUI RISCHI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA NEL LAVORO IN TURCHIA
in News / on 7 Mart 2018 alle 12:17 /

( Traduzione svolta con il supporto di Google Translator .)

Health and Safety Labor Watch * ha pubblicato il suo rapporto del 2017: almeno 2.000 lavoratori sono stati uccisi nel 2017!

Fevzi aveva 46 anni e fu sepolto sotto la polpa di carbone nel livello -460 di una fossa di carbone del TTK Karadon … Non vogliamo morire al lavoro …

Şahin aveva 10 anni e cadde nelle acque del Goldenhorn mentre vendeva corone di fiori ai turisti nel mercato di Perşembe …

Nadide aveva 43 anni e fu retrocessa per inadeguata esibizione dalla banca per cui lavorava. Non poteva obiettare per paura di perdere il lavoro e aveva un’emorragia cerebrale …

Mustafa aveva 65 anni e cadde in un pozzo dell’ascensore mentre lavorava al quarto piano di un cantiere di Atakum …

Kadir aveva 18 anni e morì di shock elettrico mentre lavorava per una linea di trasmissione di energia a Beykoz …

Nildanur era una ragazza di 13 anni che venne a Hendek da Kızıltepe al lavoro e morì quando il trattore che trasportava i lavoratori nei giardini di nocciole rotolò su un fossato lungo la strada …

Abdullah era un lavoratore siriano caduto in un deposito di rifiuti di plastica …

Selahattin era un insegnante di studi sociali di 23 anni che non era stato nominato. Si è suicidato, lasciando una nota che diceva: “Ho perso la speranza e la luce” …

Ricordiamo tutti i lavoratori che abbiamo perso per gli omicidi legati al lavoro nella persona dei nostri amici di cui sopra, e promettiamo di lottare per un paese in cui gli omicidi sul lavoro non ci sono più.

Omicidi legati al lavoro nel 2017

Durante l’amministrazione dell’AKP, in cui la precarietà divenne l’ordine corrente del lavoro e della vita proletaria, circa 20-50 mila lavoratori persero la vita per omicidi legati al lavoro. Condizioni di lavoro precarie, flessibili e irregolari sono state aggravate e rese popolari dallo stato di emergenza e dai decreti legislativi. Il risultato è ovvio! Solo nel 2017, i oltre 2000 lavoratori hanno perso la vita per omicidi legati al lavoro. I dati sull’omicidio professionale a cui potremmo accedere per lo più consistono in eventi improvvisi etichettati come “incidenti sul lavoro” nella legislazione. Secondo il database dell’ILO, il rapporto tra “morti per infortuni sul lavoro” e “decessi correlati a malattie professionali” è compreso tra 1 e 6. (A quel tasso, in base ai dati dell’OIL) in Turchia, almeno 12.000 lavoratori potrebbero essere morti dalle malattie legate al lavoro nel 2017, anche se le malattie legate al lavoro sono solo la punta dell’iceberg.

I dati relativi al 2006 lavoratori per settore, causa di morte, sesso, fascia d’età e città sono i seguenti:

116 donne e 1890 lavoratori maschi.
60 bambini lavoratori, di cui 18 hanno meno di 15 anni.
88 lavoratori immigrati / rifugiati, per lo più siriani.
230 lavoratori a Istanbul, 93 lavoratori a Smirne, 88 a Bursa, 79 lavoratori ad Antalya, 72 lavoratori a Konya, 71 lavoratori a Kocaeli, 67 lavoratori ad Ankara, 65 a Manisa, 62 lavoratori ad Adana e 52 lavoratori a Denizli hanno perso la loro vite.
453 lavoratori erano nel settore delle costruzioni, 385 nell’agricoltura, 272 nel settore dei trasporti, 154 nel commercio / uffici, 116 nei lavori in metallo, 93 nel settore minerario, 89 erano lavoratori municipali e 65 nel settore energetico.
446 morirono di incidenti stradali / di servizio, 347 furono schiacciati / sepolti nei relitti, 317 caddero dalle alte sfere, 183 avevano infarto / emorragia cerebrale, 164 furono vittime di violenze e 135 morirono di shock elettrico.
Sono aumentati i decessi nei settori dei metalli, delle miniere e dell’energia. Riteniamo che il motivo dell’aumento sia lo stato di emergenza e i decreti statutari, che hanno reso impossibile per i lavoratori, anche i lavoratori organizzati, difendere i loro diritti. Le seguenti parole del presidente Erdoğan del suo discorso ai datori di lavoro non sono state vane: “Usiamo lo stato di emergenza per l’intervento in luoghi dove c’è una minaccia di sciopero.” Per le autorità, la vita dei lavoratori è un dettaglio banale rispetto al capitale accumulazione. Il differimento della legge sulla salute e sicurezza sul lavoro è un indicatore di questa prospettiva.
Una guerra contro i lavoratori nei luoghi di lavoro …

