Relazione sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale

Relazione sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale
Fonte Snop.it
Un voto unanime su un buon documento

 

La prevenzione senza ossigeno

FONTE: SNOP.IT
Lunedì 22 Gennaio 2018 18:06
I tragici infortuni avvenuti negli ultimi giorni hanno suscitato sconcerto, anche fra quanti hanno operato ed operano nel sistema pubblico di prevenzione. Nonostante tutto l’impegno profuso nelle attività di informazione, assistenza e controllo, anche mirate, i fatti ci dicono che nei luoghi di lavoro si ripetono ancora eventi mortali spesso con dinamiche che riportano al passato. Questi eventi ci interrogano, e hanno indotto in alcuni di noi riflessioni che qui pubblichiamo, sperando che siano utili all’apertura di un dibattito “largo” che vogliamo ospitare in questo spazio.

Chi desideri inviare un contributo (non più di una o due cartelle dattiloscritte) sarà il benvenuto: può quindi farlo pervenire all’indirizzo presidenza@snop.it

La pubblicazione avverrà a cura dell’Ufficio di Presidenza della SNOP.

La Presidente Anna Maria Di Giammarco

Attachments:
File File size
Download this file (Di Leone - Dopo le morti di Milano.pdf)Di Leone – Dopo le morti di Milano.pdf 452 Kb
Download this file (gennaio2018.pdf)gennaio2018.pdf 358 Kb

 

La salute

L’Istat ci informa che il 23,3 per cento della spesa sanitaria è ormai a carico delle famiglie. Risultato: secondo una stima, non contestata da nessuno, 12 milioni di italiani (soprattutto nelle fasce sociali più fragili e deboli) non si curano più. Perchè tra ticket e superticket, analisi a pagamento non sono in condizione di fare fronte alle spese relative. Sicché un diritto fondamentale, come quello alla salute, tende a dipendere sempre più dal possesso, o meno, di una carta di credito.

Pierre Carniti

Protezione dei lavoratori da esposizioni ad agenti cancerogeni o mutageni, in G.U. UE la Direttiva (UE) 2017/2398 che modifica la direttiva 2004/37/CE

Direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro (Testo rilevante ai fini del SEE)

IL TESTO DELLA DIRETTIVA UE 2017/2398

Lista d’attesa in sanità, ennesima puntata!

autore Jean Olivier Mallet

I medias riscoprono il tema delle liste di attesa nel SSN italiano. Uno degli argomenti nei discorsi sulla sanità, accanto a quello dei tickets e a quello delle nomine “politiche”regionali dei direttori e dei primari. E ovviamente la malasanità. E il pagamento “sotto banco” di prestazioni complesse o urgenti.
Espressione di disfunzioni reperite da tempo: attorno al 1999, la ministra Rosy Bindi cercava già di governare il doppio esercizio dei medici ospedalieri tra pubblico e privato col l’uso dell’intramoenia. Con risultati variabili.
A fine Novecento, era un luogo comune dell’economia sanitaria che i sistemi sanitari universalistici (“beveridgiani” come nel Nord Europa, nelle Isole britanniche o in Italia ed altri Paesi del Sud-Europa) si regolavano per parte attraverso un razionamento di risorse, di cui le liste d’attesa erano una espressione. Mentre i sistemi sanitari mutualistici “particolaristi-selettivi” (“bismarckiani” come la Francia e la Germania) e liberali (USA) usavano piuttosto lo strumento della compartecipazione (tickets, supplemento di onorari medici…) o di assicurazioni differenziate secondo i bisogni o le tariffe. Oggi i sistemi sanitari si sono mischiati e i primi conoscono anche i tickets, mentre i secondi non ignorano più le liste d’attesa nel settore pubblico o convenzionato. Leggi tutto “Lista d’attesa in sanità, ennesima puntata!”

Morti per esalazioni di gas: come prevenire questi infortuni?

Riproduciamo da Punto Sicuro  questa intervista importante sulla tragedia sul lavoro avvenuta nell’Azienda Lamina di Milano. Ringraziamo Punto Sicuro per il prezioso lavoro d’informazione sulla sicurezza. Editor
Morti per esalazioni di gas: come prevenire questi infortuni?
Tiziano Menduto

 Tiziano Menduto
 Interviste e inchieste

 
22/01/2018: Riflessioni e considerazioni sulla prevenzione e su quanto può essere avvenuto all’azienda Lamina spa dove sono morti quattro lavoratori per esalazioni di gas. Ne parliamo con Adriano Paolo Bacchetta, esperto in materia di spazi confinati.

Milano, 22 Gen – Giovedì è morto anche il quarto operaio, Giancarlo Barbieri, coinvolto nel gravissimo incidente che è avvenuto a Milano alla Lamina spa, azienda di produzione per laminazione a freddo di nastri di alta precisione in acciaio e titanio.

