I tagliati fuori di Foodora

FONTE  FIOM CGIL NAZIONALE

Il caso dei rider ribelli di Foodora su cui si è pronunciato il Tribunale di Torino ha avuto una certa risonanza mediatica. Però, i più prudenti media nazionali hanno preferito sospendere il giudizio sulla vicenda in attesa di conoscere la motivazione della decisione che, come è noto, ha negato ai ricorrenti la fruibilità delle tutele proprie dei lavoratori dipendenti. Comunque, comune ai più o meno improvvisati commentatori è stata la tendenza a vedere nella controversia un sintomo delle criticità del lavoro nel XXI secolo che sta chiudendo definitivamente i conti col passato. E’ in circostanze del genere che mi sorprendo a chiedermi come avrebbe reagito l’opinione pubblica di un centinaio di anni fa, se anch’essa fosse stata tempestivamente informata che il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Dopotutto, l’avvento dell’industrializzazione fu meno veloce, ma non meno travolgente e dirompente del passaggio d’oggigiorno al post-industriale.

Newsletter della Fondazione Claudio Sabattini n° 4 – gennaio 2018

Fondazione Claudio Sabattini – 

CS.info n.4 – gennaio 2018

Sommario:

  • La Redazione, Presentazione – p.1
  • Rainer Greca, La fine dell’era socialdemocratica. Sulla situazione dell’SPD in Germania – p.3
  • Daniela Freddi, Matteo Gaddi, Francesco Garibaldo, Profili di utilizzo di industria 4.0 in alcune imprese italiane – p.13
  • Matteo Gaddi, Industria 4.0 e il lavoro. Quattro casi studio in provincia di Reggio Emilia – p.16
  • Matteo Rinaldini, Rappresentare il lavoro nell’organizzazione reticolare dell’economia globale – p.22
  • Umberto Romagnoli, Leggendo i diari di Bruno Trentin – p.26
  • Gianni Rinaldini, L’eredità rimossa del ’77 Operaio – p.28
  • Rosario Rappa intervistato da Tommaso Cerusici, Ilva, l’industria ha un cuore d’acciaio – p.32

Scoot Mugno nominato da Trump Presidente capo della OSHA: ecco i suoi meriti professionali !

Scott Mugno è il vice presidente FedEx per la sicurezza, la sostenibilità e la manutenzione dei veicoli per FedEx Ground e ricopre il ruolo di presidente della sottocommissione OSHA della Camera di commercio degli Stati Uniti. È stato nominato dal presidente Trump come capo dell’OSHA, che dovrebbe proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori statunitensi e del pubblico.
Mentre si trovava in questa posizione, c’è stata un’esplosione di incidenti e decessi a terra FedEx.
Nel periodo di 24 mesi precedente al 3 dicembre 2017, i conducenti di FedEx Express sarebbero stati coinvolti in 1762 incidenti, 575 tra feriti, tra cui 41 morti. Dal 2012 il numero di incidenti è aumentato del 254,5%; il numero di infortuni è aumentato del 192%; e il numero di vittime è aumentato del 273%.
Allo stesso tempo, Mugno è stato personalmente coinvolto nell’aiutare a vendicarsi contro gli informatori di FedEx. Uno di questi informatori è Gary Brent, che è un ex istruttore di rimorchio per trattori FedEx Express e coordinatore della sicurezza per FedEx. In questa intervista Gary Brent parla della sua storia e della lotta per la salute e la sicurezza di FedEx e di come è stato vittima di bullismo, molestie e cessazioni da parte dell’azienda per aver lottato per salute e sicurezza sul lavoro e per aver presentato reclami OSHA. Mugno ha anche esercitato pressioni sull’American Trucking Association ATA per aumentare il peso dei camion a 120.000 libbre. ciò non solo distruggerebbe le strade, ma aumenterebbe i pericolosi pericoli sulle strade e autostrade negli Stati Uniti. Questa intervista è stata effettuata l’11 dicembre 2017.
Per ulteriori media:

 
  
 

È il tempo del caporalato digitale!

È il tempo del caporalato digitale! Nella cornice della gig economy il food delivery sembra farla da padrone nella scalata allo sfruttamento. L’obbiettivo delle multinazionali delle consegne di cibo a domicilio è semplice, cristallino: imporre un modello di business che massimizzi i profitti a scapito delle tutele dei propri lavoratori. Forti di un bacino di giovani – e meno giovani – inoccupati e disoccupati a cui attingere e di sempre meglio rodate tecniche di gestione del personale (contratti truffa e gamification in prima fila), hanno condotto in pochissimo tempo ad un’efficace offensiva su scala sovranazionale contro i diritti dei lavoratori.

fonte LAVOROESALUTE.ORG

Lotte nella gig economy

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Nelle ultime settimane sta tornando sotto i riflettori il conflitto tra i lavoratori precari della cosiddetta ‘gig economy’ e le ditte di consegna a domicilio del settore – come Deliveroo, Foodora, Glovo, UberEats e così via. Proprio la settimana scorsa i fattorini di Deliveroo di Bologna e Milano hanno avanzato in una lettera rivendicazioni comuni verso l’azienda, gettando le basi per una nuova disputa; mentre i ‘rider’ di varie ditte di consegna in bici si preparano a scendere in piazza il 24 Novembre a Bologna, uniti sotto la sigla comune di ‘Riders Union Bologna’, per chiedere diritti e salari degni. Come contributo al dibattito e alle lotte dei rider italiani in corso, ci sembra utile fare un po’ di chiarezza sugli ultimi sviluppi della lunga mobilitazione e battaglia legale che coinvolge i lavoratori della gig economy nel Regno Unito.

Buone notizie dal fronte Uber

Cominciamo dalle buone notizie. La settimana scorsa Uber, la multinazionale americana che offre un servizio taxi tramite app, ha perso il ricorso presso il Tribunale di Appello del Lavoro a Londra contro la sentenza che ormai un anno fa aveva dato ragione a due autisti James Farrar e Yaseen Aslam, che sostenevano che lo status di lavoratori autonomi adottato da Uber nei confronti dei suoi autisti non corrispondesse alla natura del rapporto di lavoro effettivamente vigente. Il tribunale ha cosi’ confermato lo status di worker che la sentenza di primo grado aveva assegnato ai due autisti, condizione giuridica che garantisce ad un lavoratore il diritto ad un salario orario minimo e alle ferie pagate (ma che ha comunque meno garanzie rispetto al contratto di lavoro subordinato). Leggi tutto “È il tempo del caporalato digitale!”