Quale altra guerra provoca la perdita di tanti amici? Chi lavora in lavori pericolosi, in particolare i lavoratori delle miniere, non può uscire di casa senza dire addio alle proprie famiglie. E cosa sentiamo dal potere politico, in particolare dal Presidente, dalla burocrazia e dai padroni? Incidente, destino, destino, natura, comportamenti non sicuri, mancanza di istruzione e così via … Diciamo no a questa mentalità: la causa di questi omicidi è l’economia neoliberale, le politiche occupazionali precarie e la strategia di accumulazione del capitale. Finché la classe operaia è soggetta a queste condizioni di lavoro, la morte è inevitabile!

Un’epidemia nascosta: malattie professionali

Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), ogni anno 160 milioni di persone in tutto il mondo sviluppano malattie legate al lavoro. Ogni anno, 1 milione 950 mila persone perdono la vita a causa di malattie professionali. Queste cifre sono stime piuttosto che malattie diagnosticate dal lavoro o decessi dovuti a malattie professionali.

Ogni anno sono previste da 4 a 12 nuove malattie professionali per ogni mille lavoratori. Ciò significa che circa 120 mila a 360 mila nuovi lavoratori soffrono ogni anno di malattie professionali in Turchia. Sarebbe sicuro dire che il numero annuo di malattie professionali è superiore a 300 mila in Turchia a causa della lunga durata delle ore lavorative medie, dell’occupazione diffusa precaria e flessibile e della pressione aggiuntiva dello stato di emergenza. Tuttavia, i dati più recenti (2016) del Social Security Institution (SSI), un’organizzazione governativa in Turchia, mostrano solo 597 malattie professionali diagnosticate ogni anno.

Secondo i dati dell’OIL, i decessi legati alle malattie professionali sono 5-6 volte più dei decessi legati agli omicidi di lavoro. Dato che almeno  2006 lavoratori sono morti in omicidi legati al lavoro nel 2017, almeno 12 mila lavoratori devono aver perso la vita a causa di malattie professionali in Turchia. Relativamente, i dati ufficiali SSI relativi alle morti annuali dovute a malattie professionali in Turchia possono essere contati con le dita di due mani. Un confronto tra le stime dell’OIL e i dati SSI dimostra che non esiste un sistema diagnostico per le malattie professionali in Turchia. A parte il fatto che ci sono solo tre ospedali che trattano malattie professionali in Turchia, cioè a Istanbul, Ankara e Zonguldak, i lavoratori sono costretti a rimanere riluttanti a essere diagnosticati con malattie professionali a causa della minaccia di disoccupazione, problemi di disabilità e le lunghe procedure legali e burocratiche che seguono la diagnosi di una malattia professionale.

Le malattie del lavoro, proprio come gli omicidi di lavoro, possono essere completamente prevenute solo se i lavoratori hanno il controllo su tutte le fasi dell’organizzazione del lavoro e hanno voce in capitolo nel lavoro che svolgono. Il potere dei lavoratori derivante dalla produzione è l’unico modo per garantire l’adozione di regolamenti per combattere le malattie professionali a favore di lavoratori come il miglioramento dell’attuale sistema diagnostico, fornendo sicurezza legale per prevenire sofferenze ingiuste dei lavoratori fino e dopo la diagnosi, risultati giudiziari e riabilitazione professionale dopo la diagnosi. La lotta organizzata è l’unico modo per ottenere misure preventive e lavorare senza ammalarsi.
La lotta continua e duratura di 7 anni di Labor Health and Safety Watch a Istanbul …