PuntoSicuro, che si occupa per lo più di aspetti tecnici, di prevenzione in materia di sicurezza e salute sul lavoro, raramente interviene direttamente sui recenti fatti di cronaca in materia di infortuni. Il ruolo di commento e approfondimento del nostro giornale diventa difficile quando la magistratura sta ancora lavorando, quando sia ancora difficile dipanare cause e responsabilità.

Tuttavia ci sono tipologie di incidenti – come fu per quello relativo all’ incendio alla Thyssenkrupp e come è per questo di Milano – che possono e devono far scaturire utili riflessioni che, al di là degli aspetti meramente tecnici, ci permettano di comprendere la situazione della sicurezza in Italia.

E per raccogliere qualche considerazione “competente” abbiamo chiesto aiuto ad Adriano Paolo Bacchetta, coordinatore di spazioconfinato.it e tra i principali esperti nazionali in tema di “ambienti sospetti di inquinamento o confinati”. Non è stato semplice coinvolgerlo, nessuno ama rispondere su temi che evolvono giornalmente, che potrebbero mutare a seconda dei riscontri che ci saranno. Tuttavia abbiamo ottenuto alcune risposte che ci permettono di offrire qualche spunto di riflessione ai nostri lettori.

Partendo dai pochi dati certi e di là dalle tante ipotesi che si possono fare riguardo al gravissimo incidente alla Lamina, cerchiamo di fare qualche breve riflessione. Intanto mi pare che quanto è avvenuto riguardi un ambiente confinato e non deve essere la prima volta che infortuni di questo tipo avvengono durante operazioni di manutenzione o pulizia di forni…

Adriano Paolo Bacchetta: “Non è mia abitudine commentare ‘a caldo’ un evento drammatico, come quello successo a Milano, tenuto conto del rincorrersi delle notizie parziali e, talvolta, contraddittorie provenienti degli organi d’informazione. Questo anche perché gli accertamenti tecnici degli inquirenti sono ancora in corso.

Fatto salvo il commosso sentimento di cordoglio per le vittime e i loro familiari, ogni considerazione potrebbe essere certamente passibile di errori, anche grossolani, derivanti dalla limitata disponibilità d’informazioni circostanziate.

Tuttavia, volendo aderire alla richiesta di formulare qualche ipotesi preliminare che, come detto, potrà essere confermata o smentita in futuro quando si avranno informazioni di dettaglio, bisogna rilevare che sul sito web della Lamina S.p.A. si legge che all’interno dello stabilimento è operativo un forno statico di ricottura a campana “Ebner” con raffreddamento ad acqua in cascata, che permette la ricottura degli acciai ad alto e medio tenore di carbonio e del titanio. Non ho dati sul tipo, modello e caratteristiche specifiche del forno in questione ma, in generale, si può dire che questo è un sistema di ricottura tra i più frequenti e di notevole impiego nei cicli di lavorazione a freddo, soprattutto quando vi sia la necessità di trattare grosse quantità di materiale. La letteratura indica che la struttura di questi forni è usualmente rappresentabile come una base su cui sono sovrapposti a strati i rotoli di materiale (coils) che devono essere sottoposti a ricottura e un sistema a due campane che isola gli stessi coils dall’ambiente esterno, in modo da poter generare nel volume interno un’atmosfera controllata, ovvero in cui l’ossigeno è a bassissime concentrazioni (o praticamente assente). Questo consente di evitare alterazioni del materiale derivanti da fenomeni di ossidazione, possibili in caso di processi di ricottura della durata di diverse ore, oltre ad assicurare un’elevata qualità superficiale dei nastri e l’ottenimento di caratteristiche meccaniche ottimali dopo la ricottura. I gas indicati sul sito aziendale come in uso per controllare l’atmosfera interna, sono argon o azoto.

Io non ho visitato direttamente i luoghi ma, considerata la particolare forma del forno (in tal senso anche la foto presente sul sito web aziendale) e delle normali modalità di apertura e movimentazione verticale delle campane, oltre al riferimento agli organi di stampa che hanno parlato di “forno interrato”, posso immaginare che si tratti di un’installazione in buca, in altre parole una vasca a cielo libero cui si accede normalmente sul fondo mediante una normale scala fissa e avente una profondità idonea a contenere l’intero sviluppo verticale del forno o, almeno, una sua parte (dalle notizie di stampa si dovrebbe trattare di una vasca profonda circa 2 metri e di un forno alto circa 4 metri, condizione che prevede che lo stesso sporga rispetto al piano di calpestio. Questo sarebbe anche coerente con l’immagine pubblicata sul sito web aziendale). Potrei ovviamente sbagliarmi, ma credo che la rappresentazione che ho fatto in precedenza sia ragionevole e pertanto, se quanto ipotizzo fosse corretto, il personale non dovrebbe essere “entrato nel forno” come riportato in un primo tempo nei lanci delle agenzie di stampa (in letteratura non ho trovato indicazioni riguardanti forni Ebner di questa potenzialità con portelli d’ispezione accessibili o passi d’uomo sulle campane), ma potrebbe essere sceso nella vasca a cielo libero al cui interno è installato il forno. Le testimonianze di alcuni dipendenti della Lamina riferiscono che, quando non hanno visto uscire i colleghi, altri due si sono affacciati, e questo sarebbe coerente con l’ipotesi di una vasca interrata con parapetto perimetrale (in tal senso ritorno a citare la foto presente sul sito web aziendale)”.

Da quello che lei ha potuto comprendere dalle diverse ricostruzioni dell’incidente, al di là dall’allarme che non sarebbe entrato in funzione, quali potrebbero essere le carenze in materia di sicurezza. O meglio, visto che le informazioni in nostro possesso non sono ancora molte, quali sono negli infortuni avvenuti in passato in questa tipologia di spazi le carenze più frequenti?

 

Adriano Paolo Bacchetta: “Come giustamente osserva, la situazione è ancora priva di certezze. L’effettiva presenza di sensori, la loro tipologia e corretto funzionamento, saranno certamente punti salienti degli accertamenti tecnici da parte degli inquirenti. Resta però il fatto che, i testimoni presenti, hanno raccontato che non erano presenti odori e che, quando hanno cercato di portare soccorso ai colleghi, sentivano ‘mancare l’aria’. Questo dovrebbe rafforzare l’ipotesi della presenza di un’atmosfera sotto ossigenata per il rilascio accidentale di uno dei gas tecnici utilizzati per l’inertizzazione dell’interno delle campane (azoto o argon). Probabilmente, come ho già detto, tutto potrebbe essere quindi da ricondurre non tanto all’ingresso all’interno di un’apparecchiatura (entrata nel “forno interrato”), ma all’accesso all’interno di una vasca interrata a cielo libero, in cui potrebbe essersi creata un’atmosfera con una ridotta percentuale di ossigeno. In generale, l’analisi degli incidenti occorsi in passato, individua nella presenza di un’atmosfera pericolosa (sotto-ossigenazione o presenza di gas/fumi/vapori tossici), la causa d’incidenti nel 52,2% dei casi (elaborazione dati IN.FOR.MO 2014 – scheda “Gli ambienti confinati”). Sempre in conformità a questa elaborazione, seguono con il 24,4% le cadute dall’alto o in profondità dell’infortunato, con il 10% le cadute dall’alto di gravi e nel restante 13,4% sono ricomprese tutte le altre cause. Per quanto riguarda i luoghi, l’analisi dei dati indica che cisterne/serbatoi/autoclavi sono gli ambiti in cui si sono verificati il 28,8% degli incidenti: A seguire con il 22,2% le vasche, quindi i pozzi/pozzetti con il 15,5%, i silos con l’11,1%, le camere/cavedi con il 10% e per finire, con il 12,2 % altri luoghi (canalizzazioni, condotte, stive, celle frigo, ecc.). A riguardo, mi sono recentemente occupato dell’analisi di alcuni casi studio riguardanti incidenti occorsi in silos (o sili) di materiale incoerente dove, oltre al problema dell’atmosfera interna (sotto-ossigenazione o presenza di una miscela di anidride carbonica e ossidi di azoto per fermentazione naturale degli insilati tagliati da poco), le altre cause sono state il seppellimento (engulfment) per il distacco improvviso dalle pareti di ampie porzioni di materiale, il cesoiamento degli arti a causa del contatto dell’operatore con la coclea di fondo oppure, in alcuni casi, anche l’esplosione. La casistica è varia, come pure lo sono le cause. È però vero che, nel complesso, è possibile identificare gli ambiti e le cause maggiormente ricorrenti, in modo che sia possibile valutare e, se del caso, adottare adeguate misure di prevenzione e protezione. Questo, però, non significa che sia possibile categorizzare i luoghi e le attività all’interno di una sorta di “griglia decisionale”, che consenta di poter definire in modo automatico la classificazione di un ambiente mettendo semplicemente una crocetta in corrispondenza di qualche casella presente in generiche checklist preconfezionate. Tutto dipende dall’effettuazione di una corretta e adeguata valutazione dei rischi. A riguardo, ricordo che la normativa 29 CR OSHA 1926.21(b)(6)(ii) identifica come Confined Space (ai fini della somministrazione di un’adeguata informazione/formazione sui rischi e addestramento all’utilizzo dei DPI e applicazione delle procedure di emergenza), anche una vasca a cielo libero avente una profondità maggiore di quattro piedi, ovvero circa 1,22 metri”.