Ogni anno, migliaia di lavoratori si ammalano, diventano disabili o perdono la vita a causa di cause correlate all’ambiente di lavoro o alle condizioni di lavoro. Questi eventi che causano la perdita della salute e della vita dei lavoratori sono in parte registrati come “incidenti sul lavoro” e quasi mai registrati come “malattie professionali”. Anche nei casi di incidenti sul lavoro registrati, il processo di follow-up spesso comporta tentativi di coprire le ragioni e le persone responsabili. Questi incidenti che infliggono gravi danni ai lavoratori dovrebbero essere imprevedibili / non prevenibili per essere qualificati come “incidenti”. Tuttavia, tutti gli incidenti che si verificano nelle miniere, nei cantieri navali, nelle aree di costruzione, negli impianti, negli uffici e nelle classi sono prevedibili e possono essere prevenuti.

La vera ragione per cui i lavoratori diventano disabili, perdono la loro salute psicologica e fisiologica, o perdono la vita sul posto di lavoro è il sistema di produzione capitalista che vede i lavoratori come un mezzo di produzione di plusvalore piuttosto che di esseri umani. Nel sistema capitalista, insieme all’escalation della competizione tra i gruppi di capitale, i datori di lavoro che competono per ridurre i costi tendono a rifuggire dai regolamenti più semplici per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori al costo della vita dei lavoratori in assenza di opposizione sociale. La maggior parte delle industrie tratta i lavoratori come cavie per testare materiali e tecniche di produzione usando questi materiali e tecniche senza identificare completamente il loro impatto sulle persone. Lo stato trascura anche la sua responsabilità di controllo e controllo che è di vitale importanza per i lavoratori, ricorrendo alla scusa delle condizioni di mercato, che sono determinati in linea con gli interessi del capitale, e spesso viola le regole di salute e sicurezza dei lavoratori pubblici ambienti di lavoro. Questo stato di cose ha conseguenze nefaste per la salute pubblica e ambientale. Quindi è una questione di vita o di morte che il potere politico viene tenuto sotto controllo dall’opposizione sociale attraverso l’informazione, l’organizzazione e l’attivazione dal punto di vista dei lavoratori riguardo allo stato delle cose che porta a perdite di vite e salute a cui si può porre rimedio solo una prospettiva umanistica protettiva che lotta.

Come Osservatorio sulla sicurezza e la salute di Istanbul, consideriamo le morti crescenti dei lavoratori non come “incidenti” o “malattie”, ma come deliberati “omicidi”. Questi omicidi non si concluderanno invocando la misericordia del capitale o la responsabilità dello stato; quindi crediamo che i lavoratori nelle diverse fasi della produzione dovrebbero organizzare e proteggere le loro vite all’interno della lotta organizzata. Il nostro Osservatorio, quindi, mira a lottare mano nella mano con tutti i segmenti pro-lavoro, comprese le reti di famiglie di coloro che hanno perso la vita e lavoratori feriti, sindacati e associazioni professionali, verso l’obiettivo di “lavoro umano, vita umana ”.

Il nostro orologio non tollera discriminazioni e discorsi di incitamento all’odio basati sul genere, l’etnia, la razza, le convinzioni o l’orientamento sessuale. Adottando la prospettiva dei lavoratori in tutti gli ambiti della vita, il nostro Osservatorio mira a creare l’istituzione di una politica per la salute e la sicurezza dei lavoratori indipendente da tutti i tipi di gruppi di potere e pressione politici, economici e culturali.