 

Ci troviamo poi spesso ad affrontare anche il tema degli infortuni tra i soccorritori. In ogni azienda il soccorso negli spazi confinati o, comunque, negli ambienti sospetti di inquinamento (ex art.66, D.Lgs. 81/2008), immagino debba essere ben pianificato. Qual è, da questo punto di vista, la sua esperienza nei tanti convegni e corsi realizzati sulla sicurezza di questi ambienti?

Leggi tutto “Morti per esalazioni di gas: come prevenire questi infortuni?”

Newsletter della Fondazione Claudio Sabattini n° 4 – gennaio 2018

Fondazione Claudio Sabattini – 

CS.info n.4 – gennaio 2018

Sommario:

  • La Redazione, Presentazione – p.1
  • Rainer Greca, La fine dell’era socialdemocratica. Sulla situazione dell’SPD in Germania – p.3
  • Daniela Freddi, Matteo Gaddi, Francesco Garibaldo, Profili di utilizzo di industria 4.0 in alcune imprese italiane – p.13
  • Matteo Gaddi, Industria 4.0 e il lavoro. Quattro casi studio in provincia di Reggio Emilia – p.16
  • Matteo Rinaldini, Rappresentare il lavoro nell’organizzazione reticolare dell’economia globale – p.22
  • Umberto Romagnoli, Leggendo i diari di Bruno Trentin – p.26
  • Gianni Rinaldini, L’eredità rimossa del ’77 Operaio – p.28
  • Rosario Rappa intervistato da Tommaso Cerusici, Ilva, l’industria ha un cuore d’acciaio – p.32

Ancora una strage sul lavoro, 4 operai morti a Milano in un’azienda metalmeccanica.

 

La Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione (CIIP) desidera esprimere profondo cordoglio per le vittime e la propria vicinanza alle famiglie.
Il tragico incidente del 16/1/18 ripropone il tema della sicurezza del lavoro, tema di cui si parla, purtroppo, solo in occasione di eventi come questo per poi dimenticarsene per il resto del tempo fino al prossimo incidente.

Le cause del plurimo infortunio sono in corso di accertamento da parte degli organi competenti, Magistratura, operatori della ATS e Vigili del Fuoco.
Una cosa sembra certa: l’incidente è avvenuto in un “ambiente confinato” in cui la presenza di gas ha saturato l’atmosfera determinando l’asfissia di chi stava lavorando.

Questa dinamica è simile a quella di tanti altri infortuni mortali accaduti nel passato e anche di recente: ricordiamo la strage di Ravenna nel 1987 durante la riparazione della nave “Elisabetta Montanari” che provocò la morte di 13 operai e poi più recentemente le stragi di Molfetta (3 maggio 2008, 5 morti), Mineo (11 luglio 2008, 6 morti), Sarroch (26 maggio 2009, 3 morti), Capua (11 settembre 2010, 3 morti) e ancora Molfetta (8 aprile 2014, 3 morti), Aprilia ( 28 luglio 2014, 2 morti), Emo di Adria (22 settembre 2014, 4 morti), su una nave nell’Adriatico (5 febbraio 2016, 1 morto), Messina (2 dicembre 2016, 3 morti), Ravenna (22 dicembre 2016, 1 morto). Si tratta di incidenti che si ripetono con dinamiche similari, inalazione massiccia di gas tossici o asfissia da carenza di ossigeno, e che provocano numerosi morti anche per i generosi tentativi di soccorrere i colleghi senza aver indossato adeguati dispositivi di protezione e in assenza di corrette procedure: nel periodo 2005-2010 sono stati registrati 29 eventi di questa tipologia che hanno determinato la morte di ben 43 lavoratori.

Episodi che hanno portato alla emanazione di una specifica norma (DPR 177/2011), alla produzione di documentazione tecnica, all’organizzazione di tanti momenti di informazione, divulgazione e formazione sui rischi specifici, da parte delle strutture del SSN e delle associazioni scientifiche, alla intensificazione dei controlli su questo rischio, anche nella stessa città di Milano, da parte dei Servizi delle ASL .

Purtroppo tutto ciò non è bastato a risparmiare la vita di 4 lavoratori. Perché la sicurezza dei lavoratori, la prevenzione, il rispetto delle norme vengono visti come un onere, un orpello, un fastidio cui dedicare il minimo possibile di attenzione, tempo e risorse, assolvendo solo formalmente agli obblighi di legge per essere “a posto” in caso di ispezione. C’è sottostima dei rischi e scarsa competenza nell’affrontare il lavoro in sicurezza, consulenti improvvisati, business sulla formazione, in un mondo del lavoro con un’ampia presenza di economia sommersa, flessibilità esasperata e precarietà dei rapporti di lavoro, ampio ricorso ad appalti impropri.

Al dolore per le morti sul lavoro si unisce l’amarezza e la rabbia di chi opera per la prevenzione e continua ad operare anche davanti a questo muro di indifferenza verso i valori della vita e del lavoro.
Certo, i controlli vanno potenziati, ma occorre anche che chi giustamente lo sostiene si impegni concretamente per ottenere un adeguamento delle risorse degli organi di controllo che, tutti, operano con risorse limitate e in costante diminuzione.

La Lombardia per la prevenzione in generale, negli ambienti di vita e di lavoro, spende solo il 4% del fondo sanitario, a fronte del minimo 5% stabilito a livello nazionale. L’ATS di Milano il 3,1%.
Non servono altre leggi e non servono roboanti appelli a soluzioni fantasiose, dettate solo da atteggiamenti personalistici e/o superficiali, a stravolgimenti istituzionali, spesso invocati anche in questo campo a fronte del disimpegno di tutti i giorni ad affrontare seriamente i problemi.

Servono l’attenzione e l’impegno continui da parte di tutti gli attori in gioco, ma soprattutto da parte di chi, nella conduzione delle imprese e nel governo della cosa pubblica, ha maggiori responsabilità nell’attuazione e rispetto di quanto le norme già esistenti prescrivono per la salvaguardia e il rispetto della vita, della salute e del lavoro.

Serve investire di più per innalzare la cultura della sicurezza e della prevenzione perché, come ormai noto, maggiore prevenzione significa guadagno in salute per chi lavora e maggior qualità del lavoro stesso.

Il Presidente Susanna Cantoni

I morti di Milano

SNOP – Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione

I morti di Milano

Mentre I colleghi della ATS e la Procura di Milano stanno indagando su questo assurdo e gravissimo incidente avvenuto alla LAMINA, non si può non collegarlo all’altro quello del 1997 nella camera iperbarica dell’Ospedale Galeazzi con i suoi 11 morti tra pazienti e lavoratori.

E tante domande a cui poi si darà una risposta : sottostima del rischio ? rilevatori di ossigeno fuori uso?, mancanza di procedure anche di una possibile emergenza ? carenza di formazione specifica? altro ?

In una azienda di trattamento metalli (settore da sempre ad elevato rischio) riemerge il rumore di fondo nei media , l’ipocrisia di tante posizioni che si fanno vive solo nelle tragedie senza mai occuparsi della quotidianità ovvero la cultura diffusa nel mondo delle imprese e dei lavoratori, risorse per controlli mirati e coordinati anche nelle ASL .

E per quotidianità parlo del sostegno “politico” al sistema pubblico (risorse umane diversificate, capacità di lettura dei fenomeni, programmazione miratissima dei controlli…) ma anche sostegno al sistema degli RLS e alla partecipazione dei lavoratori, alla valorizzazione della competenza dei medici di azienda nelle valutazioni dei rischi, nella preparazione /convinzione dei datori di lavoro, etc.

Mentre i giornalisti ancora oggi parlano di triste primato perché nessuno è ancora capace di contare numeratori e denominatori o di utilizzare qualche open data che in fondo c’è.

Mentre ancora come sempre non si vogliono capire che ci sono delle differenze di competenze e ruoli tra il mondo ASL e quello del Nuovo Ispettorato del Lavoro, anche se sarebbero sempre auspicabili le collaborazioni nella programmazione dei controlli sulle aziende a rischio, il sistema informativo unificato ….

Mentre qualche illustre magistrato in pensione rinnova la richiesta di una Procura Unica, peraltro già bocciata nella scorsa legislatura.

Forse un aumento degli infortuni ( ma occorre sempre calcolare sul numero delle ore lavorate…) , sembra emergere anche un altro fatto nel caso della Lamina di Milano dove fortunatamente c’erano tante commesse da soddisfare…… un possibile rischio di abbassamento di tutele e di comportamenti “automaticamente” sensati.

L’attuale dibattito anche in vista delle elezioni ha, nel mondo del lavoro, come obiettivo principale altre problematiche. La legislazione italiana in materia di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro è sempre stata considerata all’avanguardia, anche se migliorabile (una buona notizia…ha ripreso il Gruppo di Lavoro CIIP sulla Legislazione con tutor Paolo Pascucci di Olympus !) ma il rispetto della stessa appare per troppi un fastidio, malgrado la possibilità di investimento anche economico ( sconti fiscali….)diventa prassi il rispetto formale della norma al minor costo possibile.

Forse tra le 400 leggi che qualcuno vuole abolire …c’è l’81 ? ( ma attenzione occorre uscire dalla UE ) . Forse ancora troppi considerano la valutazione di tutti i rischi ( compresi quelli nelle lavorazioni di manutenzione, controllo…) “carte da compilare” per occhiuti mangiatori di fogli (noi) e si accontenta di sostenere il business della falsa formazione con attestazioni a minor costo possibile se non false.