I passi che intendiamo assumere come Istanbul Health and Safety Labor Watch e le nostre urgenti richieste …
Le nostre richieste urgenti sono le seguenti:

1- Non vi è alcun motivo concreto per mantenere lo stato di emergenza. Al contrario, lo stato di emergenza e i decreti legislativi hanno effetti negativi sui diritti dei lavoratori. L’effetto di questo danno sulle condizioni di salute dei lavoratori può essere dimostrato dall’aumento del 10% dei decessi dovuti al lavoro negli ultimi 18 mesi. La richiesta di abolizione dello stato di emergenza in solidarietà con le organizzazioni sindacali è una parte essenziale della lotta per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

2- La principale preoccupazione della lotta per la salute e la sicurezza dei lavoratori (HESA) è quella di organizzarsi. Il nostro obiettivo è quello di combinare il nostro lavoro nel campo della produzione di dati con la nostra lotta contro le pratiche di lavoro non sindacali e precarie. Attraverso questi decessi legati al lavoro, miriamo a creare una politica sanitaria che includa tutte le aree della vita di un lavoratore.

3- Sapendo che il 98% dei lavoratori che hanno perso la vita per omicidi legati al lavoro sono stati non sindacalizzati, lotteremo contro le pressioni sul posto di lavoro da parte dei consigli del lavoro, delle legazioni dei lavoratori e dell’unione sindacale, e ci adopereremo per la libertà di organizzazione .

4- Miriamo a richiamare l’attenzione sulle malattie professionali e ad adottare misure su base nazionale e regionale, nonché sulla base delle industrie e dei luoghi di lavoro.

5- Oltre a Istanbul e Kocaeli, puntiamo a istituire HESA Labor Watch in città come Smirne, Ankara e Bursa, dove ci impegneremo a sviluppare politiche specifiche per queste città.

Il 6 e 22-28 aprile sarà proclamato Hesa ​​Labor Week, in alternativa al 4-6 maggio Hesa ​​Labor Week, durante il quale verranno istituite piattaforme per vocalizzare le attuali richieste della classe lavoratrice, invece delle richieste del governo e del capitale.

FERMIAMO GLI OMICIDI ASSOCIATI AL LAVORO!
* Health and Safety Labour Watch (İşçi Sağlığı ve İş Güvenliği Meclisi) is an intra-professional and independent monitoring platform on HESA.

http://www.guvenlicalisma.org – guvenlicalisma@gmail.com

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La comunità che fa salute. Le microaree di Trieste per l’equità”

Seminario a Trieste il 14-15 giugno: “La   comunità che fa salute. Le microaree di Trieste per l’equità”
L’evento vuole presentare l’esperienza delle microaree di Trieste e i risultati delle 2 ricerche realizzate dal 2016 al 2018, “Valutazione dell’efficacia sanitaria del progetto Microaree” coordinata dal Prof.Fabio Barbone e “Analisi degli effetti sulla salute del capitale sociale generato dall’intervento nelle Microaree” coordinata dal Prof. Giuseppe Costa.
Vuole altresì promuovere un’ampia discussione tra esperti di varie discipline sul modello culturale e metodologico che sottende l’esperienza e la sua eventuale trasferibilità in altri contesti territoriali e un confronto tra esperienze similari locali, nazionali e internazionali in ambito sanitario e sociale.
Ha confermato la propria partecipazione Sir Michael Marmot.
Scarica la locandina preliminare del seminario

Relazione sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale

Relazione sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale
Fonte Snop.it
Un voto unanime su un buon documento

 

Lista d’attesa in sanità, ennesima puntata!

autore Jean Olivier Mallet

I medias riscoprono il tema delle liste di attesa nel SSN italiano. Uno degli argomenti nei discorsi sulla sanità, accanto a quello dei tickets e a quello delle nomine “politiche”regionali dei direttori e dei primari. E ovviamente la malasanità. E il pagamento “sotto banco” di prestazioni complesse o urgenti.
Espressione di disfunzioni reperite da tempo: attorno al 1999, la ministra Rosy Bindi cercava già di governare il doppio esercizio dei medici ospedalieri tra pubblico e privato col l’uso dell’intramoenia. Con risultati variabili.
A fine Novecento, era un luogo comune dell’economia sanitaria che i sistemi sanitari universalistici (“beveridgiani” come nel Nord Europa, nelle Isole britanniche o in Italia ed altri Paesi del Sud-Europa) si regolavano per parte attraverso un razionamento di risorse, di cui le liste d’attesa erano una espressione. Mentre i sistemi sanitari mutualistici “particolaristi-selettivi” (“bismarckiani” come la Francia e la Germania) e liberali (USA) usavano piuttosto lo strumento della compartecipazione (tickets, supplemento di onorari medici…) o di assicurazioni differenziate secondo i bisogni o le tariffe. Oggi i sistemi sanitari si sono mischiati e i primi conoscono anche i tickets, mentre i secondi non ignorano più le liste d’attesa nel settore pubblico o convenzionato. Leggi tutto “Lista d’attesa in sanità, ennesima puntata!”