Nel nostro piccolo SNOP e Ambiente & Lavoro siamo stati purtroppo profetici portando alla ribalta l’anno scorso nei Convegni di Milano e Modena, nel Dossier specifico l’ attualità dei rischi connessi al lavoro in ambienti confinati o comunque potenzialmente a rischio di grave inquinamento ( leggi nel caso specifico di Milano l’ asfissia ) dove la legge anche quella degli anni ’50 impone procedure ferree.

Esco adesso da SKY TG 24 ( su proposta di Antonio Boccuzzi ) dove sono stata intervistata come SNOP proprio su questi temi . Dobbiamo farci sentire in tutte le sedi.

18 gennaio 2018

Lalla Bodini

 

L’Europa e il “Settimo Programma di azione per l’ambiente”. Il punto sul raggiungimento degli obiettivi prefissati nel nuovo report dell’Agenzia europea per l’ambiente

FONTE ARPAT 
15/01/2018 07:30

Il punto sul raggiungimento degli obiettivi prefissati nel nuovo report dell’Agenzia europea per l’ambiente

L’Europa e il "Settimo Programma di azione per l’ambiente"

La seconda edizione dell’Environmental Indicator Reportdell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), al pari della prima del 2016, nasce a supporto del monitoraggio del Settimo programma di azione ambientale “Vivere bene, entro i limiti del nostro pianeta”(PAA).

Tenuto conto del fatto che i principali obiettivi tematici del PAA sono proteggere la natura e rafforzare la resilienza ecologica, aumentare la sostenibilità, l’uso efficiente delle risorse e l’economia a basso contenuto di carbonio e, infine, salvaguardare la salute e il benessere dei cittadini, il report valuta – con l’aiuto di 29 indicatori – se l’UE si sta avvicinando o meno agli obiettivi prioritari dati per il 2020, aggiornando i risultati dello scorso anno con dati e informazioni riferibili al 2015.

I risultati del quadro di valutazione confermano la valutazione complessiva fornita nel 2016, vale a dire che: Leggi tutto “L’Europa e il “Settimo Programma di azione per l’ambiente”. Il punto sul raggiungimento degli obiettivi prefissati nel nuovo report dell’Agenzia europea per l’ambiente”

Una recente decisione della Corte Suprema Federale (STF), con voto a maggioranza, ha vietato l’estrazione, l’industrializzazione, la commercializzazione e la distribuzione dell’amianto in Brasile.

FONTE  STUDIO LEGALE CALDAS MENEZES

L’Alta Corte ha posto fine alla lunga e intensa battaglia legale che si trascina da anni e ha causato migliaia di lavoratori affetti da malattie, come il cancro, causate dall’amianto.

Nella sentenza del 29 novembre 2017, i ministri hanno dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 2 della legge federale 9.055 / 1995, che ha permesso l’amianto crisotilo. Bandire la sostanza nell’industria brasiliana è ormai definitivo.

La decisione è erga omnes, cioè è valida per tutte le altre azioni in materia, che in pratica significa il divieto definitivo di amianto in tutto il paese, dice l’avvocato Mauro Menezes, direttore generale Roberto ufficio Caldas, Mauro Menezes & Avvocati, che ha rappresentato l’Associazione brasiliana di esposti all’amianto (Abrea) e l’Associazione nazionale degli Avvocati del lavoro (ANPT) nella sentenza della Corte Suprema.

La decisione della Corte Suprema deve essere osservata da tutte le istanze della pubblica amministrazione brasiliana

Anche la pronuncia del Supremo è dotata di un effetto vincolante, cioè deve essere osservata obbligatoriamente da tutte le istanze della pubblica amministrazione brasiliana.

Secondo Menezes, la decisione della Corte Suprema ora porta la certezza del divieto totale dell’amianto in Brasile, in tutte le sue forme: “Questa è una decisione importante, non solo per il bene del lavoratore, ma di tutta la società brasiliana che è influenzato dall’uso dell’amianto “.

Mauro Menezes ha sottolineato che la Corte Suprema ha ottenuto la vittoria assoluta a favore del divieto dell’amianto in Brasile.

“La Corte Suprema, in quanto custode della Costituzione, ha tradotto in legge tradotto l’incompatibilità legale tra lo sfruttamento e l’uso di amianto cancerogeno, per la tutela della salute e dell’ambiente garantito dalla Costituzione. E ‘stato rimosso, una volta per tutte, il vizio di incostituzionalità che ha interessato la legge federale 9.055 / 95 “, ha detto.

La decisione della STF di vietare l’amianto in Brasile ha un impatto globale

L’ex revisore dei conti del Ministero del Lavoro Fernanda Giannasi, consigliere giuridico Roberto Caldas, Mauro Menezes & Bar, che opera nelle ispezioni nel settore dell’amianto da oltre 30 anni, rivela che la decisione ha un impatto globale.