Cosa può fare il medico per ridurre le disuguaglianze in sanità? La FNOMCeO presenta il Manifesto per l’Equità della Salute

FONTE DORS.IT

Nadia Coggiola, Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva, Università degli Studi di Torino

 

Lo scopo è quello di fornire linee guida per indirizzare l’operato del medico e dei sistemi sanitari verso l’eliminazione della disuguaglianza in sanità. Alcune riguardano la formazione, la partecipazione attiva nella condivisione di informazioni ed esperienze e la collaborazione con gli altri settori; ad esse si aggiungono suggerimenti specifici per gli operatori delle cure primarie. L’equità nell’accesso alle cure è principio fondante del nostro Servizio Sanitario Nazionale e informa tutto il Codice di Deontologia Medica. Per esempio, l’articolo 3 prescrive al medico di agire “senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”. L’articolo 5 è dedicato proprio alla Salute Globale, e raccomanda che “Il medico, nel considerare l’ambiente di vita e di lavoro e i livelli di istruzione e di equità sociale quali determinanti fondamentali della salute individuale e collettiva, collabora all’attuazione di idonee politiche educative, di prevenzione e di contrasto alle disuguaglianze alla salute e promuove l’adozione di stili di vita salubri, informando sui principali fattori di rischio”.

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Adesso l’amianto presenta il conto: in Lombardia previsti 11mila tumori in trent’anni

Al Policlinico il Registro lombardo: non possiamo perdere un solo caso

di GIULIA BONEZZI

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Ultimo aggiornamento:
Amianto

Amianto

Milano, 11 gennaio 2017 – Il picco è atteso è atteso nel 2019, quando si prevede che oltre 450 lombardi s’ammaleranno di mesotelioma: il tumore da amianto ha un’incubazione di 40-50 anni, e gli anni ’70 del Novecento sono stati il periodo di maggior uso. Le stime parlano di 11.274 malati al 2029, contati però dal 2000, quando è partito il Registro dei mesoteliomi della Lombardia.

In 18 anni 6.343 casi trattati (ma occorre qualche anno per consolidare i dati), il 30% del totale italiano e, per un tumore raro, casistica rilevante a livello mondiale. Il Registro è al Policlinico di Milano, Padiglione Devoto, nella Clinica del lavoro più antica del mondo (1906). Previsto per legge e solo in teoria finanziato dallo Stato. Tre stanze a pianterreno, pile di fascicoli. «Il mio lavoro è tanta carta: va tenuta per i procedimenti penali, e perché sono dati preziosi, qui facciamo anche ricerca», dice l’epidemiologa Carolina Mensi, responsabile del Registro dal debutto, anche se è assunta dal 2013. Se ne occupa – del Registro che dal 2008 include quello dei tumori professionali delle cavità nasali e dei seni paranasali, e dal 2014 è diventato Cor, Centro operativo regionale che coordina per la Lombardia tutta la ricerca attiva sui tumori a possibile origine professionale – insieme a una segretaria e a una biologa a contratto, pagate coi fondi per la ricerca. Sotto Natale l’epidemiologa era lì ad aggiornare le statistiche e renderle disponibili non solo in ambito scientifico, ma per qualunque cittadino: «Non possiamo permetterci di perdere neppure un caso».

>>>>  L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE : IL GIORNO 

Gentili lettori e lettrici potete scaricare un utile Dossier  sulle diseguaglianze sociali, economiche e culturali in Europa

 

Gentili lettori e lettrici potete scaricare un utile Dossier  sulle diseguaglianze sociali, economiche e culturali in Europa .

Dear reader,
we would like to draw your attention to a new publication that is available as a free download.
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“Inequality is the defining issue of our time”. This is what then US President Barack Obama said about inequality at the end of 2013. Almost half a decade later we unfortunately have to conclude that it still is one of the defining issues of our time and that we have seen the beginning of a political feedback loop. The unresolved inequality challenges amongst other things contributed to the the Brexit vote in the United Kingdom and the election of Donald Trump in the United States.

“Crisi”, “ripresa” e salute: elementi retrospettivi di Jean Olivier Mallet

Con questo articolo di Jean Olivier Mallet si apre su Diario Prevenzione una riflessione sugli effetti che la crisi economica ha prodotto sul patrimonio di salute della popolazione italiana ed europea. Invitiamo a commentare questo articolo e/o ad inviare alla redazione contributi ed articoli. Editor

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“Crisi”, “ripresa” e salute: elementi retrospettivi.
di Jean Olivier Mallet

L’impatto della crisi economica decennale 2007-2017 sulla salute pubblica (direttamente e attraverso la pressione sul sistema sanitario) a lungo non è stato un punto focale dell’attenzione mediatica ne della ricerca. E’ vero che il divario tra Nord e Sud in Europa non ha favorito l’omogeneità degli sguardi. In un Paese come la Francia, la tematica della crisi è stata forte negli anni 2008-2009, prima di essere rimossa a causa della resistenza del Welfare e delle politiche pubbliche effettive a lungo meno incisive in termini di “riforme strutturali”. Anzi medias e politici si sono spesso di nuovo interessati alle discriminazioni (genere, etnia, orientamento sessuale, disabilità) più che non alle disuguaglianze (sociali), che ovviamente interferiscono con loro. Solo a giugno 2017, il periodico trimestrale Actualité et Dossier en Santé publique (del Haut Comité de Santé publique, comitato consultivo presso il Ministero della Sanità) dedica un numero intero a “Crise économique et santé”. Il secondo biennio della presidenza Hollande e quella Macron con politiche thatcheriane d’urto stanno rilanciando solo ora il tema di una crisi forse più sociale che non economica. Nel numero di dicembre 2014 della Chronique internationale de l’IRES dedicata all’impatto della crisi sulla scuola e la sanità, colpisce l’opposizione tra le politiche di privatizzazione e precarizzazione “di ordinaria amministrazione” in Germania e la violenza delle stesse “riforme strutturali” smantellando velocemente servizi territoriali ed ospedali in Portogallo e in Grecia.

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Primo Annuncio: Meeting Nazionale SIPS 2018

FONTE ASL FROSINONE

VI Meeting Nazionale SIPS – Primo annuncio – Milano 2018

Rigenerare territori, contesti, professioni.
Persone, organizzazioni, istituzioni, reti
per la promozione della salute

VI Meeting Nazionale
Società Italiana per la Promozione della Salute

Milano 1-2 Ottobre 2018
(sede da definire)

La promozione della salute è il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla. (Ottawa Charter for Health Promotion. WHO, Geneva, 1986)

La promozione della salute rappresenta un processo sociale e politico globale, che non comprende solo azioni volte a rafforzare le abilità e le capacità dei singoli individui, ma anche azioni volte a modificare le condizioni sociali, ambientali ed economiche, in modo da attenuare il loro impatto sulla salute del singolo e della collettività. La promozione della salute è il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sui determinanti di salute e, quindi, di migliorare la propria salute. La partecipazione è fondamentale per supportare le azioni di promozione della salute (OMS, 1988, Health Promotion Glossary – traduzione italiana a cura del Dors) Leggi tutto “Primo Annuncio: Meeting Nazionale SIPS 2018”

Eurostat: il 16% degli italiani non ha i soldi per scaldare adeguatamente la propria abitazione, quasi il doppio della media UE. Salute a rischio per anziani, neonati, malati cronici e disabili 

 

Vivere in una casa fredda oltre che essere disagevole mette anche a rischio la salute. E per gli italiani la situazione sembra peggiorata: nel 2006 in difficoltà a riscaldare la casa era infatti “solo” il 10,4% della popolazione. In Europa dati molto diversi da un Paese all’altro con una media dell’8,7% in progressivo miglioramento dopo il picco negativo nel 2011 con l’11%. La situazione più grave in Bulgaria (39%), seguita da Lituania e Grecia (29%). In Lussemburgo e Finlandia problema quasi inesistente. 