“Questa decisione avrà un impatto sul mercato globale, sarà un effetto domino. Se un paese produttore, come il Brasile, è in grado di prendere una tale decisione, perché non dovrebbe essere seguito da quei paesi che acquistano solo amianto? “, Chiede l’esperta.

I ministri della Corte Suprema avevano già giudicato, il 24 agosto, 2017, a maggioranza, ha respinto l’ADI 3937, depositata dalla Confederazione Nazionale dei Lavoratori dell’Industria (CNTI) contro la Legge dello Stato 12.687 / 2007, che vieta la produzione, uso e commercio della sostanza e dei suoi prodotti in tutto lo stato di São Paulo.

Al processo, la Corte Suprema di nuovo riunito per discutere due azioni contro leggi statali simili a Rio de Janeiro, una delle Pernambuco e un altro da Rio Grande do Sul, così come un decreto di legge contro ADPF SP anche di amianto.

75 paesi hanno già approvato il divieto definitivo di amianto

Nel mondo di oggi, più di 75 paesi hanno già approvato il divieto definitivo dell’amianto. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimano che 125 milioni di lavoratori in tutto il mondo siano esposti all’amianto e che oltre 107.000 lavoratori muoiano ogni anno a causa di malattie legate all’esposizione al minerale e alle sue fibre.

“Anche l’amianto crisotilo estratto in Brasile che ancora trovava supporto legale (in quanto ritenuto a torto meno pericoloso dell’amianto blu ndr ) , sottopone i lavoratori e la popolazione in generale a gravi rischi per la salute, come ad esempio i tumori rari, come il mesotelioma e malattie polmonari come l’asbestosi,” dice Fernanda Giannasi.

La nocività dell’amianto è diffusa in tutto il mondo, incluso dall’OMS. L’agenzia stima che circa il 50% dei tumori correlati al lavoro sono correlati all’esposizione all’amianto.

Indennità contro le industrie non erano sufficienti per porre fine alla battaglia legale

Anche prima della definizione del Tribunale federale, nel tribunale del lavoro, l’amianto è già riconosciuto come una delle sostanze più dannose per il lavoratore. Le ingiunzioni corrette imposte contro le industrie che operano nel paese, tuttavia, non sono ancora state sufficienti per porre fine alla battaglia legale.

Rappresentati da Abrea, i lavoratori che per molti anni hanno fornito servizi in fabbriche che hanno usato la fibra cancerogena, come Eternit a Osasco (SP), Guadalupa (RJ), tra gli altri stati, sono riusciti a ottenere il risarcimento per riparare gli effetti dell’esposizione al materiale.

Leggi tutto “Una recente decisione della Corte Suprema Federale (STF), con voto a maggioranza, ha vietato l’estrazione, l’industrializzazione, la commercializzazione e la distribuzione dell’amianto in Brasile.”

Approccio proattivo alla gestione del sistema integrato Ambiente e Sicurezza

Approccio proattivo alla gestione del sistema integrato Ambiente e Sicurezza
11/01/2018: Se l’obiettivo è quello dell’integrazione dei sistemi di gestione Ambiente e Sicurezza nella normale prassi di gestione d’impresa, allora l’intera organizzazione aziendale deve essere coinvolta.

Negli ultimi anni si è diffuso nel nostro paese un approccio verso la gestione delle problematiche ambientali e della sicurezza sul lavoro diretto ad una integrazione delle stesse in un più ampio sistema di gestione aziendale che comprende anche il sistema Qualità.

E’ ormai noto a tutti gli addetti ai lavori che i sistemi o, meglio, i sottosistemi Ambiente e Sicurezza influenzano sia la competitività che l’ottimizzazione della gestione dell’azienda nel proprio mercato di riferimento in quanto potenzialmente in grado di condizionarne fortemente l’intera attività.

Basti pensare, come nel caso delle grandi aziende multinazionali, che il rischio, per loro complessivamente non accettabile, è quello del danno all’immagine ed alla reputazione. Infatti, grazie alla globalizzazione ed all’accesso, relativamente facile, a fonti d’informazione sul web realmente indipendenti, un qualunque evento che coinvolga la tutela dell’ambiente o la sicurezza e la salute dei dipendenti, in un qualunque paese in cui l’azienda è presente, si riflette immediatamente in tutto il mondo con la conseguente mobilitazione della pubblica opinione e, non ultimo, l’avvio di campagne di boicottaggio mirate.

Pertanto, l’aver prima implementato e poi il mantenere efficaci i sistemi di gestione Ambiente e Sicurezza, aiuta le aziende a tenere costantemente sotto controllo queste potenziali sorgenti di rischio ed:

• aumenta l’affidabilità del sistema aziendale diminuendo le probabilità del verificarsi degli eventi citati;

• garantisce l’integrità del business aziendale mantenendo, così, intatta, per le aziende quotate in borsa, la capacità di attrazione verso gli investitori.