L’articolo prosegue alla fonte  Quotidiano Sanità 

Inégalités entre les sexes dans les usines d’électronique : les femmes mal rémunérées et exposées à des produits chimiques

Dans ce secteur, les femmes exécutent les tâches les plus basiques et gagnent donc en moyenne 16 % de moins que leurs collègues masculins. De par la division du travail, les femmes sont également exposées à un risque accru pour leur santé, car elles sont davantage en contact avec les produits chimiques du fait qu’elles travaillent sur les lignes. Dans cette image de décembre, deux travailleurs arrivent à une usine d’électronique à la périphérie de la capitale thaïlandaise. Leggi tutto “Inégalités entre les sexes dans les usines d’électronique : les femmes mal rémunérées et exposées à des produits chimiques”

L’Italia per l’equità nella salute

 fonte: disuguaglianzedisalute

Venerdì 1 dicembre la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin ha presentato a Roma il rapporto “L’Italia per l’equità nella Salute” realizzato su sua commissione da un gruppo di lavoro dei quattro enti centrali (Inmp, Istituto superiore di sanità, Agenas e Aifa) coordinato da Giuseppe Costa.

Il convegno è iniziato con la proiezione del video “L’Italia per l’equità nelle salute”, che ha introdotto i lavori della giornata.  Il video è disponibile al link https://youtu.be/bn2t78Ah14Q

Di seguito un breve resoconto del contenuto del rapporto e una sintesi delle conclusioni e degli impegni assunti nel corso dell’incontro.

Leggi tutto “L’Italia per l’equità nella salute”

Les inégalités sociales de santé au cœur de la conférence de l’ETUI « Travail et cancer »

fonte: etui.org

20 novembre 2017

« Les lieux de travail doivent être considérés comme des lieux de vie. Ce qu’on n’admettrait pas dans les domaines de la santé des consommateurs et de la protection de l’environnement ne peut être admis sur les lieux de travail ». C’est par ces mots que Laurent Vogel, chercheur à l’Institut syndical européen (ETUI), a conclu la conférence « Travail et cancer » organisée par son organisation les 14 et 15 novembre à Bruxelles.

L’évènement a été marqué par la problématique des inégalités sociales de santé, avec en point d’orgue le témoignage vibrant de trois femmes. Ces ex-ouvrières d’une usine des Pays-Bas produisant du Lycra pour le compte du géant américain de la chimie DuPont ont été exposées à un puissant solvant qui était utilisé pour produire la célèbre fibre synthétique. Leur santé en a été gravement affectée (cancers, problèmes gynécologiques), de même que celle de leurs enfants (mort-nés, fausses-couches, retards mentaux).

Après ces courageux témoignages, Marian Schaapman, qui dirige depuis octobre l’unité Conditions de travail, Santé et Sécurité de l’ETUI, a réitéré la demande syndicale d’inclure les toxiques pour la reproduction dans la directive européenne sur les cancérogènes et les mutagènes au travail, actuellement en cours de révision.

Ce cas néerlandais illustre le phénomène d’invisibilité des maladies professionnelles, qui est d’autant plus inacceptable qu’il touche souvent plus fortement les travailleurs les plus précaires (« travailleurs atypiques », femmes, ouvriers peu qualifiés).

Au cours des deux jours de débats, des chercheurs ont en effet mis en évidence la persistance de ces mécanismes d’oblitération des inégalités sociales de santé. David Gee, professeur à l’université Brunel de Londres, a multiplié les exemples. Avant les années 1950, les travailleurs des usines britanniques de caoutchouc ont, dans l’indifférence générale, été décimés par des cancers de la vessie causés par leur exposition aux amines aromatiques. Dans le cas de l’amiante, le pic d’exposition s’est même produit au cours des deux décennies qui ont suivi la confirmation scientifique des effets cancérogènes de cette fibre.

Une étude sur les coûts des cancers professionnels dans l’Union européenne, commandée par l’ETUI à un bureau d’experts, montre que ce sont les travailleurs manuels qui restent les plus exposés aux cancérogènes. En France, par exemple, 36 % des cas de cancer du poumon, 10% des cancers de la vessie et 10 % des cancers du pharynx sont liés à des expositions professionnelles. Ces localisations sont souvent associées à des cancérogènes bien connus dans la construction et l’industrie (amiante, silice, chrome VI, poussières de bois, hydrocarbures polycycliques aromatiques, etc.).

Longtemps, la réponse des instances européennes à cette catastrophe sanitaire occultée – 100.000 morts par an – n’a pas été à la hauteur. Les choses commencent à évoluer. Voulant redorer son « blason social », et poussée dans le dos par le Parlement, la Commission a abattu un travail considérable ces derniers mois afin d’améliorer la législation européenne sur la protection des travailleurs contre les cancérogènes.

Le processus de révision de la directive Cancérogènes et Mutagènes, totalement paralysé sous les présidences Barroso, doit aboutir à l’horizon 2019, si la Commission tient ses promesses, à l’adoption de 50 valeurs limites d’exposition professionnelles contraignantes.  Les discussions en cours portent sur les niveaux de ces valeurs limites. Si un certain consensus a pu être trouvé ces derniers mois sur certaines substances (chrome VI, poussières de bois durs), des désaccords subsistent sur d’autres.

La valeur limite adoptée pour la silice ne convainc pas les syndicats. L’épidémiologiste américain David Michaels, qui a occupé le poste de Secrétaire d’État adjoint sous l’administration Obama, a fait remarquer qu’elle était le double de celle adoptée aux États-Unis lorsqu’il dirigeait l’OSHA, l’Agence américaine de sécurité et santé au travail.

D’autres cancérogènes divisent les parties prenantes. Les gaz d’échappement des moteurs diesel qui auraient dû faire partie du second lot de cancérogènes soumis à une valeur limite ne figurent finalement pas dans la proposition de directive. Tony Musu, l’expert en risques chimiques de l’ETUI, a rappelé que jusqu’à 19 millions d’Européens y sont exposés sur leur lieu de travail. La représentante de la Commission, Charlotte Grevfors, a laissé entendre que les émissions diesel pourraient faire partie d’un prochain lot.

Plusieurs intervenants ont rappelé que derrière l’apparente neutralité de ces processus d’adoption de valeurs limites se déroule en fait tout un jeu de négociation entre parties aux intérêts divergents. Le sociologue français Emmanuel Henry a expliqué que ces valeurs limites ont toujours été le fruit d’un « compromis social », avec pour enjeu central le nombre de vies humaines qu’une société est prête à sacrifier pour préserver certaines activités économiques.

La représentante du ministère du Travail autrichien Anna Ritzberger-Moser, dont le pays assurera au second semestre 2018 la présidence du conseil de l’UE, a rappelé que l’adoption d’une valeur limite devrait toujours être considérée comme un « point de départ ». Soit, une première étape pouvant conduire à la substitution des cancérogènes sur les lieux de travail.

Il est en effet bon de rappeler que la directive impose aux employeurs, « quand cela est techniquement possible », de remplacer des cancérogènes par des alternatives qui le sont moins ou ne le sont pas du tout.

En savoir plus :

Coinvolgimento della comunità per il contrasto alle disuguaglianze di salute

FONTE : DISEGUAGLIANZEDISALUTE

Quali sono le evidenze di efficacia degli interventi che si pongono l’obiettivo di un coinvolgimento attivo della comunità locale? Come le diverse modalità di attivazione della comunità agiscono sulla salute e sulla riduzione delle disuguaglianze?

Quali sono i meccanismi che possono rafforzare i processi partecipativi? Come tali meccanismi si traducono in rinforzo delle competenze e della capacità delle singole persone di prendere le decisioni più adeguate rispetto a stili di vita e comportamenti salutari? Come la comunità può supportare scelte salutari? Quale il ruolo degli operatori in questi processi? Quali cambiamenti culturali e professionali sono necessari? Questi sono alcuni dei quesiti che hanno dato origine a questo report, che si struttura in due contributi distinti.

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