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE:   PUNTOSICURO.IT

Social art: l’uso dell’arte come strumento educativo e di formazione alla salute e alla sicurezza

[ FONTE CCIP ]

ITI “Carlo Bazzi” – Via Cappuccio 2, Milano
 martedì 27 febbraio 2018- ore 14.00-18.00

Seminario organizzato da CCP Milano

14.00 – Registrazione partecipanti

14.15 – Saluti
Roberto MunarinDirettore Area Lavoro e Formazione – Comune di Milano
Umberto AndolfatoPreside Istituto Tecnico Industriale Edile Carlo Bazzi

14.30 – Presentazione del centro per la cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro e di vita e introduzione alle tematiche e ai lavori del convegno
Norberto CancianiVice Presidente CIIP – Segretario Nazionale Associazione Ambiente e Lavoro

14.45 – L’impegno nel mondo della scuola e della formazione alla salute e sicurezza dell’ats milano città metropolitana
Maria Grazia FulcoMedico del lavoro – ATS Milano Città Metropolitana

15.15 – L’apprendimento esperienziale: metodi e tecniche per un approccio formativo
Piergiorgio ReggioPedagogista, formatore, ricercatore, Docente Università Cattolica del S. Cuore Milano

15.45 – La fiaba di Pinocchio come strumento di orientamento e prevenzione della dispersione scolastica
Luca Monti Orientatore e formatore – Associazione MEET

16.15 – Arte come vita, coinvolgimento, sperimentazione: creare insieme ai bambini nei contesti ospedalieri
Gregorio MancinoRLST comparto edile – Artista

16.45 – Gioco e immedesimazione per fare prevenzione nella scuola e sul lavoro
Stefania FascianiPsicologa clinica e formatrice in tema di Salute e Sicurezza sul lavoro e nella scuola – Associazione ParteChipAzione

17.15 – Dibattito

17.40 – Pierino e il lupo – una favola per la salute e la sicurezza
Enrico IntraMusicista e compositore – Performance live

18.00 – Chiusura dei lavori

PARTECIPAZIONE GRATUITA con iscrizione obbligatoria online

scarica la locandina

Cosa può fare il medico per ridurre le disuguaglianze in sanità? La FNOMCeO presenta il Manifesto per l’Equità della Salute

FONTE DORS.IT

Nadia Coggiola, Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva, Università degli Studi di Torino

 

Lo scopo è quello di fornire linee guida per indirizzare l’operato del medico e dei sistemi sanitari verso l’eliminazione della disuguaglianza in sanità. Alcune riguardano la formazione, la partecipazione attiva nella condivisione di informazioni ed esperienze e la collaborazione con gli altri settori; ad esse si aggiungono suggerimenti specifici per gli operatori delle cure primarie. L’equità nell’accesso alle cure è principio fondante del nostro Servizio Sanitario Nazionale e informa tutto il Codice di Deontologia Medica. Per esempio, l’articolo 3 prescrive al medico di agire “senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”. L’articolo 5 è dedicato proprio alla Salute Globale, e raccomanda che “Il medico, nel considerare l’ambiente di vita e di lavoro e i livelli di istruzione e di equità sociale quali determinanti fondamentali della salute individuale e collettiva, collabora all’attuazione di idonee politiche educative, di prevenzione e di contrasto alle disuguaglianze alla salute e promuove l’adozione di stili di vita salubri, informando sui principali fattori di rischio”.

Leggi tutto “Cosa può fare il medico per ridurre le disuguaglianze in sanità? La FNOMCeO presenta il Manifesto per l’Equità della Salute”

“SICURI IN ITINERE”

 

INFORTUNI IN ITINERE IN EMILIA-ROMAGNA DENTRO UNA LETTURA DI GENERE:    

MAPPATURA E VALIDAZIONE DI BUONE PRATICHE. 

COSTRUZIONE E SPERIMENTAZIONE DI STRUMENTI PREVENTIVI

Segnaliamo il sito web “SICURI IN ITINERE” che supporta un progetto che si pone l’obiettivo di esplorare le ragioni del fenomeno degli incidenti in itinere e costruire pratiche preventive e di contenimento degli accadimenti infortunistici.
I promotori di questo progetto sono Cgil Emilia-Romagna e Confindustria Emilia-Romagna, con il coordinamento di Ires Emilia-Romagna attraverso un bando co-finanziato da INAIL Direzione Regionale Emilia Romagna. Nel sito vengono riportati i dati risultanti dalla ricerca e gli stadi di avanzamento del progetto. La banca dati riporta inoltre già un certo numero di esperienze positive che rappresentano una prima risposta per mitigare il fenomeno degli incidenti in itinere.

IL SITO “SICURI IN ITINERE”